Alcol, oltre 8 milioni di italiani sono bevitori a rischio. Allarme giovani: a 16-17 anni uno su tre ha comportamenti pericolosi. E 730mila avrebbero bisogno di cure

Alcol, oltre 8 milioni di italiani sono bevitori a rischio. Allarme giovani: a 16-17 anni uno su tre ha comportamenti pericolosi. E 730mila avrebbero bisogno di cure

Alcol, oltre 8 milioni di italiani sono bevitori a rischio. Allarme giovani: a 16-17 anni uno su tre ha comportamenti pericolosi. E 730mila avrebbero bisogno di cure

Pubblicata la Relazione 2025 del Ministero della Salute al Parlamento che fotografa un fenomeno che continua a rappresentare una grande sfida per la sanità pubblica. Nel 2024 quasi 36 milioni di italiani hanno consumato alcolici. Diminuisce il consumo quotidiano, ma aumentano quello fuori pasto e il binge drinking tra i giovani. Oltre 2,4 milioni gli anziani con consumi a rischio. Nei servizi per l’alcoldipendenza registrati 42.224 utenti, mentre si contano 42mila accessi al Pronto soccorso e oltre 46mila dimissioni ospedaliere legate all’alcol. IL DOCUMENTO

Sono oltre 8 milioni gli italiani che consumano alcol in modalità a rischio per la salute. Tra questi, 730mila presentano consumi dannosi che richiederebbero un intervento terapeutico. E a preoccupare è soprattutto la situazione dei più giovani: tra i 16 e i 17 anni quasi un ragazzo su tre presenta comportamenti di consumo a rischio, mentre tra i 18 e i 24 anni cresce il fenomeno del binge drinking, ovvero il consumo eccessivo di alcol concentrato in un’unica occasione.

È il quadro che emerge dalla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 125/2001 in materia di alcol e problemi alcolcorrelati, anno 2025, che presenta i dati epidemiologici relativi al 2024, elaborati attraverso le rilevazioni di Istat, Istituto Superiore di Sanità e altre fonti istituzionali.

Un quadro che presenta luci e ombre. Se da una parte diminuisce il consumo quotidiano, dall’altra si consolidano modalità di assunzione potenzialmente più problematiche, soprattutto tra giovani e donne. E rimane rilevante l’impatto sul Servizio sanitario nazionale, tra accessi al Pronto soccorso, ricoveri e domanda di assistenza ai servizi territoriali.

Quasi 36 milioni di italiani bevono alcolici. Meno consumi quotidiani, ma si beve sempre più fuori pasto

Secondo l’Istat, nel 2024 il 66,6% della popolazione italiana di almeno 11 anni ha consumato una bevanda alcolica, pari a circa 35 milioni e 760mila persone. La prevalenza è nettamente superiore tra gli uomini (76,7%) rispetto alle donne (57,1%).

Rispetto al 2023 si registra una lieve diminuzione della quota complessiva dei consumatori, che passa dal 67,3% al 66,6%. Più marcata la flessione del consumo quotidiano, dal 18,4% al 17%, pari comunque a oltre 9,1 milioni di persone.

A crescere sono invece altre modalità di consumo: quello occasionale passa dal 48,9% al 49,6%, mentre quello fuori pasto sale dal 32,4% al 33,2%.

La trasformazione diventa ancora più evidente osservando l’ultimo decennio. Tra il 2014 e il 2024 il consumo quotidiano è sceso dal 22% al 17%, mentre quello occasionale è salito dal 41,1% al 49,6% e quello fuori pasto dal 26,9% al 33,2%.

Particolarmente significativa l’evoluzione delle abitudini femminili. In dieci anni la quota delle donne che consumano alcol occasionalmente è passata dal 39,4% al 47,9%, mentre quella delle consumatrici fuori pasto è cresciuta dal 16,4% al 24,6%.

Quanto alle bevande, il vino rimane il prodotto più diffuso, consumato dal 54,7% della popolazione, seguito dalla birra (50,7%) e da aperitivi, amari e superalcolici (48,6%).

Oltre 8 milioni di consumatori a rischio. La fascia più critica è quella dei 16-17enni

L’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità stima che nel 2024 circa 8,2 milioni di italiani non abbiano rispettato le raccomandazioni di salute pubblica sul consumo di bevande alcoliche.

Si tratta di circa 5,7 milioni di uomini e 2,5 milioni di donne, pari rispettivamente al 21,8% e al 9,1% della popolazione di riferimento di almeno 11 anni.

Per definire il consumo a rischio, l’ISS considera diversi parametri, tra cui il superamento delle quantità giornaliere raccomandate, il binge drinking e, per i minorenni, anche il consumo di una sola bevanda alcolica nel corso dell’anno.

La fascia più esposta è quella dei 16-17enni, nella quale il 34,5% dei ragazzi e il 29,7% delle ragazze presenta almeno un comportamento a rischio. Complessivamente il fenomeno interessa il 32,2% degli adolescenti di questa età.

Nella popolazione minorenne le differenze tra maschi e femmine risultano inoltre molto meno accentuate rispetto alle altre fasce d’età, segnalando una progressiva convergenza dei comportamenti.

Un dato che, osserva la Relazione, impone di mantenere elevata l’attenzione sulla prevenzione e sull’identificazione precoce dei comportamenti problematici.

Binge drinking in crescita tra i giovani. Tra le ragazze aumenta il consumo rischioso

Un’altra spia di allarme riguarda il binge drinking, il consumo eccessivo di bevande alcoliche in una singola occasione.

Nel 2024, nella fascia tra i 18 e i 24 anni, questo comportamento ha interessato il 16,1% dei giovani, in aumento rispetto al 14,5% registrato nel 2023.

Il fenomeno riguarda il 19,9% dei ragazzi e il 12,1% delle ragazze, con un incremento che interessa entrambi i sessi.

Nella stessa fascia d’età, la prevalenza delle giovani donne con consumi complessivamente a rischio passa dall’11,2% del 2023 al 12,9% del 2024.

Guardando all’intera popolazione maschile, l’ISS rileva inoltre un aumento significativo del binge drinking, passato dall’11,3% al 12,4% nell’arco di un anno.

Nel complesso, tra gli 11 e i 24 anni il 45,5% dei ragazzi e il 40,8% delle ragazze ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso del 2024. Più di un giovane su quattro, inoltre, ha l’abitudine di bere fuori dai pasti.

Anche gli anziani a rischio: oltre 2,4 milioni bevono troppo

L’attenzione non deve concentrarsi soltanto sui più giovani. La Relazione segnala infatti un fenomeno particolarmente rilevante anche tra gli over 65.

Nel 2024 sono stati 2 milioni e 439mila gli anziani che hanno adottato almeno un comportamento di consumo a rischio, di cui 1 milione e 848mila uomini e 591mila donne.

In termini percentuali, si tratta del 29,3% degli uomini e del 7,5% delle donne nella popolazione anziana.

Il comportamento più diffuso è il consumo abituale eccedentario, spesso legato alla scarsa consapevolezza dei limiti di assunzione raccomandati.

Il Ministero ricorda come con l’avanzare dell’età si riduca la capacità dell’organismo di metabolizzare l’alcol, aumentando la vulnerabilità ai suoi effetti. A questo si aggiungono le possibili interazioni negative con i farmaci, particolarmente rilevanti in una popolazione frequentemente sottoposta a terapie croniche.

Sono 730mila gli italiani con consumi dannosi. Nei servizi registrati 42mila utenti

Uno dei dati di maggiore interesse sanitario riguarda la platea delle persone che presentano un consumo dannoso di alcol, una modalità di assunzione che determina conseguenze negative sulla salute fisica e mentale.

Nel 2024 l’ISS stima circa 730mila consumatori dannosi, di cui 480mila uomini e 250mila donne, con una prevalenza rispettivamente dell’1,92% e dello 0,94% nella popolazione di almeno 15 anni.

Il dato risulta in diminuzione rispetto all’anno precedente, ma resta elevata la dimensione del bisogno assistenziale. Secondo la Relazione, queste persone sono da considerare clinicamente bisognose di trattamento e potenzialmente destinatarie di una presa in carico presso i servizi territoriali.

Sul versante dell’assistenza, nel 2024 risultano 544 SerD che si occupano di problemi legati all’alcol, pari al 95,6% del totale, ai quali si aggiungono cinque strutture pubbliche ospedaliere o universitarie.

Gli utenti registrati dal sistema informativo sono complessivamente 42.224, per il 74,5% uomini e per il 25,5% donne.

La distribuzione dell’utenza evidenzia che l’11,3% è costituito da nuovi utenti, il 46% da persone già in carico o rientrate in trattamento e il restante 42,7% da soggetti che si rivolgono ai servizi senza una formale presa in carico.

Si tratta spesso di accessi sporadici, consulenze singole o situazioni nelle quali la persona non ha ancora avviato un percorso terapeutico strutturato.

L’età più rappresentata tra gli utenti complessivi è quella tra i 50 e i 59 anni. Il 72,8% ha un’età compresa tra 30 e 59 anni, mentre gli under 30 rappresentano soltanto il 6% e gli over 60 il 21,2%.

Va tuttavia precisato che dal 2024 è entrato in funzione il nuovo sistema di rilevazione SIND Alcol, basato su dati individuali anziché aggregati. Il numero degli utenti non è quindi direttamente confrontabile con quello degli anni precedenti e non consente, da solo, di misurare una variazione degli accessi ai servizi.

Oltre 42mila accessi al Pronto soccorso e 46mila dimissioni ospedaliere

L’impatto dell’alcol sul sistema sanitario emerge anche dai dati sull’assistenza ospedaliera.

Nel 2024 sono stati registrati 42.038 accessi al Pronto soccorso con una diagnosi principale o secondaria totalmente attribuibile all’alcol. Il 68% ha riguardato uomini e il 32% donne.

Quanto alla gravità, il 48% degli accessi è stato classificato con codice verde e il 41% con codice giallo, mentre il 2% ha ricevuto un codice rosso.

Il 65% degli accessi è avvenuto attraverso il sistema di emergenza 118, mentre il 29% dei pazienti è arrivato con mezzi propri.

Sul fronte dei ricoveri, le Schede di dimissione ospedaliera rilevano 46.320 dimissioni con diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol, in diminuzione del 3% rispetto al 2023.

Nel 57% delle dimissioni sono presenti patologie epatiche croniche, tra cui steatosi, epatite e cirrosi. Seguono le sindromi da dipendenza alcolica (18,7%) e le condizioni associate all’abuso di alcol (17,5%).

Anche in questo caso emerge una forte differenza di genere: il 78% delle dimissioni riguarda pazienti uomini.

Morti e incidenti stradali: l’alcol continua a pesare

Sul fronte della mortalità, l’ultimo dato disponibile si riferisce al 2022, quando in Italia sono stati registrati 1.306 decessi per patologie totalmente attribuibili all’alcol nella popolazione di almeno 15 anni.

L’82,5% dei decessi ha riguardato uomini e il 17,5% donne. Le cause principali sono rappresentate dalle epatopatie alcoliche e dai disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol.

Si tratta dei soli decessi per cause totalmente attribuibili, e dunque non dell’intero carico di mortalità al quale il consumo di alcol può contribuire.

Rilevante anche il capitolo della sicurezza stradale. Secondo i dati di Carabinieri e Polizia Stradale, su 57.500 incidenti con lesioni rilevati dai due organi nel 2024, in 4.717 casi almeno uno dei conducenti coinvolti era in stato di ebbrezza, pari all’8,2% del totale osservato.

Una percentuale in lieve diminuzione rispetto all’8,5% del 2023, che tuttavia conferma il peso dell’alcol nell’incidentalità stradale. Il dato non rappresenta la totalità degli incidenti verificatisi in Italia.

Le differenze regionali: consumi a rischio più diffusi al Nord

La Relazione evidenzia anche significative differenze territoriali, con una maggiore diffusione dei comportamenti a rischio nelle regioni settentrionali.

Nell’Italia nord-orientale il 24,8% degli uomini e l’11,1% delle donne presenta consumi a rischio, valori superiori alle rispettive medie nazionali.

Particolarmente elevati i dati della Provincia autonoma di Bolzano, dove il 29% degli uomini e il 13,1% delle donne rientra nella categoria dei consumatori a rischio. Il binge drinking riguarda il 23% degli uomini e il 9,1% delle donne.

In Friuli Venezia Giulia le prevalenze dei consumatori a rischio raggiungono il 30,2% tra gli uomini e l’11,3% tra le donne.

Differenze che confermano la necessità di interventi preventivi calibrati sulle caratteristiche epidemiologiche e sui comportamenti delle diverse popolazioni regionali.

La risposta del Ministero: prevenzione precoce e maggiore integrazione tra servizi

La Relazione dedica infine spazio alle iniziative realizzate nel 2025 dal Ministero della Salute nell’ambito della prevenzione.

Tra queste figura il lavoro svolto per l’elaborazione delle Linee di indirizzo sull’identificazione precoce dei segnali predittivi di dipendenza patologica, predisposte dal Tavolo tecnico istituito nell’ambito del Piano nazionale della prevenzione.

Il documento, la cui ultima bozza è stata definita nel dicembre 2025 e il cui iter di adozione deve completarsi attraverso la Conferenza Unificata, punta a rafforzare gli interventi di individuazione precoce dei comportamenti problematici.

Particolare attenzione viene riservata all’integrazione tra servizi sanitari pubblici, strutture private accreditate, servizi socioeducativi, Terzo settore e associazioni di auto mutuo aiuto.

La Relazione richiama inoltre le evidenze scientifiche internazionali sul rapporto tra alcol e tumori, ricordando che non esiste una quantità di consumo considerata sicura rispetto al rischio oncologico.

Il messaggio che emerge dal documento è dunque quello di una sfida ancora aperta per la sanità pubblica. Non basta guardare alla diminuzione dei consumi quotidiani: occorre intercettare le modalità di assunzione a rischio, intervenire precocemente soprattutto sui giovani e rafforzare la capacità dei servizi territoriali di raggiungere le persone che necessitano di assistenza.

Una sfida che coinvolge prevenzione, medicina generale, servizi per le dipendenze e assistenza ospedaliera, e che richiede una risposta sempre più coordinata dell’intero Servizio sanitario nazionale.

15 Ottobre 2026

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