L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha pubblicato oggi un nuovo documento di rapida consulenza scientifica dedicato alla gestione dei passeggeri coinvolti nel focolaio di virus Andes sulla nave da crociera MV Hondius. Le indicazioni – aggiornate al 9 maggio 2026 – si basano sul principio di precauzione e mirano a uniformare le procedure di accoglienza, monitoraggio e assistenza nei paesi europei che riceveranno i cittadini rimpatriati.
Al momento, i casi totali accertati sono otto, di cui tre decessi e un paziente ancora in condizioni critiche. Sei di questi sono stati confermati in laboratorio come infezione da virus Andes. Sulla nave viaggiavano 149 persone di 23 nazionalità diverse, mentre altri 30 passeggeri erano già sbarcati il 24 aprile a Sant’Elena.
La novità più rilevante riguarda la classificazione dei contatti. L’Ecdc ha deciso di considerare tutte le persone ancora presenti sulla nave – con l’esclusione degli esperti sanitari saliti a bordo a Capo Verde il 6 maggio – come “contatti ad alto rischio”. Una scelta prudenziale, motivata dalla difficoltà di ricostruire con precisione le esposizioni in un ambiente confinato come quello di una nave da crociera, dove cabine, spazi comuni e pasti condivisi hanno reso inevitabili numerosi contatti ravvicinati.
Per questi soggetti, il documento prescrive sei settimane (42 giorni) di auto-quarantena. La data di inizio è fissata al 6 maggio 2026, giorno in cui tutti i casi sintomatici sono stati evacuati e sono saliti a bordo i professionisti della salute pubblica che hanno verificato l’applicazione delle misure di sicurezza. I contatti ad alto rischio devono restare nella propria abitazione, utilizzare una stanza separata, mantenere almeno un metro e mezzo di distanza dai familiari, non condividere stoviglie e aerare i locali. Possono uscire solo per preservare il benessere psicologico e la salute mentale, indossando una mascherina chirurgica e evitando assembramenti. È vietato l’uso di mezzi pubblici e voli commerciali per il rimpatrio; i trasferimenti devono avvenire con mezzi dedicati, indossando la mascherina e lasciando libero un posto intorno a sé in tutte le direzioni.
I contatti a basso rischio – ad esempio i passeggeri seduti fuori dalla zona definita di prossimità su un volo o chi ha avuto interazioni brevi e occasionali – vengono invece sottoposti a un monitoraggio passivo. Devono osservare i propri sintomi per 42 giorni e, in caso di febbre, dolori muscolari, cefalea, affaticamento o disturbi gastrointestinali e respiratori, isolarsi immediatamente e contattare le autorità sanitarie.
Per quanto riguarda la ricerca dei contatti sui voli, l’Ecdc raccomanda di tracciare solo i passeggeri seduti nella stessa fila del caso probabile o confermato e nei due posti davanti e dietro, limitatamente ai voli di durata superiore alle sei ore. L’equipaggio che ha avuto interazioni ravvicinate va ugualmente identificato e monitorato.
Grande attenzione è dedicata alle misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Per il personale non sanitario che accoglie e trasporta i passeggeri asintomatici, l’Ecdc richiede l’uso di una mascherina chirurgica tipo IIR o, in alternativa, di una mascherina Ffp2. Sugli stessi mezzi di trasporto va garantito un posto libero intorno a ogni persona rimpatriata. Per gli operatori sanitari che visitano o campionano i contatti, le precauzioni si alzano: sono obbligatori mascherina Ffp2, camice, guanti e protezione per gli occhi. I pazienti sintomatici devono essere accolti in stanze singole e indossare a loro volta una mascherina chirurgica o un Ffp2. Per le procedure che generano aerosol, si raccomanda l’uso di un respiratore Ffp3 e, se possibile, il ricorso a una stanza a pressione negativa.
Il documento affronta anche il tema delle pulizie ambientali sulla nave. Il personale addetto alla sanificazione deve obbligatoriamente adottare precauzioni aeree, perché la rimozione di materiali biologici essiccati – fluidi corporei, secrezioni, polveri contaminate – rischia di aerosolizzare particelle virali. Vietato spazzare a secco; si deve procedere con disinfettanti efficaci come lo 0,1% di ipoclorito di sodio o alcol al 70%, assicurando un tempo di contatto di almeno 10 minuti.
Sul fronte della comunicazione del rischio, l’Ecdc raccomanda alle autorità dei paesi che accoglieranno i passeggeri di fornire aggiornamenti regolari, nel linguaggio della popolazione e senza tecnicismi. Particolare attenzione va dedicata al contrasto della disinformazione, che in queste ore sta già alimentando narrazioni distorte e rischio di stigmatizzazione verso i rimpatriati. Le comunità locali – in particolare quelle delle Isole Canarie, dove la nave è attesa – vanno consultate e coinvolte per alleviare paure e preoccupazioni. L’Ecdc segnala inoltre l’opportunità di attivare un supporto psicosociale per i passeggeri e l’equipaggio, esposti a una pressione mediatica e a un potenziale isolamento sociale.
Infine, per rafforzare la risposta coordinata all’interno dell’Unione europea, il Centro invita gli Stati membri a segnalare attraverso la piattaforma EpiPulse tutti i contatti sottoposti a follow-up, in modo da condividere informazioni utili per la valutazione del rischio e l’eventuale comparsa di casi secondari.