Salute riproduttiva. AIFe presenta il Manifesto della Fertilità. Fabozzi: “Va preservata molto prima della ricerca di una gravidanza”

Salute riproduttiva. AIFe presenta il Manifesto della Fertilità. Fabozzi: “Va preservata molto prima della ricerca di una gravidanza”

Salute riproduttiva. AIFe presenta il Manifesto della Fertilità. Fabozzi: “Va preservata molto prima della ricerca di una gravidanza”

Il documento, presentato in occasione del primo Congresso nazionale dell'Associazione Italiana Fertilità, chiede di inserire la salute riproduttiva nelle politiche di prevenzione e di educazione sanitaria. Non solo età biologica: fumo, alcol, condizioni metaboliche ed esposizioni ambientali possono incidere sul potenziale riproduttivo.

Portare l’educazione alla fertilità nei programmi di prevenzione e superare un approccio concentrato esclusivamente sulla diagnosi e sulla cura tardiva dell’infertilità. È questo il messaggio centrale del Manifesto della Fertilità 2030, presentato da AIFe (Associazione Italiana Fertilità) alla Camera dei Deputati in occasione del primo Congresso nazionale dell’Associazione.

Con questo documento, AIFe richiama la necessità di riconoscere la salute riproduttiva come parte integrante della salute generale e di inserirla stabilmente nelle politiche sanitarie e nei percorsi educativi, a partire dalle scuole e dalle nuove generazioni.

La fertilità, infatti, si tutela molto prima della ricerca di una gravidanza. Eppure, nella maggior parte dei casi, se ne comincia a parlare soltanto quando emerge una difficoltà a concepire. Età, stili di vita, condizioni metaboliche ed esposizioni ambientali possono invece influire sul potenziale riproduttivo nel corso degli anni.

A sviluppare questi temi durante il Congresso è stata Gemma Fabozzi, embriologa clinica e socia fondatrice di AIFe, con una relazione dedicata al ruolo della nutrizione, degli stili di vita e dell’ambiente nella tutela della fertilità femminile e maschile.

“L’aumento dell’età alla quale si comincia a cercare una gravidanza rappresenta uno dei principali determinanti dell’infertilità, ma non è l’unico”, spiega Fabozzi. “Il potenziale riproduttivo è influenzato anche dalle condizioni metaboliche, dall’ambiente in cui viviamo e dai comportamenti che adottiamo nel corso della vita”.

Il concetto scientifico che riunisce molti di questi elementi è quello di esposoma, ovvero l’insieme delle caratteristiche biologiche e delle esposizioni ambientali che accompagnano una persona nel tempo. Ne fanno parte metabolismo, microbiota, sistema immunitario e assetto ormonale, insieme ad alimentazione, attività fisica, fumo, alcol, sonno e inquinamento.

Tra le sostanze oggetto di studio figurano alcuni composti presenti nelle plastiche, nei pesticidi, nei contaminanti industriali e nei cosmetici, oltre ai metalli pesanti. La ricerca ne sta approfondendo i possibili effetti sulla funzione ovarica, sulla qualità degli ovociti e sulla salute riproduttiva maschile.

“La salute riproduttiva non è separata dalla salute generale”, sottolinea Fabozzi. “Deve essere letta secondo un approccio One Health: la salute delle persone è strettamente connessa a quella dell’ambiente. Proteggere entrambe significa contribuire a tutelare anche la fertilità e la salute dei futuri nascituri”.

Tra i fattori modificabili, le evidenze più consolidate riguardano il fumo, associato a un aumento del rischio di infertilità femminile e maschile e di menopausa anticipata nelle donne fino a 4 anni, e il consumo di alcol, per il quale emerge una progressiva riduzione della probabilità di concepimento all’aumentare delle quantità assunte.

Anche l’alimentazione può incidere sulla salute riproduttiva attraverso la regolazione del metabolismo, dell’infiammazione e del microbiota intestinale. Studi sperimentali suggeriscono che alcuni metaboliti prodotti dal microbiota a partire dalle fibre possano contribuire alla protezione della riserva ovarica e della qualità ovocitaria e diminuire il rischio di patologie associate all’infertilità, come l’endometriosi.

“Non esiste una dieta della fertilità e nessun alimento può garantire una gravidanza o annullare l’effetto dell’età”, chiarisce Fabozzi. “La nutrizione può contribuire alla salute riproduttiva, soprattutto in termini di prevenzione”.

Il rapporto tra fertilità e salute generale emerge anche dagli studi epidemiologici. Una ricerca condotta su oltre 101 mila donne ha osservato, nelle partecipanti con una storia di infertilità, un aumento del 26% del rischio relativo di mortalità prematura. Il dato non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma suggerisce che la difficoltà riproduttiva possa rappresentare, in alcuni casi, un indicatore di condizioni metaboliche, infiammatorie o sistemiche meritevoli di approfondimento.

“Informare non significa orientare le scelte personali”, conclude Fabozzi. “Significa mettere le nuove generazioni nella condizione di conoscere il rapporto tra età, salute, ambiente e potenziale riproduttivo. La fertilità deve diventare parte dell’educazione alla salute, non un tema da affrontare soltanto dopo una diagnosi di infertilità”.

16 Luglio 2026

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