A rischio gli adolescenti che passano più di 3 ore su internet
Ad esempio, se normalmente tra gli adolescenti solo poco meno di uno su tre fuma (32%), nel caso della popolazione che passa più tempo in rete si sale addirittura a più di uno ogni due (52%). In maniera simile si raddoppia la percentuale dei ragazzi che si sono già ubriacati (il 31% contro 16% del campione generale) e gli stessi ragazzi che passano più di tre ore al giorno su internet ammettono di fare più spesso cose che loro stessi ritengono rischiose (il 40% contro il 25% degli adolescenti meno amanti del web).
Per non contare poi tutte quelle situazioni più a rischio, che coinvolgono anche contatti con le persone conosciute sul web: quasi doppia la percentuale di adolescenti che accetta di incontrare uno sconosciuto incontrato su internet rispetto alla corrispondente nella popolazione normale (il 22% contro il 12%), mentre sono circa tre volte i giovani che accettano proposte di sesso virtuale nel primo gruppo rispetto al secondo (il 15% contro il 5%).
Si tratta di un quadro certamente non confortante se si considera che questa “categoria” di adolescenti è in costante crescita. Cresce la fruizione di Internet (che ormai più essere considerata universale in quella fascia d’età); cresce la fruizione quotidiana (riguardava il 42% nel 2008 oggi riguarda oltre il 70%); cresce la percentuale di ragazzi e ragazze che passa in rete più di 3 ore al giorno (8,6% nel 2008; 21,3% nel 2012). Per non parlare di Facebook, pressoché inesistente tra gli adolescenti nel 2008, sul quale oggi ha un proprio profilo circa l’80%. Un trend di crescita che aumenta ancora con l’età, come dimostra uno studio pilota effettuato dalla Associazione Laboratorio adolescenza, a Milano, su tre scuole superiori (l’utilizzo quotidiano di Internet sale all’80%; gli “over 3 ore” aumentano al 31% e Facebook arriva al 95%).
Ma come già accennato, a preoccupare, più che il dato specifico sul numero di adolescenti che usa la rete per molte ore al giorno, è qualcos’altro: “La fruizione sempre più massiccia di Internet e, quindi, la sempre maggiore conoscenza dello strumento invece di indurre i giovani utenti ad atteggiamenti più consapevoli e quindi più prudenti (il che potrebbe rappresentare un positivo contrappeso), li spinge ad assumere comportamenti sempre più liberi e”, ha spiegato Maurizio Tucci, curatore delle indagini SIP e Presidente della Associazione Laboratorio Adolescenza. “In ciò si evidenzia quanto sia carente una adeguata formazione ed informazione, da parte degli adulti di riferimento, su un corretto utilizzo del mezzo”.
"Questi dati ci mostrano una parte di adolescenti che vuole crescere in fretta e che desidera legittimamente travalicare i limiti, come accade fisiologicamente in questa fase della vita, ma in realtà senza un’autentica maturazione interiore, perché crescere vuol dire vivere emozioni crescenti che, al contrario, nel mondo del web sono in qualche modo schermate”, spiega Federico Tonioni, Responsabile del Centro per le Dipendenze da Internet del Policlinico Gemelli di Roma. “Non si tratta comunque di situazioni patologiche. Il problema nasce quando la vita in Rete non è più in funzione della vita reale ma diventa una realtà esclusiva e non il frutto di una scelta. Presso la nostra struttura arrivano ragazzi che presentano segni iniziali, spesso progressivi, di ritiro sociale, fino al raggiungimento di forme estreme caratterizzate da abbandono scolastico e tendenza a trascorrere online tutto il tempo a disposizione. Si dissociano dalla realtà, riducendo al minimo la relazione con il corpo e le sue funzioni (fame, sete, movimento, sport, sessualità, etc), e manifestano quadri psicopatologici sovrapponibili alla sindrome 'HIkikomori', disturbo che colpisce migliaia di giovani in Giappone, ma che sembra fondato su presupposti culturali diversi”.
A questo si aggiunge che i grandi fruitori di Internet, in percentuale superiore alla media, trascorrono anche più di tre ore al giorno davanti alla TV (17,3 vs 29,3%), il che ne fa veri e propri “videodipendenti”. "Questo dato non mi stupisce affatto: in realtà l'eccesso di uso di internet è in continuità con il rapporto serrato che lega, fin dall’infanzia, molti bambini agli “screen digitali”, con scarso controllo e senso del limite”, ha continuato Tonioni. “L’alto livello di interattività che caratterizza anche la televisione rende il tempo di fruizione quasi interminabile e quando un bambino “non si vede e non si sente”, viene a mancare prima di tutto nella mente dei genitori, che in quel momento non lo pensano. Se condizioni del genere diventano la norma, si complica quel rispecchiamento emotivo fondamentale per crescere armonicamente e che rappresenta la base della nostra identità e della capacità di sostenere le relazioni con gli altri. I bambini non hanno bisogno di essere guardati, ma piuttosto di essere 'visti' e quindi considerati”.
Il problema è dunque la prevenzione, e – come spiega ancora l’esperto – “spetta agli adulti coltivare la relazione emotiva che ogni bambino chiede”. Concludendo poi: “Non a caso molti giovani che abusano di internet vengono da famiglie con difficoltà specifiche nella comunicazione emotiva, come del resto accade in certi casi di cyber bullismo dove la vittima e il persecutore sembrano collocarsi entrambi nella possibilità di esprimere o reprimere emozioni diametralmente opposte. I genitori devono essere incoraggiati a porre limiti a certi comportamenti , perché di fatto questo significa essere presenti e aiuta i figli a riconoscere i propri confini. Soprattutto in adolescenza il conflitto rappresenta una delle forme più autentiche di comunicazione tra genitori e figli, mentre l’alternativa potenzialmente più dannosa è la compiacenza”.
08 Maggio 2013
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