Sono 26.920 i campioni prelevati in Italia nel 2025 nell’ambito del Piano nazionale residui (PNR), sui quali sono state effettuate complessivamente 419.571 determinazioni analitiche. I campioni risultati non conformi sono stati 36, con 40 esiti analitici non conformi.
È quanto emerge dalla Relazione 2025 del Ministero della Salute sul Piano nazionale per la ricerca dei residui, il sistema di controlli ufficiali finalizzato a verificare la conformità degli alimenti di origine animale rispetto alle norme sulle sostanze farmacologicamente attive vietate o non autorizzate e su quelle autorizzate come medicinali veterinari o additivi per mangimi.
Nel dettaglio, il Piano mirato, basato su controlli indirizzati secondo specifici criteri di rischio, ha riguardato 24.015 campioni e 325.262 determinazioni analitiche, con 6 campioni non conformi. Il Piano di sorveglianza, basato invece su campionamenti casuali per monitorare la presenza di residui e l’esposizione dei consumatori, ha analizzato 1.254 campioni, con 7 non conformità. Il Piano Paesi Terzi ha riguardato 607 campioni, senza alcuna non conformità. Complessivamente la rete dei laboratori ha ricercato 437 sostanze chimiche, con una media di 16 ricerche per campione.
Raggiunti tutti gli obiettivi europei del Piano mirato
Uno dei risultati messi in evidenza dalla Relazione riguarda il Piano mirato: per la prima volta dal 2023 sono stati rispettati tutti gli obiettivi europei relativi al numero minimo di campioni, mentre permangono alcuni scostamenti rispetto alla programmazione nazionale, comunque in miglioramento rispetto agli anni precedenti.
I 6 campioni non conformi rilevati nel Piano mirato, tutti di provenienza italiana, rappresentano lo 0,02% del totale. Nel Piano di sorveglianza sono invece stati individuati 7 campioni non conformi, pari allo 0,55%, mentre nessuna irregolarità è emersa tra i prodotti controllati nell’ambito del Piano Paesi Terzi.
Più elevata l’incidenza nei controlli effettuati su sospetto: 21 campioni non conformi su 640, pari al 3,3%, con 22 esiti analitici non conformi.
L’audit Ue: sistema “ben strutturato”
A tracciare il bilancio dell’attuazione è soprattutto il capitolo conclusivo della Relazione. Tra il 17 novembre e il 3 dicembre 2025 il Piano nazionale residui è stato sottoposto a un audit della Commissione europea. Il sistema generale italiano è stato giudicato “ben strutturato, ampiamente in linea con le norme europee” e non sono state formulate particolari raccomandazioni formali da parte degli auditor.
Secondo il Ministero, il sistema ha dimostrato di essere in grado di fronteggiare efficacemente i cambiamenti delle procedure introdotti dai nuovi regolamenti europei, grazie al coordinamento tra i diversi attori, alla collaborazione tra Ministero, autorità regionali e locali e laboratori e al funzionamento del sistema informatico RaDISAN.
Rispetto agli anni precedenti, inoltre, tutti i laboratori hanno garantito il caricamento dei dati in RaDISAN entro le tempistiche previste, permettendo un monitoraggio quasi in tempo reale delle attività e consentendo interventi correttivi in corso d’opera. Nel complesso, sottolinea la Relazione, gli obiettivi europei del 2025 sono stati raggiunti “in massima parte”.
Formazione, tempi e campionamenti: dove intervenire
Il quadro positivo non esclude tuttavia margini di miglioramento. Sulla base dell’esperienza maturata dal 2023 e delle criticità rilevate durante l’audit, il Ministero indica innanzitutto la necessità di rafforzare la formazione degli operatori, soprattutto sulla corretta strategia di campionamento, sulla garanzia dell’“effetto sorpresa” e sulla gestione delle non conformità.
Richiamata anche la necessità di rispettare tutte le tempistiche previste, dalla consegna del campione al laboratorio all’esecuzione dell’analisi chimica fino al caricamento dei dati in RaDISAN. Maggiore attenzione viene richiesta anche nella compilazione dei verbali di prelievo e nelle codifiche utilizzate per la rendicontazione.
Per le attività programmate, inoltre, occorre attenersi a quanto previsto dal PNR in termini di matrici, specie, categorie, molecole e gruppi di sostanze. In caso di deviazione dalla programmazione, precisa la Relazione, il campione non deve essere accettato dal laboratorio e deve essere dichiarato non idoneo all’analisi.
Alle autorità competenti viene infine raccomandato di verificare l’andamento delle attività durante l’esecuzione del Piano e di validare tempestivamente i dati presenti in RaDISAN, evitando di concentrare queste operazioni nel febbraio dell’anno successivo, quando non sarebbe più possibile intervenire con azioni correttive.
Laboratori, resta una certa disomogeneità territoriale
Anche il Laboratorio nazionale di riferimento traccia un quadro complessivamente positivo. Le attività analitiche, si legge nella Relazione, confermano la capacità del sistema nazionale dei controlli ufficiali di soddisfare i requisiti europei, assicurando adeguati standard di qualità.
Permangono però alcune disomogeneità a livello territoriale, in particolare nella ricerca di determinate combinazioni tra matrice e analita. Differenze che, precisa il documento, non compromettono l’efficacia complessiva del sistema, ma indicano l’opportunità di rafforzare ulteriormente l’armonizzazione operativa tra le diverse realtà territoriali.
L’audit della Commissione europea, ha comunque confermato la “sostanziale adeguatezza del sistema analitico nazionale”, anche alla luce del processo di miglioramento continuo dei laboratori per superare le criticità e recepire le novità tecniche derivanti dall’evoluzione della normativa europea.
La Relazione