Zaffini: “I dati Gimbe non sono una pagella. L’Italia spende meno ma vive più a lungo”

Zaffini: “I dati Gimbe non sono una pagella. L’Italia spende meno ma vive più a lungo”

Zaffini: “I dati Gimbe non sono una pagella. L’Italia spende meno ma vive più a lungo”

Il presidente della Commissione Sanità del Senato replica alla Fondazione: "Non si possono confrontare mele con pere. La spesa sanitaria italiana è più bassa ma i risultati migliori su molti indicatori".

“Il dato della Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria pubblica italiana, pari al 6,2% del Pil contro il 7,1% della media Ocse, non va preso sul serio e, soprattutto, non può diventare la pagella del nostro Servizio sanitario nazionale. Una cosa è misurare quanto uno Stato spende, altra cosa è misurare quanta salute riesce a produrre con quelle risorse”.

Lo dichiara il senatore Francesco Zaffini, presidente della Commissione Sanità, Lavoro e Previdenza sociale del Senato, intervenendo nel dibattito sui dati della Fondazione Gimbe.

“Se allarghiamo lo sguardo agli indicatori di risultato – prosegue Zaffini – il quadro è molto più articolato. L’Italia ha un’aspettativa di vita alla nascita di 83,5 anni, contro gli 81,1 della media Ocse, e una mortalità evitabile di 93 decessi ogni 100mila abitanti, contro i 145 della media Ocse, alla quale si aggiunge il dato dei 3 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti contro 4,2 della media Ocse, dati che fanno intendere l’importante percorso verso la deospedalizzazione nel nostro Paese, grazie anche al ruolo importante svolto dai nostri medici di medicina generale. Riguardo poi al personale medico l’Italia ha 5,4 medici ogni mille abitanti, contro 3,9 della media Ocse. Sono numeri che non consentono di descrivere il nostro sistema semplicemente come un sistema che ‘spende poco e funziona male'”.

“Al tempo stesso – sottolinea Zaffini – i dati ci dicono con chiarezza dove dobbiamo invece intervenire: abbiamo 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 9,2 della media Ocse, appena 1,5 operatori per l’assistenza di lungo termine ogni 100 over 65 contro 5. È qui che dobbiamo concentrare le risorse e le riforme, non inseguire automaticamente una percentuale di Pil”.

Secondo Zaffini, c’è “un problema di metodo: la quota di spesa sanitaria pubblica sul Pil misura lo sforzo finanziario relativo, non l’efficacia della sanità. Inoltre, i sistemi dei diversi Paesi non sono sovrapponibili né così banalmente raffrontabili: in Italia la sanità è tutta a carico della fiscalità generale, mentre in Germania e Francia una parte rilevante del finanziamento passa attraverso sistemi di assicurazione sociale obbligatoria, il famoso secondo pilastro della sanità integrativa. Sul piano contabile si tratta sempre di spesa pubblica, ma parliamo di architetture e modalità di finanziamento differenti”.

Il senatore sottolinea anche l’entità e la natura della spesa privata italiana, “notoriamente troppo elevata, oltre 45 miliardi, ma soprattutto non intermediata”.

“Non è quindi corretto – aggiunge Zaffini – prendere l’11% circa della Germania e confrontarlo meccanicamente con il 6,2% italiano come se rappresentassero esattamente la stessa cosa. E infatti guardando alla spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata, il differenziale cambia: l’Italia diventa l’8,4% del Pil. Il confronto va dunque fatto sull’intero sistema e sui risultati ed esiti di salute che produce”.

Zaffini ricorda che il Governo Meloni ha aumentato progressivamente il finanziamento del Servizio sanitario nazionale: “il Fondo sanitario è passato dai circa 126 miliardi del 2022 ai 143 miliardi del 2026, quasi 17-18 miliardi in più. Ma la sfida ora è trasformare queste risorse in maggiore capacità del sistema: più personale dove serve, più assistenza territoriale, più prevenzione, meno liste d’attesa, più presa in carico della cronicità e della non autosufficienza”.

“Il punto politico – conclude Zaffini – è semplice: non possiamo continuare a discutere di sanità contando soltanto i miliardi o i decimali del Pil. Il 6,2 contro il 7,1 è un indicatore, non una diagnosi. Dobbiamo sapere quanto spendiamo, ma soprattutto dove spendiamo, con quale efficienza e quali risultati otteniamo. È su questa metrica che dovremo misurare il futuro del Servizio sanitario nazionale”.

“E proprio per questo considero positivo che il confronto con Gimbe possa proseguire su basi scientifiche e più trasparenti: non una contrapposizione tra chi chiede più risorse e chi rivendica quelle già stanziate, ma un confronto su quanto serve, dove serve e quale salute produciamo per ogni euro investito. Liberi dalla campagna elettorale permanente almeno su questi temi!”.

08 Settembre 2026

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