Rafforzare l’assistenza territoriale, prevenire il declino funzionale e garantire una presa in carico continuativa delle persone, soprattutto anziane e fragili. Sono questi i principali obiettivi indicati da Federsanità nell’ambito dell’audizione informale presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, svoltasi il 30 settembre scorso, dedicata all’esame della proposta di legge C. 1199 Malavasi, recante l’istituzione della figura professionale del Fisioterapista di Comunità.
All’audizione ha partecipato il presidente nazionale di Federsanità, Fabrizio d’Alba, direttore generale dell’AOU Policlinico Umberto I.
Nel documento presentato alla Commissione, Federsanità esprime apprezzamento per l’iniziativa legislativa, che si inserisce nel percorso di rafforzamento delle cure primarie e dei servizi territoriali. Una prospettiva particolarmente rilevante alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento delle patologie croniche e della crescente necessità di tutelare l’autonomia funzionale delle persone.
Per Federsanità, la sfida non consiste soltanto nell’introdurre una nuova figura professionale, ma nel definirne una collocazione organizzativa chiara e stabile all’interno della rete territoriale, in coerenza con il modello delineato dal DM 77/2022.
Il Fisioterapista di Comunità dovrebbe quindi operare nell’ambito delle cure primarie e dell’organizzazione distrettuale, in raccordo con Case della Comunità, Centrali operative territoriali (COT), assistenza domiciliare, medicina generale, Ospedali di Comunità e servizi specialistici. Le sue funzioni dovrebbero comprendere la valutazione precoce del bisogno funzionale, la prevenzione della disabilità, la promozione dell’autonomia, l’educazione della persona e del caregiver e l’orientamento verso il percorso assistenziale più appropriato.
“La prossimità non è soltanto una questione di vicinanza geografica, ma la capacità del sistema di intercettare tempestivamente i bisogni, coordinare i professionisti e accompagnare la persona lungo tutto il percorso di cura”, è il principio che guida le proposte di Federsanità.
Un tema centrale riguarda la continuità tra ospedale, territorio e domicilio. La fase successiva alla dimissione rappresenta infatti un passaggio delicato, soprattutto per le persone anziane, fragili e con più patologie. Per questo, secondo Federsanità, la continuità assistenziale deve tradursi anche in continuità funzionale: non soltanto condivisione delle informazioni cliniche, ma anche delle informazioni sull’autonomia, sulle capacità motorie, sugli ausili, sugli obiettivi riabilitativi e sulle necessità di supporto dei caregiver.
Il Fisioterapista di Comunità può contribuire a questo processo partecipando ai percorsi di Transition Care, dalla preparazione della dimissione al monitoraggio della persona nel proprio contesto di vita, favorendo il mantenimento degli obiettivi riabilitativi e l’individuazione precoce di eventuali criticità.
Il documento richiama inoltre l’importanza di definire criteri condivisi per l’accesso al servizio, la valutazione del bisogno e l’invio alla riabilitazione specialistica. A questo proposito, viene citata l’esperienza toscana che, nel primo anno di attività, ha coinvolto 409 persone: il 79,5% ha raggiunto gli obiettivi funzionali e il 3,3% ha successivamente necessitato di un percorso riabilitativo completo. Dati riferiti a una specifica esperienza locale, che evidenziano potenzialità del modello ma richiedono ulteriori valutazioni prima di poter essere generalizzati.
Tra le proposte presentate da Federsanità figurano anche la formazione avanzata e l’aggiornamento continuo dei professionisti, lo sviluppo di sistemi informativi condivisi e l’introduzione di indicatori per valutare gli esiti. La misurazione dei risultati, in particolare, dovrebbe andare oltre il numero delle prestazioni erogate e considerare il mantenimento dell’autonomia, il raggiungimento degli obiettivi funzionali, l’appropriatezza degli invii, la continuità del percorso e la soddisfazione delle persone assistite.
“L’istituzione del Fisioterapista di Comunità può rappresentare un’opportunità per consolidare una riabilitazione di prossimità pienamente integrata nella rete delle cure primarie”, è la posizione espressa da Federsanità nel documento. “Il valore della proposta risiede nella possibilità di prevenire la disabilità, sostenere l’autonomia e garantire una maggiore continuità tra ospedale, territorio e domicilio”.
Federsanità conferma infine la propria disponibilità a mettere a disposizione della Commissione e delle istituzioni competenti l’esperienza delle Aziende sanitarie, ospedaliere e degli Enti locali associati, contribuendo alla definizione di modelli organizzativi, percorsi formativi e sistemi di valutazione capaci di accompagnare l’attuazione della nuova figura professionale.