Decreto PA. Un commissario per smaltire le scorte Covid, le liste d’attesa tornano al Siveas e il controllo sulle agende di prenotazione passa ad Agenas. Saltano l’aumento delle tariffe ospedaliere e la proroga dei gettonisti

Decreto PA. Un commissario per smaltire le scorte Covid, le liste d’attesa tornano al Siveas e il controllo sulle agende di prenotazione passa ad Agenas. Saltano l’aumento delle tariffe ospedaliere e la proroga dei gettonisti

Decreto PA. Un commissario per smaltire le scorte Covid, le liste d’attesa tornano al Siveas e il controllo sulle agende di prenotazione passa ad Agenas. Saltano l’aumento delle tariffe ospedaliere e la proroga dei gettonisti

Nel provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri e pronto per essere trasmesso alle Camere per la conversione, la norma sanitaria riorganizza competenze e poteri. La copertura per lo smaltimento dei materiali è di 84 milioni in due anni. Il compenso del Commissario è di 40mila euro annui. IL TESTO

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al Decreto PA nei giorni scorsi, il provvedimento che contiene misure urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione. Tra le norme approvate, l’articolo 4 riguarda la sanità e – come spesso accade nei testi che arrivano in Parlamento – ha subito alcune modifiche rispetto alle bozze iniziali.

Con il decreto ora all’esame delle Camere per la conversione in legge, due misure importanti sono definitivamente saltate: l’aumento del 3,68% delle tariffe massime per le prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti in regime di ricovero ordinario e diurno (che sarebbe scattato dal 1° luglio 2026). Su questa misura, a quanto si apprende, ci sarebbe stata l’opposizione delle Regioni con in testa il Lazio, mentre il Ministero era favorevole. Niente anche per la proroga al 30 giugno 2027 della possibilità per aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale di affidare a terzi i servizi di emergenza-urgenza, i cosiddetti “gettonisti”. Su questa seconda misura, invece, il Ministero della Salute aveva espresso forti riserve e la norma è stata rimossa, nonostante fosse stata richiesta dalle Regioni per far fronte alla carenza di personale. La scadenza, quindi, resta quella già prevista.

Resta invece in piedi il nucleo centrale dell’articolo 4, che non introduce nuovi diritti per i cittadini né nuove prestazioni sanitarie, ma riorganizza competenze e poteri all’interno del Servizio sanitario nazionale. Lo fa intervenendo su due questioni: la gestione dell’enorme eredità materiale della pandemia e il riassetto dei controlli sulle liste d’attesa. E lo fa con una copertura finanziaria dettagliata, che il testo definitivo specifica nei numeri.

L’eredità del Covid: 22 mila tonnellate di dispositivi ancora nei magazzini
La parte più consistente dell’articolo 4 riguarda un problema poco noto ma ancora aperto: che fine faranno i milioni di dispositivi acquistati durante l’emergenza Covid e mai utilizzati.

La relazione tecnica che accompagna il decreto ricostruisce la storia di quei materiali. Nel maggio 2020, il Commissario straordinario per l’emergenza affidò direttamente a SDA Express Courier, società del gruppo Poste Italiane, il servizio di trasporto, custodia e distribuzione dei dispositivi sanitari. Un contratto inizialmente stimato in 30 milioni di euro, della durata prevista di quattro mesi, ma poi modificato e prorogato più volte dai Commissari che si sono succeduti, prima Domenico Arcuri e poi Francesco Paolo Figliuolo.

Con la fine dell’emergenza e il trasferimento delle competenze, la gestione del contratto è passata al Ministero della Salute, che vi è subentrato solo dal luglio 2023.

Il problema è che gran parte di quei materiali non è mai uscita dai depositi. Oggi, secondo la relazione tecnica, risultano ancora stoccati 312.504 metri cubi – pari a circa 22.692 tonnellate – distribuiti in 16 magazzini su tutto il territorio nazionale. La stragrande maggioranza è costituita da mascherine (oltre 245 mila metri cubi), tute, camici, guanti e arredi. Quasi il 99% di questi materiali è ormai classificabile come rifiuto non pericoloso, destinato quindi allo smaltimento.

Arriva un Commissario (con 40mila euro di compenso)
Per affrontare questa situazione, il decreto prevede la nomina di un Commissario straordinario, scelto con decreto del Presidente del Consiglio su proposta del Ministro della Salute, tra soggetti con comprovata competenza in logistica, gestione patrimoniale, contratti pubblici e disciplina ambientale.

Il Commissario avrà il compito di organizzare un sistema complesso: deposito, custodia, movimentazione, trasporto, classificazione, selezione, conferimento agli operatori autorizzati e smaltimento finale. Potrà operare in deroga al Codice dei contratti pubblici per evitare tempi incompatibili con l’interesse pubblico, e potrà avvalersi degli operatori economici già custoditi presso i magazzini.

L’incarico scade il 31 marzo 2027. Al Commissario spetta un compenso di 40 mila euro annui, comprensivo degli oneri a carico dell’amministrazione. Per il 2026 – da agosto a dicembre – sono previsti 16.667 euro; per il 2027 – da gennaio a marzo – 10.000 euro.

La copertura finanziaria complessiva per le attività di smaltimento è di 44 milioni di euro per il 2026 e 40 milioni per il 2027. Le risorse provengono da:

  • 25 milioni per il 2026 dalla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
  • 10 milioni per il 2026 dalla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 607, numero 22, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;
  • 9 milioni per il 2026 dal Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  • 40 milioni per il 2027 dalla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 20, comma 1, del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4.

Il compenso del Commissario è invece coperto dal Fondo di parte corrente di cui all’articolo 34-ter, comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Liste d’attesa: il SIVeAS torna al centro, il controllo sulle agende passa ad Agenas
La seconda parte dell’articolo 4 modifica il sistema di controllo delle liste d’attesa, intervenendo sul decreto-legge n. 73 del 2024 che aveva istituito un Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria.

Il testo definitivo, rispetto alle prime bozze, introduce alcune precisazioni importanti.

Il monitoraggio dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie – che fino a oggi era in capo all’Organismo – viene ricondotto al SIVeAS, il Sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria che già svolgeva queste funzioni prima dell’istituzione dell’Organismo. In pratica, si elimina il “doppio binario” creato nel 2024.

Lo specifico potere di accesso alle agende di prenotazione – quello che consentiva all’Organismo di verificare direttamente le disfunzioni emergenti – viene abrogato. Contestualmente, i rapporti trimestrali di monitoraggio che il RUAS (Responsabile Unico dell’Assistenza Sanitaria) inviava all’Organismo vengono ora trasmessi ad Agenas, che diventa il nuovo destinatario operativo delle segnalazioni.

Con il passaggio delle funzioni di monitoraggio ad Agenas e al SIVeAS, viene soppressa l’autorizzazione di spesa per le missioni che l’Organismo effettuava per i suoi accessi ispettivi.

L’Organismo cambia pelle ma non scompare
L’Organismo di verifica e controllo perde la funzione specifica di monitoraggio delle liste d’attesa – che torna al SIVeAS – e lo strumento di accesso diretto alle agende di prenotazione, che viene abrogato. Tuttavia, l’Organismo mantiene i poteri ispettivi “generali” che aveva ereditato dal SIVeAS (il Sistema nazionale di verifica e controllo), e acquisisce nuove funzioni strategiche. Non viene quindi abolito, ma trasformato.

Il decreto gli affida un ampio pacchetto di nuove funzioni strategiche, che prima erano svolte da diverse strutture del Ministero della Salute e che ora vengono centralizzate in un unico organismo. Tra queste:

  • monitoraggio del Piano sanitario nazionale, dei Patti per la salute e degli accordi Stato-Regioni;
  • riconoscimento, conferma e revoca del carattere scientifico degli Irccs; nomina dei direttori scientifici;
  • finanziamento e monitoraggio della ricerca corrente degli Irccs, dell’Iss e di Agenas; cofinanziamento pubblico-privato della ricerca in sanità;
  • pianificazione e attuazione delle funzioni del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm); coordinamento dei programmi di prevenzione; raccordo con i Dipartimenti di prevenzione delle Asl.

Secondo la relazione tecnica, si tratta di attività già svolte dal Ministero e semplicemente riallocate.

Una precisazione tecnica
La norma è complessa e merita una lettura attenta. L’Organismo, infatti, non perde tutti i poteri ispettivi: mantiene quelli “generali” che gli derivano dal SIVeAS. Quello che perde è il potere specifico di accesso alle agende di prenotazione (il comma 2 dell’articolo 2 del DL 73/2024, espressamente abrogato) e la funzione di monitoraggio sistematico delle liste d’attesa (che la novella esclude dal trasferimento). Il risultato pratico è che il controllo capillare sulle liste d’attesa viene ricondotto al SIVeAS e ad Agenas, mentre l’Organismo conserva un ruolo ispettivo di carattere più generale, senza però lo strumento diretto sulle agende di prenotazione.

Pnrr: un nuovo comma per la compensazione
Il testo definitivo dell’articolo 4 introduce un comma 8 che non era presente nelle prime bozze. Dispone che le risorse di cui all’articolo 8, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105, si applicano, limitatamente all’anno 2024, anche per la compensazione degli effetti finanziari derivanti dall’attuazione della norma. La copertura è di 10 milioni di euro per il 2026, 15 milioni per il 2027 e 16 milioni per il 2028, a valere sul Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente.

Giovanni Rodriquez

07 Agosto 2026

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