Smi: “Bene il doppio canale ma no a accelerazioni senza confronto”
“Bene il doppio canale, ma è necessario risolvere le criticità prima della promulgazione del Decreto Legge. No ad accelerazioni senza il confronto con la categoria”. È questa la posizione espressa da Pina Onotri, segretario generale dello SMI, in merito alla bozza di riforma della medicina generale presentata dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Secondo Onotri, “la bozza di un prossimo Decreto Legge, resa pubblica da alcuni giornali, se dovesse essere confermata dal Governo, contiene criticità da chiarire e avrà bisogno, prima della sua promulgazione definitiva, del confronto con le organizzazioni sindacali della medicina generale”.
Tra i nodi principali, il riferimento alla “specializzazione”. “Questo genera comprensibile preoccupazione tra i medici – spiega – considerando che il corso di formazione specifica in medicina generale non è stato finora equiparato formalmente a una specializzazione. In assenza di questa equiparazione, ogni proposta che richiami esplicitamente tale requisito rischia di creare percorsi paralleli o figure ibride”.
Onotri sottolinea inoltre che “qualora l’obiettivo futuro fosse quello di istituire una scuola di specializzazione, è essenziale chiarire fin da subito che gli attuali medici formati attraverso il corso di formazione specifica debbano essere considerati pienamente equipollenti”, mettendo in guardia dal rischio di “generiche equivalenze” che potrebbero aprire l’accesso alla medicina generale a professionisti con formazione ospedaliera.
Altro punto critico riguarda la riforma della convenzione e il passaggio a una remunerazione per obiettivi. “Una trasformazione di questa portata non può che essere graduale – afferma –. Può essere ragionevole immaginare una prima fase in cui si introduca il canale della dipendenza per i medici che lo desiderano, a condizione però che tutti i medici attualmente formati abbiano accesso a questa opportunità”.
Sulla dipendenza, lo SMI si dice disponibile al confronto, ma con paletti chiari: “L’accesso deve essere riservato ai colleghi in possesso del corso di formazione specifica in medicina generale o della specializzazione in medicina di comunità e cure primarie, con un riconoscimento formale di equipollenza tra i due percorsi”.
Per quanto riguarda la convenzione, Onotri avverte: “Il passo delineato appare, allo stato attuale, più lungo di quanto sia sostenibile. Uno stravolgimento troppo rapido rischierebbe di produrre effetti indesiderati, tra cui una possibile fuoriuscita precoce di medici dal sistema”.
Dalla consultazione pubblica dello SMI emerge inoltre una richiesta precisa: “La convenzione deve introdurre tutele – ferie, malattia, ecc. – analoghe a quelle previste per la specialistica ambulatoriale”.
Infine, il segretario generale solleva dubbi sulle tempistiche del provvedimento: “Non vorremmo che l’urgenza di questo decreto legge sia dovuta esclusivamente al varo delle Case della Comunità”, ricordando che “ad oggi sono solo 66 pienamente operative, sulle 1.715 programmate e sulle 1.038 da rendicontare all’Unione europea entro il 30 giugno nell’ambito del PNRR, come rilevato da Agenas”.
Critico anche il giudizio sull’impianto complessivo: “Non capiamo come mai questo governo abbia fatto suo un progetto datato del governo precedente, quello delle Case di Comunità equivalenti alle Case della Salute, già bocciato da Agenas nel 2012”.
E conclude: “Per modificare il rapporto di fiducia medico-paziente verso un rapporto paziente-struttura è necessario mettere in campo una serie di modifiche legislative. Il rischio, altrimenti, è quello di alimentare ulteriormente le criticità del sistema e mortificare la dignità del lavoro medico”.
24 Aprile 2026
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