Case di Comunità: quale assistenza avranno davvero i cittadini?

Case di Comunità: quale assistenza avranno davvero i cittadini?

Case di Comunità: quale assistenza avranno davvero i cittadini?

Gentile Direttore, la riforma dell'assistenza territoriale pone una domanda fondamentale: quale tipo di assistenza avranno realmente diritto a ricevere i cittadini nelle Case di Comunità? La risposta non dipende soltanto dalla realizzazione di nuove strutture, ma dalla capacità di offrire una presa in carico realmente integrata.

Gentile Direttore,

La riforma dell’assistenza territoriale pone una domanda fondamentale: quale tipo di assistenza avranno realmente diritto a ricevere i cittadini nelle Case di Comunità? La risposta non dipende soltanto dalla realizzazione di nuove strutture, ma dalla capacità di offrire una presa in carico realmente integrata. La sanità di prossimità non può limitarsi ad avvicinare i servizi al luogo di vita delle persone: deve garantire cure coordinate, continue e centrate sulla persona.

È questo il principio che ispira il DM 77/2022. La riforma supera un modello organizzato per compartimenti e affida alle Case di Comunità il compito di integrare competenze sanitarie, psicologiche e sociali. L’obiettivo è rispondere ai nuovi bisogni di salute di una popolazione sempre più caratterizzata da cronicità, multimorbilità e fragilità.

La salute, infatti, non coincide con la sola assenza di malattia. Come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprende anche il benessere psicologico e sociale. Nelle patologie croniche la dimensione psicologica incide direttamente sull’aderenza terapeutica, sulla capacità di gestire la malattia, sugli stili di vita e, in definitiva, sugli esiti clinici.

Per questa ragione il DM 77 inserisce lo psicologo tra i professionisti delle équipe multiprofessionali chiamate a realizzare la valutazione multidimensionale e la presa in carico integrata. Lo stesso orientamento è confermato dall’Accordo Collettivo Nazionale della specialistica ambulatoriale, che ne prevede il coinvolgimento nei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA).

Proprio per questo suscita alcune perplessità l’impostazione delle recenti Linee guida AGENAS sulle équipe multiprofessionali delle Case di Comunità. Pur ribadendo il valore della multiprofessionalità, il documento colloca lo psicologo nell’équipe allargata, mentre l’équipe di base è composta dal medico di assistenza primaria, dall’infermiere, dall’assistente sociale e dal personale amministrativo.

Questa scelta rischia di ridurre la presenza dello psicologo a un intervento attivabile solo quando emerge un bisogno specifico, anziché riconoscerne il ruolo nella costruzione stessa del percorso assistenziale. Eppure le stesse Linee guida gli attribuiscono funzioni essenziali nella promozione della salute, nella prevenzione, nel supporto alle persone con patologie croniche, nella consulenza ai professionisti e nel raccordo con i servizi territoriali. Attività che richiedono continuità e una presenza stabile all’interno dell’équipe.

Il tema assume particolare rilievo nei PDTA. Nessun percorso dedicato alla cronicità può dirsi realmente centrato sulla persona se trascura la dimensione psicologica. Il disagio emotivo può compromettere l’aderenza alle cure, aumentare il rischio di riacutizzazioni, favorire ricoveri evitabili e peggiorare la qualità della vita. Al contrario, un intervento psicologico tempestivo contribuisce a migliorare gli esiti clinici e l’efficacia complessiva della presa in carico.

Questa impostazione è coerente anche con gli obiettivi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Investire nella prevenzione e nell’integrazione delle competenze significa ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, limitare le ospedalizzazioni evitabili, sostenere i caregiver e contenere i costi della cronicità.

Il dibattito sul ruolo dello psicologo, quindi, non riguarda gli interessi di una categoria professionale. Riguarda la qualità della riforma e il diritto dei cittadini a ricevere cure realmente integrate. Se le Case di Comunità vogliono rappresentare il fulcro della nuova assistenza territoriale, la salute psicologica deve essere parte integrante della presa in carico e non un intervento eventuale.

La prossimità non si misura soltanto nella vicinanza dei servizi, ma nella loro capacità di rispondere, in modo unitario e continuativo, alla complessità dei bisogni della persona. Solo così le Case di Comunità potranno realizzare pienamente gli obiettivi del DM 77 e offrire un’assistenza più efficace, appropriata e sostenibile.

Stefania Sementa

Referente Aupi per la Specialistica Ambulatoriale

20 Luglio 2026

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