Vaccinazioni. Alzare l’attenzione sugli adulti, specialmente anziani, fragili e cronici

Vaccinazioni. Alzare l’attenzione sugli adulti, specialmente anziani, fragili e cronici

Vaccinazioni. Alzare l’attenzione sugli adulti, specialmente anziani, fragili e cronici

Gentile Direttore, i vaccini sono uno strumento di prevenzione che deve superare la dimensione pediatrica diventando una priorità anche per la medicina interna, specialmente nel paziente fragile...

Gentile Direttore,
i vaccini sono uno strumento di prevenzione che deve superare la dimensione pediatrica diventando una priorità anche per la medicina interna, specialmente nel paziente fragile.

Il recente richiamo del ministro della Salute Orazio Schillaci sulle coperture vaccinali contro il morbillo, che non raggiungono in nessuna Regione la soglia raccomandata per la seconda dose, riporta al centro una questione che riguarda la tutela della salute pubblica e la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di investire nella prevenzione. La soglia del 95%, indicata per interrompere la trasmissione del virus e limitare il rischio di nuovi focolai, è un obiettivo che resta ancora lontano e che richiede un impegno condiviso, capace di superare le differenze territoriali e di rafforzare la fiducia dei cittadini nella prevenzione vaccinale.

Parlare di vaccini deve significare anche andare oltre la dimensione pediatrica, legata alle vaccinazioni obbligatorie per l’infanzia, e guardare con maggiore attenzione alla popolazione adulta, in particolare alle persone anziane, fragili e affette da patologie croniche. La medicina interna è chiamata quotidianamente alla gestione di questi pazienti, che presentano spesso comorbidità e nei quali un’infezione può avere conseguenze ben più rilevanti rispetto a una persona in buona salute.

Studi dimostrano che per questi pazienti la vaccinazione può e deve essere parte integrante di una strategia di prevenzione e di presa in carico. Ridurre il rischio di infezioni significa anche limitare le possibili complicanze, le riacutizzazioni delle patologie croniche, i ricoveri (con ricadute anche sull’affollamento dei reparti) e la perdita di autonomia. Prevenire deve diventare una componente strutturale dei percorsi di cura in considerazione di una popolazione che invecchia ed è sempre più affetta da pluripatologie.

Un esempio significativo è rappresentato dalla vaccinazione antinfluenzale, il cui valore non si esaurisce nella sola protezione dalle conseguenze respiratorie dell’infezione. Le evidenze scientifiche hanno infatti documentato un’associazione tra influenza ed eventi cardiovascolari, in particolare nei soggetti già esposti a un rischio elevato. L’infezione può contribuire a innescare eventi acuti attraverso la risposta infiammatoria e lo stress che esercita sull’organismo, con possibili ripercussioni anche in presenza di una patologia cardiovascolare preesistente. La vaccinazione può così influire sui fattori di rischio per una persona affetta da malattia cardiaca o con un profilo di rischio cardiovascolare elevato.

Proprio su questo aspetto si concentra il documento di consenso intersocietario “La vaccinazione antinfluenzale come misura di prevenzione e protezione cardiovascolare nei pazienti ad alto rischio”, pubblicato nell’ottobre 2026 sul Giornale Italiano di Cardiologia e sottoscritto da SIPREC, ANMCO, SIMI, FADOI e ARCA. Il documento nasce dalla collaborazione tra società scientifiche che si occupano di prevenzione cardiovascolare, cardiologia, medicina interna e medicina generale, con l’obiettivo di integrare la vaccinazione antinfluenzale nella valutazione e nella gestione dei pazienti a rischio. La prevenzione cardiovascolare deve comprendere anche la valutazione delle opportunità di prevenzione vaccinale considerando il profilo clinico complessivo della persona.

Come internisti riteniamo che questo approccio debba tradursi in una maggiore attenzione alla verifica dello stato vaccinale durante i percorsi assistenziali, in ospedale e sul territorio. La prevenzione deve essere parte della pratica clinica quotidiana, occorre informare i pazienti e puntare su una comunicazione basata sulle evidenze. La prevenzione è parte integrante della cura e dovrebbe essere inseparabile della stessa responsabilità sanitaria.

La SIMI ha più volte richiamato il valore delle evidenze scientifiche e la necessità di tutelare la salute pubblica. La fiducia nella scienza richiede informazioni accessibili, raccomandazioni coerenti, servizi capaci di raggiungere le persone più vulnerabili e un impegno costante nel contrastare la disinformazione (ad esempio abbiamo lanciato il sito SimiCura.it rivolto ad un lettore generalista, con contenuti curati da noi internisti).

I dati sulle coperture vaccinali sono l’occasione per allargare lo sguardo e rafforzare una cultura della prevenzione, proteggendo la salute delle persone, riducendo il rischio di complicanze evitabili e contribuendo così alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. È una responsabilità collettiva che coinvolge le istituzioni, le Regioni, i professionisti della salute e la comunità scientifica. Come SIMI – Società Italiana di Medicina Interna riteniamo che rafforzare la prevenzione vaccinale sia una parte essenziale di questo impegno.

Prof. Nicola Montano
Presidente SIMI – Società Italiana di Medicina Interna

15 Ottobre 2026

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