Camerae Sanitatis. Intervista a Massimo Garavaglia (Lega): “Le Case di comunità? Un modello già superato. Revisione prontuario farmaceutico? Meglio fermarsi”

Camerae Sanitatis. Intervista a Massimo Garavaglia (Lega): “Le Case di comunità? Un modello già superato. Revisione prontuario farmaceutico? Meglio fermarsi”

Camerae Sanitatis. Intervista a Massimo Garavaglia (Lega): “Le Case di comunità? Un modello già superato. Revisione prontuario farmaceutico? Meglio fermarsi”

Il presidente della Commissione Finanze del Senato critica anche l’impostazione del Testo unico sulla farmaceutica, rilancia il ruolo dei fondi sanitari integrativi e indica nell’organizzazione, più che nell'aumento delle risorse, la chiave per garantire la sostenibilità del Ssn. Sulla prossima legge di Bilancio assicura: “Il Fondo sanitario crescerà, ma la vera sfida sarà migliorare la qualità della spesa”

Le Case di comunità? “Un modello vecchio di almeno trent’anni, destinato a essere rapidamente superato da telemedicina e intelligenza artificiale”. La revisione del Prontuario farmaceutico? “Va messa da parte”.  Il testo Unico sulla farmaceutica? “Un errore. Meglio guardare all’industria e un po’ meno a chi non produce”.

Non fa sconti a nessuno il presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, nel nuovo appuntamento di Camerae Sanitatis. Un confronto che spazia dal futuro della sanità territoriale alla prossima legge di Bilancio, passando per i fondi sanitari integrativi, la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale e le politiche a sostegno dell’industria farmaceutica. Sullo sfondo una convinzione che attraversa tutta l’intervista: più che aumentare le risorse, occorre cambiare il modo in cui vengono impiegate.

Tra i primi temi affrontati c’è quello della capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere all’aumento della domanda di assistenza di fronte ad una popolazione che invecchia. Un quadro reso ancora più complesso dalla riduzione dei posti letto ospedalieri certificata dai recenti dati Eurostat e dai tempi necessari affinché la rete territoriale prevista dal Pnrr possa entrare pienamente a regime. Per il presidente della Commissione Finanze il problema affonda le radici nelle politiche di contenimento della spesa sanitaria adottate negli anni passati.

“La riduzione dei posti letto è frutto delle scelte scellerate del governo Monti e di quelli successivi. Ormai il danno è stato fatto”, afferma, ricordando come, a suo giudizio, dal 2019 il processo si sia stabilizzato ma senza riuscire a recuperare quanto perso.

Case di comunità: “Un modello già superato”

Ancora più severo il giudizio sulle Case di comunità, considerate un modello organizzativo destinato a nascere già superato: “È stata una scelta sbagliata. È un modello vecchio di almeno venti, venticinque, trent’anni che verrà tranquillamente soppiantato in tempi brevissimi da telemedicina, app e intelligenza artificiale”. Secondo Garavaglia, nelle realtà regionali più organizzate sarà possibile dare comunque un senso alle nuove strutture, mentre dove la capacità gestionale sarà inferiore il rischio è quello di un forte incremento della spesa corrente senza benefici concreti per i cittadini.

Una posizione che porta inevitabilmente a interrogarsi sulla responsabilità dell’attuale Governo. Garavaglia, però, distingue tra le scelte dell’Esecutivo e i vincoli imposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Il Pnrr aveva già priorità definite che ci siamo trovati. Ora il vero tema è nelle mani delle Regioni: dare un senso a quelle scatole che altrimenti rischiano di rimanere vuote e costose”. Per il senatore sarà quindi la capacità organizzativa delle amministrazioni regionali a determinare il successo o il fallimento della riforma territoriale.

Il ragionamento si sposta quindi sull’autonomia differenziata e sul rischio che i gap territoriali possano accentuarsi ulteriormente. Per Garavaglia, le disuguaglianze non dipendono né dal regionalismo né dalla quantità delle risorse disponibili. A sostegno della sua tesi richiama il confronto con il sistema scolastico, gestito direttamente dallo Stato. “La scuola è gestita dallo Stato e presenta le stesse differenze territoriali che osserviamo nella sanità. Quindi non è un problema di chi gestisce”, osserva. Allo stesso modo, respinge l’idea che il divario sia determinato dalla spesa pro capite, ricordando come le risorse siano sostanzialmente distribuite secondo criteri omogenei tra le Regioni. “Se gli stanziamenti sono simili da anni, bisogna chiedersi perché le differenze continuino a prodursi”.

Griglia Lea più stringente

La risposta, secondo il presidente della Commissione Finanze, non passa quindi da un ulteriore aumento dei finanziamenti né da una revisione dell’assetto istituzionale, ma da un rafforzamento dei meccanismi di valutazione delle performance. “I costi standard e la griglia dei Lea devono diventare ancora più forti. Lo Stato assegna un budget e degli obiettivi: bisogna rispettare entrambi. E gli obiettivi devono essere ancora più sfidanti, soprattutto sul piano dell’organizzazione”, spiega.

È proprio sull’organizzazione dell’assistenza che Garavaglia individua uno dei principali margini di miglioramento del Servizio sanitario nazionale. A suo giudizio occorre superare l’attuale frammentazione delle attività programmate, concentrando gli interventi in un numero più limitato di centri ad alta specializzazione. “Le prestazioni programmabili non devono essere fatte dappertutto – chiarisce – se un intervento come quello al menisco può essere concentrato in pochi centri, si evitano inutili duplicazioni di costi, garantendo ovunque invece la risposta all’emergenza”.

Fondi integrativi: “Vanno estesi, non limitati”

 Il confronto si sposta quindi su un altro tema destinato a pesare sempre di più nel dibattito sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: i fondi sanitari integrativi. Di fronte ai timori che una loro maggiore diffusione possa incidere sulla spesa pubblica attraverso le agevolazioni fiscali o creare nuove disuguaglianze nell’accesso alle cure, Garavaglia ribalta la prospettiva: “Anzi, dobbiamo estendere il più possibile questo secondo pilastro sanitario, così come abbiamo il secondo pilastro pensionistico”. Per il presidente della Commissione Finanze ogni investimento in assicurazioni sanitarie e fondi integrativi capace di finanziare prestazioni aggiuntive e attività di prevenzione contribuisce a ridurre il carico economico sul Ssn, “ogni euro investito lì riduce la spesa”.

Secondo il senatore, però, è necessario intervenire sul sistema di governance. “Oggi esiste già un Osservatorio, ma mi sembra più formale che sostanziale. Serve fare una mappatura completa dei fondi esistenti, chiarire le loro caratteristiche e rafforzare i controlli”, osserva.

Garavaglia richiama inoltre la necessità di rispettare la cosiddetta regola dell’80-20, ricordando che almeno il 20% delle risorse dei fondi dovrebbe essere destinato a prestazioni aggiuntive rispetto ai Livelli essenziali di assistenza. “Se una persona che può permetterselo effettua una risonanza attraverso la propria assicurazione sanitaria, libera un posto per chi non può farlo. Il tema va visto a 360 gradi: ridurre le liste d’attesa significa migliorare il sistema per tutti”, sostiene.

A suo giudizio, quindi, il rafforzamento del secondo pilastro non rappresenta un’alternativa al Servizio sanitario nazionale, ma uno strumento per renderlo più efficiente, a condizione che venga accompagnato da un sistema di monitoraggio realmente efficace.

Manovra: “Ci sarà un ulteriore incremento del Fondo”

Guardando alla prossima legge di Bilancio, Garavaglia si dice convinto che il Fondo sanitario nazionale continuerà a crescere. Ma avverte anche che il dibattito non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sull’entità delle risorse.

“Sicuramente ci sarà un ulteriore incremento del Fondo – assicura – però non conta soltanto il totale delle risorse: conta soprattutto la qualità della spesa”. Secondo il presidente della Commissione Finanze, inoltre, il finanziamento dovrebbe essere letto anche alla luce della riduzione della popolazione italiana, che modifica il valore della spesa pro capite rispetto a pochi anni fa.

Per Garavaglia il vero salto di qualità passa quindi da una diversa allocazione delle risorse. In prospettiva, sostiene, l’intelligenza artificiale consentirà di ridurre progressivamente il peso delle attività amministrative, permettendo di destinare una quota crescente degli investimenti direttamente all’assistenza sanitaria: “La componente amministrativa inciderà sempre meno. Questo non significa licenziare il personale, ma ripensare gradualmente le piante organiche e investire molto di più nella parte sanitaria vera”.

“Più formazione e assistenti infermieri per rafforzare il Ssn”

Ampio spazio viene dedicato anche al tema del personale infermieristico. Garavaglia rivendica una proposta avanzata negli anni scorsi e oggi recepita nel rinnovo contrattuale: l’introduzione della figura dell’assistente infermiere, destinata a collocarsi tra l’Operatore socio-sanitario e l’infermiere laureato. “Tra l’Oss e l’infermiere laureato serve una figura intermedia. È fondamentale riempire questa casella con personale adeguatamente formato”, sostiene. E proprio questo livello intermedio rappresenta oggi uno dei principali punti di debolezza dell’organizzazione assistenziale.

Per questo motivo insiste sulla necessità di investire nella formazione, anche attraverso percorsi organizzati a livello nazionale, evitando di affidare queste funzioni a personale privo delle necessarie competenze. “Abbiamo ottimi infermieri laureati che gestiscono procedure complesse e un ruolo fondamentale svolto dagli Oss – sottolinea – ma in mezzo manca una figura che oggi copre attività poco presidiate. Se quella funzione viene svolta da personale che non ha una preparazione adeguata, non facciamo un buon servizio ai cittadini”.

Stop alla revisione del Prontuario e più sostegno all’industria farmaceutica

Nel confronto non poteva mancare il capitolo farmaco. Garavaglia considera strategica l’industria farmaceutica per il futuro del Paese. Il punto di partenza è il nuovo scenario internazionale, segnato dalle politiche economiche degli Stati Uniti.

“Negli Stati Uniti è stata fatta una scelta precisa: individuare i mercati sulla base della convenienza economica. È uno tsunami che non dipende dal colore politico dell’amministrazione americana. Era iniziato con i democratici, prosegue con i repubblicani e continuerà anche in futuro”, osserva. E proprio per questo motivo l’Italia deve rafforzare la competitività di uno dei pochi settori industriali nei quali occupa una posizione di primo piano in Europa.

“In quest’ottica dobbiamo evitare errori enormi che rischiano di indebolire un comparto strategico”, afferma. E il primo riferimento è alla revisione del Prontuario farmaceutico, sulla quale Garavaglia assume una posizione molto netta. “La revisione del Prontuario? La metterei da parte tutta la vita. Già grandina evitiamo che grandini tutta la settimana. Ne riparleremo in tempi e modi più ragionevoli. Oggi proprio non è il caso”, dichiara senza esitazioni.

Ridurre il payback per chi investe

Accanto al Prontuario, il senatore richiama anche la necessità di semplificare procedure che considera ormai anacronistiche, come il sistema delle fustelle, e di intervenire sul meccanismo del payback, sia per i dispositivi medici sia per il settore farmaceutico.

Per i dispositivi medici, osserva, occorre proseguire lungo la strada già avviata negli anni scorsi, replicando gli interventi necessari fino allo smaltimento del pregresso.  Sul fronte dei farmaci, invece, rilancia una proposta già avanzata in passato: “Bisognerebbe ridurre il payback per chi investe. È un modo per attrarre investimenti esteri e rafforzare un sistema industriale che oggi è solido, ma che non possiamo continuare a dare martellate pensando che possa restare tale all’infinito”, sostiene.

Testo unico della farmaceutica “Un errore. Bisogna guardare all’industria”

Non meno critica è la valutazione sul Testo unico della farmaceutica. Alla domanda se gli emendamenti finora presentati, concentrati prevalentemente sul ruolo delle farmacie, rappresentino un’occasione mancata, Garavaglia risponde senza mezzi termini. “Non solo è un’occasione mancata, è anche un errore. Noi dobbiamo guardare molto di più all’industria e un po’ meno a chi non produce”, afferma, indicando nella capacità produttiva e nell’attrazione degli investimenti le vere priorità della politica industriale del settore.

Il Fondo sanitario crescerà anche con l’aumento delle spese per la difesa

Nel finale dell’intervista il confronto torna sulla prossima legge di Bilancio e sul timore che il previsto incremento delle risorse destinate alla difesa possa comprimere gli investimenti per la sanità. Garavaglia esclude questa eventualità. “Il ministro Giorgetti è stato chiarissimo. I fondi destinati alla difesa non incideranno minimamente sulla spesa sociale e sanitaria. Il Fondo sanitario crescerà”, assicura, ricordando come gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della Nato rappresentino un tema distinto rispetto al finanziamento del Servizio sanitario nazionale.

Più delle risorse, conclude, sarà però decisiva la loro capacità di produrre un cambiamento nell’organizzazione del sistema. “Il mio auspicio è che cresca non solo l’entità della spesa, ma soprattutto la sua qualità”, afferma, tornando sul concetto che ha attraversato tutto il confronto: ripensare l’organizzazione dell’assistenza, investire sulle nuove tecnologie, rafforzare il personale sanitario e sostenere l’industria farmaceutica rappresentano le condizioni indispensabili per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale negli anni a venire.

Ester Maragò

Ester Maragò

16 Luglio 2026

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