Memoria corta e difficoltà sempre più gravi

Memoria corta e difficoltà sempre più gravi

Memoria corta e difficoltà sempre più gravi

Gentile Direttore, ormai è una costante nel nostro Paese: talvolta vengono elaborati e definiti documenti che contengono soluzioni solide e organiche, condivise a molti livelli, sia politico-amministrativi sia sociali, che presentano aspetti positivi di sostenibilità e innovazione e che magari vengono anche ufficializzate concordemente come leggi, decreti o normative nazionali.

Gentile Direttore,

ormai è una costante nel nostro Paese: talvolta vengono elaborati e definiti documenti che contengono soluzioni solide e organiche, condivise a molti livelli, sia politico-amministrativi sia sociali, che presentano aspetti positivi di sostenibilità e innovazione e che magari vengono anche ufficializzate concordemente come leggi, decreti o normative nazionali.

Documenti che poi vengono del tutto dimenticati e contraddetti dagli stessi organismi che li hanno approvati e che persistono su posizioni arretrate e negative, pur a fronte di difficoltà crescenti che potrebbero, viceversa, essere ben affrontate applicandoli.

Vediamo ogni giorno come il nostro Servizio Sanitario venga indebolito nel suo dover essere realmente nazionale, nel suo dover garantire a tutti i cittadini equità, accessibilità e adeguatezza delle cure; vediamo come soluzioni che vengono proposte qua e là, a fasi alterne, da esperti, Regioni o ministri dimostrino grande approssimazione e frammentarietà. Una delle difficoltà che sempre più si evidenzia nel SSN è come far fronte alla crescita del numero delle persone che, per patologie non comunicabili e croniche, vivono molti anni della loro vita in condizioni di fragilità e disabilità: con quali servizi e prestazioni far fronte ai bisogni di queste persone e delle loro famiglie, come questi servizi si debbano necessariamente estendere in rete nel territorio e a domicilio per svolgere realmente una funzione efficace per il funzionamento e l’abilitazione in queste condizioni di disabilità. La palese inesistenza di queste soluzioni è un potente fattore sia dell’esplosione della spesa (ad oggi inefficace) in questo settore, sia della crisi delle strutture ospedaliere, che sono pensate e destinate a svolgere il ruolo dell’intensività e dell’acuzie, ma debbono disporre appunto di una rete all’“uscita” per consolidare nel territorio e mantenere i risultati raggiunti.

A tutto ciò si correla la crescente consapevolezza critica dei cittadini verso questa manifesta incapacità del sistema di offrire risposte sostenibili, ma anche efficaci e contemporaneamente corrispondenti alla richiesta della popolazione che ogni servizio e intervento debba essere sempre basato sul rispetto dei diritti e delle scelte degli utenti (ad es., tutti parlano di PROMs, ma rischia di essere solo una moda?). Inoltre, vediamo come, in questo ambito, le ragionevoli soluzioni potrebbero cogliere la potenzialità sia della tecnologia innovativa sia dell’innovazione nelle competenze di tanti professionisti che sono in grado, cooperando in modalità interprofessionale e transdisciplinare, di dare risposte adeguate alle componenti multifattoriali dei bisogni di funzionamento e di autonomia delle persone in condizione di fragilità e disabilità prese in cura.

Poi arriva il PNRR, che dichiara che il futuro della salute deve essere basato sulla rete territoriale delle cure, e tutti si “innamorano” della frase: il domicilio è la migliore sede delle cure! Potrebbe essere l’occasione giusta per mettere in pratica decisioni assunte con grandi accordi nazionali fin dal 2012 da Ministero, tutte le Regioni, Istituto Superiore di Sanità, associazioni di professionisti e associazioni di persone disabili, che appunto definirono il Piano di indirizzo nazionale per la Riabilitazione sulla base di esperienze scientifiche e organizzative consolidate (a partire dalle Linee guida del 1998, da studi di Agenas e Ministero) e sulla previsione di dati demografici ed epidemiologici. Invece, assistiamo a una sorta di Alzheimer istituzionale che tende a mantenere lo status quo: purtroppo è più facile conservare l’esistente nella formazione degli operatori, nell’organizzazione e gestione complessiva del sistema regionale e nazionale per la tutela dei diritti delle persone in condizione di fragilità e disabilità, anziché costruire un’innovazione complessiva che risponda alle loro potenzialità residue di funzionamento e di vita autonoma.

Persino i tanti partecipanti ai lavori, tuttora con incarichi a tutti i livelli nel SSN e che produssero quel Piano di indirizzo, mostrano evidenti segni di totale perdita della memoria delle cose che hanno elaborato e sottoscritto: le sintetiche indicazioni contenute nel PNRR, venuto dall’Europa, non hanno prodotto purtroppo alcuna “reviviscenza”. Le indicazioni che il DM 70, il DM 77, i LEA e quelle recenti di Agenas sull’organizzazione del lavoro nelle Case della Comunità hanno dato, in maniera del tutto insufficiente, per il settore della disabilità e della riabilitazione sono la dimostrazione di questa smemoratezza collettiva. E potrebbe essere sufficiente riprendere i contenuti di quel Piano di indirizzo, adattandoli alle condizioni e ai bisogni della popolazione in condizione di disabilità, alle potenzialità delle strutture familiari e comunitarie odierne, alle possibilità finanziarie e operative del Sistema Sanitario e socio-assistenziale, per dare una svolta significativa a questo crescente problema nazionale. Ci auguriamo che il Governo, insieme alle Regioni, possa finalmente rendersi conto della gravità del problema e dare valore alla salute territoriale e alle tante costruzioni realizzate, dove purtroppo, ad oggi, non sono quasi mai previsti spazi e attività per la riabilitazione e per la difesa del funzionamento delle persone in condizione di disabilità.

Purtroppo, questo ritardo nell’adozione di adeguate e organiche disposizioni nazionali lascia libero campo a esplosioni di improvvisazione e superficialità, quando invece si inventa (Delibera 944 del 27 luglio 2026 della Regione Toscana) la “fisioterapia di prossimità” come fantasmagorica bacchetta fatata per questi problemi. Infatti, la “prossimità” non è di per sé un fatto positivo, se non è costruita su un serio impianto di analisi dei bisogni, organizzazione, competenze e capacità di intervento adeguato ed efficace; la prossimità diventa un elemento positivo se inserita come fattore in un flusso appropriato e tempestivo di presa in cura che favorisca la persona e non certo solamente qualche operatore “protetto”, disperdendo risorse. Persino il linguaggio utilizzato è manifestazione evidente di confusione terminologica e irrazionalità complessiva: si correla, ad esempio, la “fisioterapia” a problematiche di disabilità e recupero dell’autonomia senza alcuna chiara determinazione di obiettivi appropriati. E la fisioterapia, notoriamente, non è una disciplina sanitaria, ma è semplicemente l’applicazione terapeutica di apparecchiature per trattamenti con energie fisiche verso condizioni patologiche principalmente caratterizzate da dolore e alterazione funzionale muscolo-scheletrica; applicazione che va ovviamente integrata in un piano di cure riabilitative articolato e spesso multifattoriale. Quindi, si pensa di moltiplicare apparecchiature di questo genere e disperdere operatori nelle Case della Comunità senza una benché minima analisi degli obiettivi sanitari e della casistica, senza un’elementare programmazione della riorganizzazione delle attività territoriali e della sostenibilità organizzativa ed economica, a fronte delle ben note e gigantesche liste di attesa regionali in questo settore.

La responsabilità di questa fantasiosa programmazione regionale è frutto di miopia e mancanza di confronto e approfondimento tecnico, laddove si volessero veramente affrontare i problemi e non solo fare regali a qualche categoria, ma anche della carente programmazione nazionale, a fronte dei crescenti problemi sanitari nel campo della disabilità.

Confidiamo ancora nel recupero della memoria e della serietà a tutti i livelli, per poter affrontare finalmente questi problemi complessi e crescenti.

Alessandro Giustini

04 Agosto 2026

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