Hantavirus. L’Oms aggiorna le indicazioni e stringe le maglie del monitoraggio: 42 giorni di sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio

Hantavirus. L’Oms aggiorna le indicazioni e stringe le maglie del monitoraggio: 42 giorni di sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio

Hantavirus. L’Oms aggiorna le indicazioni e stringe le maglie del monitoraggio: 42 giorni di sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio

Nuove linee guida dopo lo sbarco dei passeggeri della nave Hondius. Ridefinite le categorie di contatto e le procedure per l'isolamento. Per i contatti ad alto rischio monitoraggio attivo giornaliero e quarantena. Per i contatti a basso rischio solo auto-sorveglianza passiva. LE LINEE GUIDA

Dopo lo sbarco di ieri dei passeggeri della nave da crociera MV Hondius, su cui è scoppiato un focolaio di virus Andes (ceppo sudamericano dell’Hantavirus), l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso un’articolata guida provvisoria per la gestione dei contatti. Il documento fornisce a tutti gli Stati membri indicazioni operative su come identificare, classificare e monitorare le persone che sono state esposte al virus.

L’Oms adotta un approccio prudenziale, basato sul principio di precauzione, data la limitata ma documentata capacità del virus Andes di trasmettersi da uomo a uomo, prevalentemente attraverso contatti stretti e prolungati con persone sintomatiche.

La nuova definizione di caso

Il documento chiarisce innanzitutto le definizioni operative che gli Stati membri dovranno adottare per uniformare la sorveglianza epidemiologica:

– Caso sospetto: chiunque abbia condiviso o visitato un mezzo di trasporto (nave, aereo, ecc.) dove si trovava un caso confermato o probabile di ANDV *e* presenti febbre (=38°C) o anamnesi di febbre, accompagnata da sintomi come mialgia (dolori muscolari), brividi, sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) o sintomi respiratori (tosse, mancanza di respiro, dolore toracico, difficoltà respiratoria).

– Caso probabile: persona con i sintomi di un caso sospetto, valutata da un operatore sanitario, che ha un noto legame epidemiologico con un caso confermato o probabile, ma per la quale non sono ancora disponibili i risultati di laboratorio.

– Caso confermato: persona con conferma di laboratorio (tramite RT-PCR o sierologia) per il virus Andes.

– Non caso: persona con sospetto o probabilità che risulti negativa al test. Attenzione: se sviluppa sintomi compatibili entro il massimo periodo di incubazione (42 giorni) dall’ultima esposizione, deve essere ritestata e riclassificata.

Contatto: una definizione operativa
L’Oms definisce “contatto” una persona che è stata esposta a un caso confermato o probabile mentre quest’ultimo era infettivo, attraverso interazioni coerenti con l’esposizione a secrezioni respiratorie, saliva, sangue o altri fluidi corporei. Rientrano in questa definizione:

– Il contatto fisico diretto (cure, contatto intimo, condivisione del letto).

– L’esposizione a distanza ravvicinata (entro 2 metri per un periodo cumulativo superiore a 15 minuti, ad esempio durante pasti condivisi o riunioni sociali).

– L’esposizione in spazi chiusi o condivisi (come la condivisione di una cabina per più giorni su una nave o la prossimità dei sedili su un aereo).

– L’esposizione non protetta in ambito sanitario o di laboratorio.

Un passaggio cruciale del documento riguarda il periodo di massima contagiosità: l’Oms sottolinea che il rischio più elevato di trasmissione si verifica nella fase prodromica (quando i sintomi sono ancora aspecifici e difficili da riconoscere). Sebbene la trasmissione presintomatica non sia stata documentata in passato, esiste documentazione aneddotica di positività PCR nel sangue prima della comparsa dei sintomi. Per questo, l’Oms raccomanda di identificare i contatti a partire da due giorni prima della data di insorgenza dei sintomi del caso confermato o probabile.

La classificazione del rischio
Sulla base di queste definizioni, l’Oms classifica tutti i passeggeri e l’equipaggio attualmente a bordo della MV Hondius come contatti ad alto rischio, in attesa di ulteriori accertamenti.

Contatti ad alto rischio
Sono considerati ad alto rischio gli individui che hanno avuto una o più delle seguenti esposizioni con un caso probabile o confermato:

– Condivisione della stessa cabina/camera.

– Condivisione dello stesso bagno o spazio per dormire.

– Partner intimi o contatto fisico diretto.

– Contatto con fluidi corporei senza dispositivi di protezione individuale (DPI).

– Essere stati entro circa 2 metri per più di 15 minuti cumulativi (soprattutto al chiuso).

– Pasti condivisi o interazioni sociali prolungate.

– Partecipazione ad attività di assistenza o cura.

– Operatori sanitari con esposizione non protetta o durante procedure che generano aerosol.

– Passeggeri di aerei seduti nella stessa fila del caso o entro due file in tutte le direzioni.

– Personale di cabina o di trasporto con interazioni ripetute.

– Persone che hanno maneggiato biancheria, indumenti, rifiuti o fluidi corporei del caso senza DPI adeguati.

Contatti a basso rischio
Sono invece considerati a basso rischio:

– Altri passeggeri o membri dell’equipaggio senza interazione prolungata o condivisione della cabina.

– Passeggeri di aerei al di fuori della zona di prossimità definita.

– Contatti brevi o casuali durante il transito o in porto.

– Condivisione di spazi aperti e ampi senza interazione prolungata.

– Operatori sanitari che hanno utilizzato DPI adeguati per tutta l’esposizione.

Come vanno monitorati i contatti ad alto rischio: sorveglianza attiva quotidiana
Per i contatti ad alto rischio, l’Oms prescrive un regime di monitoraggio attivo quotidiano che dura 42 giorni dall’ultima esposizione nota. Non si tratta di una semplice raccomandazione: l’Oms è esplicita nel richiedere che le autorità sanitarie pubbliche effettuino un follow-up giornaliero (ogni singolo giorno) per l’intera durata del periodo di sorveglianza.

Cosa significa “monitoraggio attivo quotidiano”? Significa che ogni giorno, per 42 giorni consecutivi, un operatore sanitario (o un sistema automatizzato di telehealth) deve contattare la persona a rischio per verificare l’eventuale comparsa di sintomi. Il contatto può avvenire per telefono, messaggistica, videochiamata o, se necessario, con una visita di persona. Non ci si affida all’autonomia del singolo: è l’autorità sanitaria che ha l’obbligo di cercare attivamente il contatto, non il contrario.

Durante questo contatto giornaliero, vengono rilevati e registrati obbligatoriamente:

– La temperatura corporea (con termometro, rilevata direttamente dalla persona)

– La presenza o assenza di febbre

– Eventuale affaticamento o malessere generale

– Dolori muscolari

– Mal di testa

– Sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale)

– Sintomi respiratori (tosse, mancanza di respiro, dolore toracico, difficoltà respiratoria)

L’Oms fornisce un modulo standardizzato (Annex 2 del documento) per la registrazione quotidiana di questi parametri, che deve essere compilato e trasmesso alle autorità sanitarie.

La ratio di questa scelta è chiara: il virus Andes ha un periodo di incubazione che può arrivare fino a 42 giorni e la massima contagiosità si verifica nella fase prodromica, quando i sintomi sono ancora vaghi e facilmente confondibili con un banale malessere. Un monitoraggio passivo (in cui si aspetta che sia il paziente a segnalarsi) rischierebbe di perdere la finestra temporale in cui si può interrompere la catena di trasmissione. Solo un contatto attivo e quotidiano può garantire che, alla comparsa del più lieve sintomo, la persona venga immediatamente isolata, valutata clinicamente e testata.

Le misure di quarantena per i contatti ad alto rischio

Parallelamente al monitoraggio quotidiano, i contatti ad alto rischio devono osservare misure rigorose di quarantena:

– Devono rimanere in una struttura designata o a casa, in una stanza separata dagli altri familiari.

– Devono evitare il contatto con gli altri membri della famiglia e, dove possibile, rimanere in una stanza separata.

– Se le interazioni sociali sono inevitabili, devono indossare un respiratore (FFP2 o N95), praticare il distanziamento fisico (almeno 1-2 metri) e osservare una rigorosa igiene delle mani.

– Devono astenersi dal tornare al lavoro per tutto il periodo di 42 giorni.

– Ogni viaggio non essenziale, nazionale o internazionale, è vietato per 42 giorni.

– Lo spostamento fuori dalla giurisdizione delle autorità sanitarie responsabili del follow-up può essere consentito solo per ragioni di pericolo di vita o umanitarie, previo accordo con le autorità del luogo di destinazione (anche internazionalmente, attraverso i canali del Regolamento Sanitario Internazionale).

Qualsiasi contatto ad alto rischio che sviluppi sintomi compatibili con l’infezione da Hantavirus deve essere immediatamente isolato, valutato clinicamente e testato.

I contatti devono ricevere informazioni scritte sui sintomi a cui prestare attenzione, numeri di telefono di emergenza e istruzioni su come rivolgersi al sistema sanitario e sottoporsi al test.

Come vanno monitorati i contatti a basso rischio: auto-sorveglianza passiva
Per i contatti a basso rischio, l’approccio è meno stringente. È richiesta l’auto-sorveglianza quotidiana per 42 giorni dall’ultima esposizione, monitorando la febbre (con termometro, registrando la temperatura giornaliera), malessere, dolori muscolari, mal di testa, sintomi gastrointestinali e respiratori, utilizzando lo stesso modulo di follow-up dell’Oms.

Nessuna restrizione delle normali attività lavorative o ricreative è giustificata per questa categoria. I contatti a basso rischio che sono operatori sanitari devono notificare la situazione alla medicina del lavoro e seguire le politiche locali per il ritorno al lavoro.

Lo spostamento fuori dalle giurisdizioni delle autorità sanitarie è consentito, purché siano presi accordi con le autorità sanitarie della destinazione. Qualsiasi sintomo deve essere prontamente segnalato alle autorità sanitarie locali e, se compatibile con l’infezione, il contatto deve essere isolato, valutato e testato.

Le novità rispetto al passato
Rispetto alle precedenti comunicazioni, l’Oms introduce alcuni elementi di novità:

– La data di inizio del monitoraggio: per i passeggeri e l’equipaggio della MV Hondius, la data di ultima esposizione è la data di sbarco (alle Canarie). Questo semplifica il calcolo dei 42 giorni.

– Il riconoscimento della fase prodromica come momento di massima contagiosità, con la raccomandazione di identificare i contatti a partire da due giorni prima dell’insorgenza dei sintomi del caso.

– La distinzione netta tra monitoraggio attivo quotidiano (per contatti ad alto rischio) e passivo (per basso rischio), con indicazioni molto precise sulle restrizioni alla mobilità e sul rientro al lavoro.

– La fornitura di modelli operativi (checklist di valutazione del rischio e modulo giornaliero per il monitoraggio dei sintomi) per uniformare la raccolta dei dati a livello internazionale.

Lo scenario attuale
Al momento della pubblicazione del documento, l’Oms segnala che a bordo della MV Hondius sono stati confermati otto casi di infezione da virus Andes, di cui tre decessi e un paziente in condizioni critiche. La nave, partita dall’Argentina il 1° aprile, ha attraccato alle Canarie dove è in corso lo sbarco e il rimpatrio dei passeggeri verso i rispettivi Paesi di origine (tra cui Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Paesi Bassi, Belgio e Turchia).

Le autorità sanitarie dei Paesi coinvolti sono ora chiamate a implementare queste linee guida, adattandole ai propri contesti nazionali ma mantenendo l’uniformità dei criteri di sorveglianza raccomandata dall’Oms per evitare la ricomparsa di focolai secondari.

L’Oms ha dichiarato che monitorerà attentamente l’evoluzione della situazione e aggiornerà le linee guida se necessario. In assenza di fattori che cambino il quadro epidemiologico, questo documento provvisorio scadrà un anno dopo la data di pubblicazione.

Giovanni Rodriquez

11 Maggio 2026

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