Nottola: “Sanità ambito particolarmente esposto a illeiceità”. I numeri delle sentenze e le cifre dei risarcimenti richiesti
L’anno giudiziario da poco concluso, infatti, ha fatto registrare 50 sentenze delle Sezioni giurisdizionali di appello (da considerarsi definitive in quanto emesse in secondo ed ultimo grado) per un importo complessivo di oltre 55,4 milioni di euro, dovuti da 79 persone fisiche, comprensivo sia dei risarcimenti stabiliti a seguito di esame nel merito della vicenda, sia conseguente da quelli percentualmente ridotti con la definizione agevolata dei giudizi. La maggior parte di tale importo consiste in danni patrimoniali di vario genere. “A tale dato – spiega Nottola nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario – va inoltre aggiunto l’ulteriore importo, anch’esso definitivo, di oltre 59,9 mila euro derivante dal risarcimento spontaneamente corrisposto dagli indagati prima dello svolgimento del processo, evitando così il relativo giudizio”.
Sono state inoltre emesse altre 237 sentenze di primo grado da parte delle Sezioni giurisdizionali regionali, con altrettanti risarcimenti al momento addebitati per un importo complessivo di circa 17,9 milioni di euro. “Tale dato – sottolinea Nottola – è, tuttavia, da considerarsi provvisorio perché, pur essendo la sentenza di primo grado immediatamente esecutiva, la sua efficacia è sospesa normativamente in caso di impugnativa in appello (quasi sempre ricorrente), sede nella quale gli importi di condanna potranno essere confermati ovvero potrebbero essere soggetti a variazione (in senso ovviamente diminutivo) considerata la già ricordata possibilità dei soggetti condannati in prima istanza di potersi avvalere – ferma restando la pronuncia a loro sfavorevole – della possibilità di definire il giudizio in via agevolata, limitando il pagamento del risarcimento a non più del 30% dell’importo stabilito in primo grado, oltre che per effetto di una diversa valutazione della vicenda da parte del giudice d’appello”.
A livello territoriale, spiega Nottola nella sua relazione, “l'importo più consistente, di una singola sentenza, è stato deciso dalla Sezione Trentino Alto Adige – sede di Trento, con la condanna di una dipendente dell’A.S.P. di Trento avente l’incarico e funzioni di back office ed in specie quale addetta ai rimborsi stessi, la quale – con abuso dei poteri e violazione dei doveri relativi alla pubblica funzione ed al pubblico servizio svolto – in concorso con alcuni familiari, ha posto in essere (nel periodo intercorrente tra il 2007 ed il 2011) una condotta fraudolenta in danno dell’Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento, avendo creato (mediante la falsificazione di numerose pratiche di rimborso per spese sanitarie, artifici e raggiri), le false condizioni affinché detti rimborsi venissero versati sul proprio conto corrente ovvero su conti correnti intestati a familiari stretti, così procurandosi un illecito profitto nell’ordine di almeno due milioni e trecentomila euro a danno dell’Azienda provinciale”.
Nella maggior parte delle regioni, le Corti territoriali hanno in genere emesso sentenze per danni erariali alla sanità per importi complessivamente superiori a 100 mila euro.
Ma sono, sottolinea Nottola, “particolarmente rilevanti e consistenti sono anche le fattispecie in attesa di essere valutate dalle Corti territoriali. Le Procure regionali hanno, infatti, attivato numerosi processi in materia sanitaria che sono tuttora in attesa della valutazione del giudice contabile. I danni contestati ammontano complessivamente ad oltre 123,6 milioni di euro, quasi tutti relativi a presunti danni patrimoniali, per l'esatta quantificazione dei quali, ovviamente, si dovranno attendere le relative pronunce. Il dato – secondo Nottola – è comunque da considerarsi già di per sé significativo e conferma la costante attenzione prestata dal P.M. contabile ai fenomeni di malcostume che accadono nel settore”.
Nella sola regione Lazio, la locale Procura regionale ha contestato danni erariali per oltre 91,7 milioni di euro, di cui oltre 86,9 milioni di euro relativi ad una citazione per illeciti rimborsi di prestazioni sanitarie di riabilitazione, ottenuti dalla Casa di Cura San Raffaele di Cassino e quindi dalla San Raffaele SpA di Roma, con danno al S.S.R. ed al S.S.N.
Importanti importi sono complessivamente in contestazione, oltre che nel Lazio (oltre 91,7 milioni di euro), anche in Calabria (oltre 13,9 milioni di euro), Piemonte (6,1 milioni di euro), Campania (oltre 2,6 milioni di euro), Umbria (2,3 milioni di euro), Toscana (oltre 1,7 milioni di euro), Veneto (oltre 1,7 milioni di euro) e Sicilia (oltre 1,2 milioni di euro).
14 Febbraio 2014
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