Lombardia. Corruzione e tangenti nelle Asl. Sette arresti e una ventina di indagati

Lombardia. Corruzione e tangenti nelle Asl. Sette arresti e una ventina di indagati

Lombardia. Corruzione e tangenti nelle Asl. Sette arresti e una ventina di indagati
Maxioperazione della Dia di Milano. Sotto inchiesta presunti episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere. Eseguite 50 perquisizioni. Coinvolte numerose strutture sanitarie della Regione. Gli investigatori parlano di una “ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale”.

Ancora uno scandalo avvolge la sanità lombarda. Dalle prime luci delle alba la Direzione Investigativa Antimafia di Milano nell’ambito di un’indagine legata ad alcuni episodi diffusi di corruzione ha dato il via ad un’operazione ad ampio raggio che ha portato all’arresto di sette persone mentre sono venti gli indagati. "Sì è fatta luce sul pagamento di tangenti per appalti di forniture a varie aziende ospedaliere della regione – ha spiegato a SkyTG24 il Capo centro Dia di Milano Alfonso Di Vito – gli indagati sono una ventina, sette sono tratti in arresto e sono in corso più di 50 perquisizioni di cui una anche in territorio estero nei confronti di una finanziaria coinvolta in operazioni di riciclaggio destinate poi al pagamento delle tangenti". Gli investigatori della Dia parlano di una “ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale” e di un giro di appalti da milioni di euro.
 
Il caso.
Tangenti in cambio di forniture per gli ospedali. Questo il vulnus dell’operazione denominata La Cueva' che ha portato stamattina a sette arresti – eseguiti su richiesta dei pm Claudio Gittardi, della Direzione distrettuale antimafia (Dda), e Antonio D'Alessio – e ha visto 20 persone indagate nell'operazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Milano scattata stamattina alle prime luci dell’alba.
 
Sono finiti in manette come riporta Repubblicamilano.it Massimo Guarischi, 49 anni, ex consigliere regionale di Forza Italia vicino all'ex governatore Roberto Formigoni, già condannato in via definitiva nel 2009 per corruzione negli appalti per il dopo alluvione; Leonardo Boriani, 66, giornalista, ex direttore della Padania; tre imprenditori della famiglia Lo Presti di Cinisello Balsamo, titolari della società Hermex Italia (Giuseppe Lopresti, 65 anni, e i figli Salvo Massimiliano, 43, e Gianluca, 39); Luigi Gianola, 65, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Sondrio, e Pierluigi Sbardolini, 61, direttore amministrativo dell'ospedale Mellino Mellini di Chiari nonché ex direttore del San Paolo di Milano. 

Da quanto si apprende dal sito del quotidiano l’indagine avrebbe preso il via “dalla morte sospetta di Pasquale Libri – il genero del boss della 'ndrangheta Rocco Musolino, funzionario del settore appalti intercettato con l'ex direttore della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, e poi precipitato dall'ottavo piano del nosocomio milanese per un suicidio dai contorni mai del tutto chiariti – che sono partite le indagini su un sistema di corruzione che va oltre la sfera di influenza delle cosche ed è tutto interno al mondo dei colletti bianchi e della politica lombarda”. 
 
“Nell'inchiesta sarebbe stato riscontrato un passaggio di denaro documentato, 85mila euro versati in più soluzioni, tra Guarischi e l'imprenditore Giuseppe Lo Presti. La somma sarebbe legata all'acquisto, da parte dell'Azienda sanitaria di Cremona e dell'Istituto nazionale dei tumori, di un macchinario diagnostico commercializzato dalla ditta di Lo Presti. Guarischi risulta inserito nella vicenda per  l'acquisto del macchinario diagnostico da parte delle due strutture sanitarie lombarde, ma il risultato oggi presentato dalla Dia in generale "non è definitivo – hanno spiegato gli inquirenti – E gli episodi fanno pensare a una seconda fase". Il "passaggio" degli 85mila euro ha come premessa "una finanziaria di Lugano e fatture emesse da ditte compiacenti italiane, documentazioni false da spesare che hanno reso possibile l'arrivo in Italia del denaro". 

L'operazione, denominata 'La Cueva', è stata coordinata dal colonnello Alfonso Di Vito (Dia). Fra gli indagati ci sono, oltre al direttore generale della Sanità lombarda, Carlo Lucchina, numerosi altri manager pubblici degli ospedali di Chiari, di Cremona, di Valtellina e Valchiavenna (Sondrio) e dell'Istituto nazionale tumori: Danilo Gariboldi, direttore generale del Mellino Mellini di Chiari; Simona Mariani, direttore generale dell'ospedale di Cremona; Gerolamo Corno, direttore generale dell'Istituto tumori di Milano; Pierguido Conti e Vincenzo Girgenti (General elettric medical systems Italia di Milano); Alessandro Pedrini, già dipendente della Regione Lombardia; Massimo Streva (Fratelli Scotti, impresa edile di Cinisello Balsamo); Battista Scalmani (BS Biotecnologie di Bergamo); Carlo Barbieri (Brainlab Tecnologie di Milano); Giuseppe Barteselli (dirigente dell'ospedale San Gerardo di Monza); Bruno Mancini (Biemme Rappresentanze di Roma). L'operazione comprende una cinquantina di perquisizioni, tra le quali una presso una finanziaria con sede in Svizzera e che avviene tramite rogatoria internazionale.

12 Marzo 2013

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