Tslb e Tsrm: una scelta politica, non tecnica

Tslb e Tsrm: una scelta politica, non tecnica

Tslb e Tsrm: una scelta politica, non tecnica

Gentile direttore, nel Servizio sanitario nazionale esiste una criticità che non può più essere considerata un dettaglio contrattuale. 

Gentile direttore,
nel Servizio sanitario nazionale esiste una criticità che non può più essere considerata un dettaglio contrattuale. È una criticità che riguarda la coerenza del sistema, la governance delle professioni sanitarie e la capacità del SSN di affrontare le trasformazioni tecnologiche e organizzative in corso. Riguarda la posizione dei TSLB e dei TSRM nel CCNL del Comparto Sanità.

Due professioni centrali per la diagnostica moderna, due pilastri della presa in carico clinica, due categorie che operano su tecnologie complesse e ad alta responsabilità. Eppure, nel contratto, continuano a essere collocate in un’area che non riflette né la complessità del loro lavoro né il ruolo strategico che ricoprono.

La pandemia come spartiacque politico

Durante l’emergenza Covid, il Governo scelse di intervenire con misure economiche e normative che privilegiarono la componente infermieristica. Una decisione comprensibile nell’urgenza, ma che lasciò fuori professioni che avevano garantito la tenuta della diagnostica virologica, dell’imaging avanzato e della sorveglianza epidemiologica.

I TSLB hanno sostenuto la diagnostica molecolare e la produzione massiva dei tamponi. I TSRM hanno garantito TAC, RM, RX in condizioni operative straordinarie.

Eppure, nel dibattito politico e contrattuale, la diagnostica non fu riconosciuta come settore strategico. Quella scelta ha prodotto una frattura che oggi è ancora presente nel CCNL.

La legge 3/2018 definisce un perimetro professionale unitario. Il CCNL no.

La normativa italiana colloca tutte le professioni sanitarie nello stesso perimetro professionale. Pari dignità, pari responsabilità, pari riconoscimento.

Il CCNL, invece, continua a costruire gerarchie che non esistono nella legge. Continua a distinguere tra professioni “centrali” e professioni “tecniche”, ignorando che la diagnostica è un pilastro della presa in carico clinica, non un servizio accessorio.

Questa discrepanza non è neutrale. Produce effetti concreti:

  • indebolisce la motivazione dei professionisti
  • rallenta la transizione digitale
  • compromette la qualità degli esiti clinici
  • riduce l’efficienza dei processi diagnostici
  • ostacola modelli di task shifting e skill mix

È una discrepanza che richiede una decisione politica.

TSLB e TSRM: responsabilità elevate, riconoscimento insufficiente

Due professioni diverse, ma entrambe immerse in una complessità tecnica che richiede competenze elevate, aggiornamento continuo e responsabilità diretta sugli esiti clinici.

Eppure, nel CCNL, questa complessità non trova un corrispettivo. E questo non è un limite tecnico: è il risultato di una scelta politica che ha deciso chi valorizzare e chi no.

Il nodo istituzionale: la governance delle professioni sanitarie

La questione non riguarda una singola categoria. Riguarda la capacità del SSN di:

  • valorizzare le competenze dove servono
  • sostenere la transizione digitale
  • garantire equità professionale
  • costruire modelli multiprofessionali moderni
  • affrontare la carenza di personale infermieristico con strumenti di task shifting
  • superare la logica dei silos organizzativi

Il tema è semplice: la diagnostica è un settore strategico del SSN, ma il CCNL non la riconosce come tale. Questa è una criticità istituzionale che richiede una scelta politica.

Skill mix e task shifting: una riforma possibile, ma non attuata

In molti sistemi sanitari europei, la diagnostica è sostenuta da modelli multiprofessionali flessibili. Le competenze vengono redistribuite, valorizzate, integrate.

In Italia, invece, il CCNL continua a bloccare questa evoluzione. TSLB e TSRM potrebbero assumere un ruolo più ampio nella gestione dei processi, liberando risorse infermieristiche e aumentando l’efficienza. Ma senza un riconoscimento contrattuale adeguato e politico professionale, questa possibilità resta sulla carta. La politica deve decidere se questa riforma è una priorità.

Rimettere ordine nel CCNL: una scelta di sistema

Riallineare il CCNL ai principi della legge 3/2018 non è una battaglia corporativa. È una scelta di governance. È una scelta istituzionale. È una scelta politica.

Significa:

  • riconoscere il ruolo delle professioni sanitarie nella diagnostica moderna
  • valorizzare competenze essenziali per gli esiti clinici
  • sostenere la transizione digitale
  • costruire modelli multiprofessionali più efficienti
  • garantire equità professionale
  • rafforzare la capacità del SSN di rispondere alle nuove sfide

La sanità italiana non può più permettersi un CCNL che ignora la diagnostica. E non può più permettersi una politica che non vede chi regge la qualità delle cure.

06 Agosto 2026

© Riproduzione riservata

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