Lazio. Allo studio progetto per istituire l’infermiere di famiglia

Lazio. Allo studio progetto per istituire l’infermiere di famiglia

Lazio. Allo studio progetto per istituire l’infermiere di famiglia
Ma non solo previsto uno studio sui risparmi garantiti dall’entrata in funzione di ambulatori infermieristici sul territorio e una ricognizione sulle risorse infermieristiche con contratti atipici e precari presenti ad oggi nel Ssr. Questi alcuni progetti di cui hanno discusso il presidente della commissione Salute Lene e il coordinamento regionale Ipasvi.

Il presidente della commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale del Lazio, Rodolfo Lena (Pd), ha incontrato il coordinamento regionale Collegi Ipasvi (che rappresenta i circa 42mila infermieri del Lazio iscritti all’Albo professionale), guidato dal presidente del Collegio di Roma, Gennaro Rocco. Presenti anche il vice presidente del Collegio provinciale di Frosinone, Gennaro Scialò; del Collegio di Viterbo, Mario Curzi; e Valentino Coppola, vice presidente del Collegio di Latina.
 
Sul tavolo, proposte concrete per avviare un ripensamento del modello gestionale e assistenziale della sanità regionale, partendo dalla domanda di salute di una popolazione sempre più caratterizzata da mancanza di prevenzione, ricorso improprio a strutture ospedaliere, problematiche legate all’invecchiamento e alla presa in carico su base domiciliare della fase post-acuzie.
I rappresentanti degli infermieri laziali hanno consegnato al presidente Lena un dettagliato documento sulle priorità da affrontare. In primis, la cronica mancanza di unità infermieristiche rispetto ai bisogni assistenziali e la delicata questione del precariato di tutto il personale sanitario. A seguire, la sperimentazione di nuovi modelli di assistenza sul territorio e un rinnovato impulso, su base regionale, del programma di Educazione Continua in Medicina (Ecm), i cui crediti formativi sono obbligatori per chi opera nel pubblico come nel privato. Infine, è stata affrontata la necessità di garantire risorse adeguate alle sedi universitarie distaccate presso Asl e Aziende ospedaliere per incentivare la formazione “sul campo” e non solo in aula degli infermieri del futuro.

Il presidente Lena, dicendosi disposto sin da subito a fare un’attenta ricognizione dei vari profili di precariato presenti nel Sistema sanitario laziale, non ha escluso un deciso intervento della Regione su ipotesi di progressive stabilizzazioni, con regole e tempi certi. “Dobbiamo però tutti comprendere – ha precisato – che talvolta è utile fare un passo indietro ognuno nel suo piccolo per far fare un balzo in avanti alla nostra sanità rispetto a situazioni di comodo e di inefficienza che si protraggono da anni. Aver affrontato con successo in Commissione l’internalizzazione dell’Asp, ad esempio, dà la misura di quanto vogliamo metterci in gioco in prima persona, ripensando radicalmente il modo di fare sanità della nostra Regione. Adesso tocca anche a voi professionisti sanitari, chiamati a dare un leale e costruttivo contributo senza arroccamenti e difese a oltranza di posizioni di categoria”.
 
I Collegi Ipasvi e la presidenza della Commissione hanno concluso l’incontro con l’impegno a progettare dei percorsi sperimentali per istituire la figura dell’infermiere di famiglia in alcune zone “campione” del Lazio, attraverso degli interventi a costo zero, che facciano leva unicamente sulla rimodulazione delle risorse già in carico alle Asl. Inoltre, il Coordinamento Ipasvi produrrà uno studio sui risparmi garantiti dall’entrata in funzione di ambulatori infermieristici sul territorio.
Concordata, infine, una ricognizione puntuale sulle risorse infermieristiche con contratti atipici e precari presenti ad oggi nel Sistema sanitario regionale. 

25 Maggio 2013

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