Pediatria. Dai disturbi evitanti-restrittivi alle diete con l’IA: le nuove insidie del rapporto con il cibo tra bambini e adolescenti

Pediatria. Dai disturbi evitanti-restrittivi alle diete con l’IA: le nuove insidie del rapporto con il cibo tra bambini e adolescenti

Pediatria. Dai disturbi evitanti-restrittivi alle diete con l’IA: le nuove insidie del rapporto con il cibo tra bambini e adolescenti

Sempre più bambini sviluppano forme di selettività alimentare estrema con carenze nutrizionali anche gravi, mentre tra gli adolescenti cresce il ricorso a chatbot e intelligenza artificiale per creare diete fai-da-te. I pediatri lanciano l’allarme sui rischi di regimi squilibrati e di un rapporto distorto con il cibo. “Oggi il rapporto con il cibo si costruisce anche online”, avverte il presidente SIP Rino Agostiniani.

Bambini che mangiano solo pochi alimenti selezionati fino a sviluppare gravi carenze nutrizionali. Adolescenti che affidano a chatbot e intelligenza artificiale la costruzione di diete drastiche e regimi alimentari “su misura”.  I disturbi alimentari in età pediatrica stanno cambiando volto e oggi si muovono sempre più spesso tra selettività estrema, uso del digitale e fai-da-te. Accanto ad anoressia e bulimia, emergono infatti nuove forme di disagio: da un lato l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), disturbo evitante-restrittivo dell’alimentazione in forte crescita tra i più piccoli; dall’altro l’uso sempre più diffuso di chatbot nutrizionisti tra gli adolescenti, con il rischio di diete squilibrate e comportamenti alimentari pericolosi.

Un fenomeno emergente osservato dai pediatri che sempre più spesso si confrontano sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel rapporto degli adolescenti con il cibo, il peso corporeo e le diete fai-da-te.

Bambini che mangiano sempre meno cibi: torna perfino lo scorbuto

L’ARFID è uno dei disturbi alimentari emergenti dell’età pediatrica e riguarda bambini che sviluppano una forte restrizione o evitamento del cibo non legati al desiderio di dimagrire o all’immagine corporea. Alla base ci sono spesso selettività estreme, rifiuto di consistenze, colori o odori degli alimenti e una crescente difficoltà ad ampliare la dieta.

In alcuni casi il disturbo compare dopo episodi vissuti come traumatici dal bambino, come soffocamento, vomito o forte disagio gastrointestinale. Le conseguenze possono essere importanti: rallentamento della crescita, perdita di peso, carenze nutrizionali anche severe e forte difficoltà nella vita sociale, con bambini e ragazzi che finiscono per evitare feste, mense scolastiche o pasti condivisi.

Non si tratta di semplici “capricci a tavola”. Oggi l’ARFID viene considerato sempre più vicino ai disturbi dell’asse intestino-cervello, condizioni in cui apparato digerente e sistema nervoso centrale si influenzano reciprocamente, alterando fame, sazietà, paura e risposta agli alimenti.

“Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari – soprattutto frutta e verdura – fino a sviluppare deficit nutrizionali importanti. Tra questi riportiamo una crescente diagnosi di casi di scorbuto da grave carenza di vitamina C, associato a diete estremamente selettive, malattia che ritenevamo appartenesse al passato”, spiega Antonella Diamanti, Presidente della SIGENP (Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica, affiliata alla SIP) e responsabile dell’Unità Operativa Malattie Digestive e Riabilitazione Nutrizionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Le stime parlano di una prevalenza compresa tra lo 0,3% e il 15,5% nella popolazione pediatrica generale; quindi il disturbo sembra tutt’altro che raro. “Stiamo registrando una forte crescita dei casi di ARFID: negli ultimi 5 anni l’aumento nel nostro Ospedale è stato superiore al 60% – spiega Diamanti – si tratta di bambini con una selettività alimentare molto marcata, che può compromettere crescita, equilibrio nutrizionale e vita sociale, aggiunge. Fine modulo

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Adolescenti a dieta con i chatbot: i rischi del nutrizionista artificiale

Parallelamente, tra gli adolescenti si sta diffondendo un fenomeno nuovo: il ricorso sempre più frequente a chatbot e applicazioni di intelligenza artificiale per costruire autonomamente diete e regimi alimentari. Secondo l’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale e più del 40% si rivolge ai chatbot per consigli su decisioni personali importanti. In questo contesto, osservano i pediatri, cresce anche il ricorso all’IA per ottenere indicazioni alimentari e nutrizionali. I chatbot vengono percepiti dai ragazzi come strumenti immediati, anonimi e “amichevoli”, capaci di rispondere in modo confidenziale e incoraggiante.

Diete create dall’IA: troppe calorie in meno e nutrienti sbilanciati

Ma le diete generate dall’intelligenza artificiale possono trasformarsi in un rischio concreto, soprattutto in una fase delicata come l’adolescenza. Una recente ricerca pubblicata su Frontiers in Nutrition ha confrontato le diete elaborate da diversi chatbot di intelligenza artificiale con quelle preparate da dietisti per adolescenti. Il risultato: i sistemi di IA tendevano a proporre regimi alimentari squilibrati, con un apporto calorico inferiore di quasi 700 calorie al giorno rispetto ai piani elaborati dagli specialisti. Le diete generate dai chatbot risultavano inoltre troppo ricche di proteine e grassi e troppo povere di carboidrati rispetto alle raccomandazioni nutrizionali per l’età adolescenziale, una fase cruciale per crescita, sviluppo osseo e maturazione cognitiva.

“L’intelligenza artificiale tende a sommare in maniera meccanica gli apporti calorici, senza considerare davvero età, crescita, attività fisica o condizioni cliniche dell’adolescente”, prosegue Diamanti. L’IA può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il medico o il nutrizionista nella costruzione di una dieta per un adolescente. “Senza la guida di un professionista, il rischio è quello di seguire regimi alimentari inappropriati o potenzialmente dannosi”.

Il pericolo non riguarda solo restrizioni caloriche inappropriate, ma anche la costruzione di un rapporto distorto con il cibo, fondato su controllo ossessivo, eliminazione di alimenti e paura di ingrassare. “Queste riduzioni estreme possono trasformarsi in ossessioni e disturbi del comportamento alimentare”, aggiunge Diamanti.

Una nuova sfida che chiama in causa pediatri, famiglia e scuola. “Oggi il rapporto con il cibo si costruisce anche online. Per questo la prevenzione non può limitarsi alla tavola, ma deve includere educazione alimentare, educazione digitale, scuola e famiglie”, conclude il Presidente SIP Rino Agostiniani. “Non è solo cosa mangiano bambini e ragazzi, ma come imparano a vivere il cibo, anche attraverso gli strumenti digitali, a rappresentare una delle nuove sfide per la pediatria”.

ARFID, i segnali da non sottovalutare

Mangia solo un numero molto limitato di alimenti

Rifiuta consistenze, colori o odori di alcuni cibi

Ha paura di soffocare, vomitare o stare male dopo aver mangiato

Elimina intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura

I pasti diventano motivo di ansia o conflitto familiare

Evita mense scolastiche, feste o situazioni sociali che coinvolgono il cibo

Perde peso o rallenta la crescita

Mostra rituali rigidi durante i pasti, come masticare a lungo o bere continuamente acqua per deglutire

Bibliografia

Kaya T. et al., Evaluation of artificial intelligence-generated nutrition plans for adolescents, Frontiers in Nutrition, 2025.

29 Maggio 2026

© Riproduzione riservata

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