Medici di famiglia. Niccolò Biancalani è il nuovo segretario della Fimmg: “Basta burocrazia e carichi di lavoro insostenibili. Le Case della comunità non diventino guardie mediche diurne”

Medici di famiglia. Niccolò Biancalani è il nuovo segretario della Fimmg: “Basta burocrazia e carichi di lavoro insostenibili. Le Case della comunità non diventino guardie mediche diurne”

Medici di famiglia. Niccolò Biancalani è il nuovo segretario della Fimmg: “Basta burocrazia e carichi di lavoro insostenibili. Le Case della comunità non diventino guardie mediche diurne”

Il nuovo segretario generale del principale sindacato della medicina generale, 44 anni, pratese, succede a Silvestro Scotti dopo dieci anni. Eletto con una lista unitaria all’85° Congresso del sindacato a Villasimius, traccia in questa intervista a Quotidiano Sanità le priorità del suo mandato: più tutele e risorse per rendere attrattiva la professione, sì al ruolo unico ma con maggiore flessibilità, formazione universitaria e una nuova organizzazione territoriale. E sulla prossima manovra avverte: “È un’occasione da non sprecare”.

Una nuova generazione alla guida del principale sindacato dei medici di famiglia italiani. Niccolò Biancalani, 44 anni, di Prato, è il nuovo segretario generale della Fimmg. L’elezione è arrivata oggi, nel corso dell’85° Congresso nazionale in programma a Villasimius, in Sardegna, con la presentazione di una lista unitaria. Un Esecutivo di otto componenti, con un’età media di circa 48 anni; sei dei nove componenti del gruppo dirigente hanno meno di 50 anni. Un dato che racconta “la volontà di coniugare energie nuove, competenze, esperienza e capacità di rappresentanza”. Il nuovo Esecutivo nazionale è composto da Pier Luigi Bartoletti, Carlo Curatola, Antonio Pio D’Ingianna, Alessandro Dabbene, Noemi Lopes, Enrico Peterle, Alessandro Rubino e Giuseppe Zagami oltre al Segretario Nazionale uscente Silvestro Scotti nella nuova veste di Presidente. 

Biancalani come detto raccoglie il testimone da Silvestro Scotti, che ha guidato la Federazione per dieci anni, e si trova subito davanti a una serie di sfide decisive per il futuro della medicina generale: dalla carenza di professionisti alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, dal nuovo Accordo collettivo nazionale all’avvio delle Case della comunità, fino alla partita delle risorse nella prossima legge di Bilancio.

In questa intervista a Quotidiano Sanità, il nuovo segretario indica la direzione del suo mandato: rinnovare senza cancellare quanto costruito, restituire orgoglio alla professione e soprattutto rendere nuovamente attrattivo il lavoro del medico di famiglia, a partire dalle nuove generazioni.

“Ci sarà poco tempo per festeggiare, perché dovremo metterci subito al lavoro. I colleghi aspettano risposte e la nostra priorità sarà restituire orgoglio a questa professione, renderla più attrattiva e dare finalmente risposte ai giovani”.

Un rinnovamento che parte da quanto costruito. Biancalani tiene a chiarire che il cambio della guardia non segnerà una rottura con la stagione precedente. “Rinnovamento non significa distruggere tutto quello che è stato fatto. Significa partire dalle tante cose positive realizzate, migliorarle, armonizzarle e soprattutto attualizzarle al 2026”.

Per il nuovo segretario è cambiato profondamente anche il modo di vivere la professione, a cominciare dall’equilibrio tra vita privata e lavoro. Una trasformazione che impone di ripensare modelli organizzativi e condizioni di esercizio della medicina generale.

Il punto di partenza saranno le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), chiamate a diventare il perno dell’organizzazione dell’assistenza. “Le Aft devono essere il nostro nodo organizzativo. Da lì dobbiamo costruire percorsi e meccanismi di cura per la popolazione, dando risposte sia sul piano sanitario sia su quello organizzativo”.

Più tutele e carichi sostenibili. È soprattutto sul terreno delle condizioni di lavoro che Biancalani intende imprimere una svolta. “Non possiamo pensare di rendere attrattiva una professione con questi carichi di lavoro. Dobbiamo far emergere tutto quello che i medici di famiglia fanno quotidianamente, contrastando una rappresentazione spesso offensiva della nostra attività, ma contemporaneamente dobbiamo costruire ritmi di lavoro più normali e sostenibili”.

In questo quadro si inserisce anche il tema del ruolo unico, sul quale il nuovo segretario conferma una posizione favorevole, accompagnata però dalla richiesta di correttivi.

“Sarebbe un errore grave rimetterlo in discussione o eliminarlo. Il ruolo unico rappresenta il futuro della medicina generale e può garantire alle nuove generazioni un’attività lavorativa e retributiva più completa. Ma non deve trasformarsi in una prigione”.

La proposta è introdurre maggiori margini di flessibilità, soprattutto in particolari fasi della vita professionale e personale. “Dobbiamo rivedere alcuni passaggi del percorso lavorativo e prevedere tutele per la genitorialità, per chi assiste un familiare malato o vive particolari condizioni personali. Si potrebbe pensare a sospensioni parziali o temporanee dell’attività oraria, per conciliare meglio lavoro e vita privata”.

Case della comunità, sì all’integrazione ma no alla guardia medica diurna. Sul dossier più delicato della riforma territoriale, Biancalani sceglie una linea netta. Le Case della comunità sono una componente irrinunciabile del nuovo sistema, ma non possono diventare il luogo in cui concentrare tutta l’assistenza né sostituire la rete degli ambulatori dei medici di famiglia.

“Indietro non si torna. Le Case della comunità devono essere integrate in un sistema territoriale che vede i medici di medicina generale protagonisti. Devono essere uno dei nodi della rete, non possono essere sostitutive dei nostri ambulatori e soprattutto non possono diventare il luogo dove si fa guardia medica diurna. Questo lo respingiamo in maniera assoluta”.

Il riferimento è anche all’accordo stralcio sottoscritto per garantire la presenza dei medici nelle strutture previste dal Pnrr. “Quell’accordo riguarda le ore nelle Case della comunità hub e le funzioni previste dal DM 77, dalla valutazione del rischio alla gestione della cronicità. Non riguarda la guardia medica diurna. Nelle Case della comunità dobbiamo portare qualità, prestazioni e contenuti, non limitarci a riempire caselle orarie”.

Una posizione che Biancalani intende portare anche nel confronto per il prossimo Accordo collettivo nazionale. “Dobbiamo costruire una rete integrata tra le Case della comunità e i nostri ambulatori capillari, che continueranno a rappresentare un presidio fondamentale per i cittadini”.

La sfida sarà anche superare le differenze organizzative territoriali, valorizzando le esperienze già funzionanti. “In Italia esistono tante buone pratiche. Dobbiamo studiarle, capire dove possono essere replicate e arrivare a un modello nazionale di organizzazione della medicina generale, naturalmente adattabile alle diverse caratteristiche geografiche”.

Formazione universitaria e pari dignità professionale. Tra le priorità del nuovo mandato c’è anche il superamento dell’attuale modello formativo, con la trasformazione del corso di formazione specifica in medicina generale in una specializzazione universitaria.

“È un tema di cui discutiamo da molto tempo e che ci viene chiesto soprattutto dai colleghi più giovani. Credo sia una questione che dobbiamo portare fino in fondo, perché riguarda la pari dignità e l’attrattività della professione”.

Biancalani invita comunque a un confronto approfondito sulle modalità di attuazione, dal ruolo delle università all’organizzazione della didattica e al coinvolgimento dei medici di medicina generale nella formazione. “Dovremo affrontare una discussione anche interna alla Fimmg per capire come costruire concretamente questo percorso”.

Prevenzione, la sfida decisiva per la sostenibilità del Ssn. Nel programma del nuovo segretario un ruolo centrale viene riservato alla prevenzione, non soltanto sul fronte delle vaccinazioni, ma soprattutto nella promozione di corretti stili di vita e nell’intercettazione precoce delle malattie croniche.

“Stiamo andando incontro a una tempesta perfetta, tra invecchiamento della popolazione e risorse sempre meno sufficienti. Se non facciamo un lavoro serio sulla prevenzione, tra venti o trent’anni rischiamo di essere travolti”.

Anche in questo campo le Case della comunità potrebbero diventare uno strumento importante. “Possono essere luoghi di aggregazione e di educazione alla salute, nei quali coinvolgere tutte le professioni sanitarie. Dobbiamo intervenire prima che una persona diventi un paziente cronico e, quando la cronicità è già presente, prevenire le riacutizzazioni. Altrimenti la battaglia è persa in partenza”.

Appropriatezza, non basta contare le ricette. Altro capitolo è quello della prescrizione di farmaci, visite ed esami, terreno sul quale la medicina generale si trova spesso al centro delle politiche di contenimento della spesa.

“Appropriatezza non vuol dire semplicemente spendere meno. I medici di famiglia sono spesso già molto appropriati nelle prescrizioni farmacologiche e specialistiche. Il problema è metterli nelle condizioni di lavorare meglio”.

Da qui la proposta di un vero e proprio livello essenziale organizzativo per la medicina generale, capace di assicurare a tutti i professionisti strumenti e personale di supporto.

“Tutti dovrebbero poter contare su una segreteria, un infermiere e un’équipe. Dobbiamo avere più tempo per visitare le persone e meno tempo perso nella burocrazia. E vogliamo essere valutati sui risultati di salute, sui veri outcome, non sul semplice numero di ricette prodotte”.

La partita della manovra: risorse e fisco per i medici convenzionati. La coincidenza tra la preparazione della prossima legge di Bilancio, l’arrivo dell’atto di indirizzo e la trattativa per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale viene considerata dal nuovo segretario un’opportunità da sfruttare.

“È un’occasione da non sprecare. Chiederemo risorse e interventi sulla tassazione, perché l’attrattività non dipende soltanto dall’organizzazione, ma anche dal riconoscimento economico della professione”.

L’obiettivo è ottenere finanziamenti per nuovi modelli organizzativi, personale amministrativo e infermieristico, strumenti diagnostici e progetti assistenziali.

Biancalani rivendica la necessità di non lasciare fuori i medici convenzionati dagli interventi che il Governo potrebbe mettere in campo per valorizzare il personale sanitario. “Ci faremo sentire. È il momento giusto per portare le esigenze della medicina generale al centro del confronto con le istituzioni”.

Carenza di medici e aree interne. La crisi delle vocazioni e la distribuzione disomogenea dei professionisti rappresentano un’altra emergenza.

“La ricetta perfetta non esiste. Abbiamo subito gli effetti di una programmazione che non ha considerato adeguatamente la gobba pensionistica. Adesso dobbiamo restituire fiducia e ottimismo alla professione, dare più tutele, più strumenti e soprattutto più tempo di cura”.

Il rischio, spiega, è che i giovani medici si trovino improvvisamente a gestire un numero elevatissimo di assistiti. “Un collega può passare da zero a 1.500 pazienti in poche settimane. Sono carichi che possono diventare difficilmente sostenibili”.

Una particolare attenzione sarà dedicata alle aree interne, per le quali Biancalani annuncia uno specifico presidio strategico all’interno della Federazione.

“Il medico del paese è un presidio fondamentale. Se viene meno, perdiamo una parte essenziale della capillarità e del rapporto fiduciario che caratterizzano la medicina generale. Servono incentivi, organizzazione, pari diritti e pari dignità anche per chi lavora nei territori più isolati”.

Più donne ai vertici della Fimmg. Infine, il tema della rappresentanza femminile, ancora limitata negli organismi dirigenti nonostante la crescente presenza di donne nella professione.

“La leadership non ha sesso. Dobbiamo far crescere le competenze e dare spazio a chi le possiede. Mi auguro che tra quattro anni, quando ci sarà una nuova elezione, la componente femminile sia molto più presente”.

Biancalani sottolinea come già oggi siano numerose le donne impegnate nelle strutture provinciali e nelle aree strategiche del sindacato. “Non voglio parlare di quote rosa, ma di competenze, che non hanno né colore né sesso”.

Il filo conduttore del mandato resta dunque quello dell’attrattività. Una medicina generale che sappia rinnovare la propria organizzazione, valorizzare il lavoro in équipe e tornare a offrire prospettive professionali ai giovani, senza rinunciare alla propria identità.

“«Il nostro obiettivo è costruire una medicina generale nuova, capace di dare risposte ai colleghi ma soprattutto ai cittadini. Per riuscirci dobbiamo restituire valore, qualità e orgoglio a questa professione”.

Luciano Fassari

10 Ottobre 2026

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