Cure palliative: servono nuove prospettive, anche per avere più medici

Cure palliative: servono nuove prospettive, anche per avere più medici

Cure palliative: servono nuove prospettive, anche per avere più medici

Gentile Direttore, il dibattito che si è svolto recentemente alla Camera dei deputati sulla Riforma delle professioni sanitarie, legge 2700/26, ha messo in evidenza alcuni problemi specifici del nostro Ssn, soprattutto in tema di responsabilità professionale, penale e civile. Anche la medicina palliativa pone...

Gentile Direttore,
il dibattito che si è svolto recentemente alla Camera dei deputati sulla Riforma delle professioni sanitarie, legge 2700/26, ha messo in evidenza alcuni problemi specifici del nostro Servizio sanitario nazionale, soprattutto in tema di responsabilità professionale, penale e civile. Anche la medicina palliativa pone problemi importanti di grande rilevo etico sul piano della responsabilità. Per questo è sull’articolo 3 della legge 2700 che vorrei richiamare l’attenzione, dove prevede una serie di misure necessarie per rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale e rafforzare il legame con i professionisti.

Se si parte dal riordino delle forme di lavoro flessibile per i medici in formazione specialistica, compatibilmente con le esigenze di formazione e i limiti delle risorse disponibili: un ambito che merita particolare attenzione è proprio quello dei medici palliativisti. Oltre sei posti su dieci restano vuoti nelle scuole di specializzazione in Medicina e cure palliative. Nonostante tutti richiedano a gran voce più risorse economiche e finanziarie per le cure palliative, il problema è proprio la carenza di medici specialisti in medicina palliativa. I posti messi a concorso ci sono, ma, almeno per ora, non sono sufficientemente attrattivi per i neo-laureati. Occorre capirne il motivo e aprire per loro un ambito più ampio e più flessibile in cui spendere la loro specializzazione. È quanto sostiene un ordine del giorno presentato dall’Onorevole Cesa, che ha ricevuto parere favorevole del governo. “Nell’anno accademico 2025/2026, su 165 posti disponibili, ne sono stati assegnati solo 64. Gli altri 101 sono rimasti vuoti: la copertura è stata appena del 38,8%”.

L’ordine del giorno faceva riferimento ad una serie di possibilità che potrebbero aprirsi per gli specialisti in cure palliative, per esempio l’equipollenza della specializzazione in medicina palliativa con altre specializzazioni, dalla medicina interna alla oncologia medica, dalla geriatria alla medicina di comunità, immaginando una maggiore presenza dei palliativisti sul territorio, ma anche la creazione di Unità di Medicina della complessità e cure palliative nei grandi ospedali, per offrire consulenza palliativa nei reparti con più malati in fase avanzata. Sempre più spesso si parla di cure palliative precoci e simultanee, come modello assistenziale che integri le cure palliative con le altre terapie mediche, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del paziente e di garantire il massimo rispetto per la sua dignità, evitando che si senta un peso per la famiglia.

Troppo spesso le cure palliative sono messe in relazione al fine vita, in una ambigua simbiosi con il suicidio assistito, e non è questa la motivazione che può attrarre i giovani medici ad orientarsi verso la medicina palliativa, quando hanno tutto il desiderio di spendere le loro competenze umane e professionali prendendosi cura della vita, anche nei momenti più difficili e dolorosi.

I giovani medici che scelgono di specializzarsi in un campo così delicato come la medicina palliativa debbono sapere che stanno facendo un’opzione per la medicina della complessità, per la presa in carico di un malato che ha il diritto di essere curato, contando su tutto ciò che scienza e tecnica mettono a sua disposizione. Non è questione di accanimento terapeutico ma di autentico rispetto per il suo diritto a vivere fino alla fine nel modo più dignitoso possibile. Per questo servono risorse, risorse economiche adeguate, e bisogna riconoscere al governo che ha già fatto e ha promesso di fare ancor più con la prossima legge di bilancio. Ma servono soprattutto risorse umane: professionisti esperti, sia medici che infermieri, con una competenza ad ampio raggio, che li ponga in relazione con molti altri colleghi, con cui sono in grado di interagire proprio per la loro formazione a 360 gradi.

Il tema delle equipollenze merita quindi di essere preso seriamente in considerazione, anche perché quando mancano i palliativisti sono i medici di medicina generale, i geriatri, gli oncologi che intervengono. Occorre valorizzare le competenze trasversali nella gestione delle patologie croniche avanzate e dei pazienti con bisogni assistenziali sempre più complessi. Anche questa è una forma di pari opportunità e di non discriminazione.

L’11 novembre è la Giornata mondiale delle cure palliative, speriamo che si possa tornare a parlare di medicina palliativa in tutti i contesti interessati e interessanti.

Ringraziando per l’attenzione,

On. Paola Binetti
Professore emerito di Storia della Medicina

02 Novembre 2026

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