Renzi, le tasse la sanità. Sperando che non si vada in tilt

Renzi, le tasse la sanità. Sperando che non si vada in tilt

Renzi, le tasse la sanità. Sperando che non si vada in tilt
La riduzione delle imposte alla quale punta il neo premier è sacrosanta. Ma bisogna vigilare con tutte le forze affinché essa non avvenga a scapito del sistema di protezione universale. Sì all'abbatimento di sprechi e ruberie nella sanità ma utilizziamo quanto recuperato solo ed esclusivamente per un vero rilancio del nostro Ssn

L’”ambizione sfrenata” che ha portato Matteo Renzi alla Presidenza del consiglio deponendo, con il consenso quasi unanime della direzione del PD, Enrico Letta, non lascia “sereni” nemmeno noi che dei giochi politici siamo totalmente indifferenti.
Il “peccato originale” a lui attribuito dall’autorevole e competente in materia “Osservatore Romano” ha bisogno ora, a detta di tutti i commentatori, di un rito di purificazione. E per mondarsi dal delitto politico compiuto (l’accoltellamento a morte del già esangue Enrico Letta)  non bastano le parole. Occorre dell’altro.
 
Servono  risorse fresche e tante per abbattere cuneo fiscale e IRAP dando segno tangibile della avvenuta trasformazione del sogno in realtà,  dell’annuncio in progetto compiuto  Un processo di “transustanziazione” in cui il vile metallo si trasforma in oro rilanciando consumi ed economia e allontanando per sempre il sospetto che la narrazione di Renzi non sia diversa da quella dei tanti che promettevano, invano,  una nuova  prosperità
 
Dove trovare dunque i 10 o i 100 miliardi necessari a questa operazione la cui utilità è peraltro incontestabile? E qui si annida il rischio  immanente per il nostro malconcio SSN.
Sappiamo infatti che al progressivo sottofinanziamento del sistema si aggiunge un cronico uso distorto delle risorse che si trasforma in sprechi e spesso in malversazioni. Ed è anche evidente che estendendo la piattaforma degli acquisti centralizzati  CONSIP all’intero universo della sanità,  ingenti risorse potrebbero essere recuperate, considerato che in un solo anno la spesa per beni e servizi della P.A. si è ridotta in virtù di tale sistema di ben 6 miliardi.
 
Una operazione, questa del controllo dei prezzi, assolutamente necessaria e auspicabile a condizione però che le risorse liberate vengano utilizzate per rilanciare il nostro asfittico SSN e  rafforzare così non l’assistenza ospedaliera, ma prevenzione, cure primarie e integrazione socio-sanitaria.
 
Il finanziamento del nostro SSN si è ridotto come ha ben illustrato il ministro Lorenzin di oltre 25 miliardi di euro nel solo triennio 2013-2015, ma a questo va aggiunto anche il drammatico sottofinanziamento del Fondo delle politiche sociali passato dai 520 milioni + 400 per la non autosufficienza  del 2009 ai 260 milioni +340 milioni n di oggi.
 
Il ministro Beatrice Lorenzin ha fatto già alzato la voce contro questa ipotesi sciagurata come per mettere le mani avanti; e lo stesso hanno fatto le regioni.
Eppure questo “schema di gioco” che avrebbe convinto di sicuro  il suo predecessore (incline per tradizione familiare al compromesso istituzionale)  rischia di non scalfire neppure la “volontà di potenza” di cui l’attuale presidente ha già dato prova ampiamente.
 
Bisogna stringere i denti e impedire che attraverso i risparmi in sanità si compiano altre operazioni,  perché il rischio di una ellenizzazione della salute del nostro paese è del tutto evidente.
La più autorevole rivista del mondo di medicina The Lancet ha lanciato il suo urlo di allarme dimostrando che in Grecia,  dopo i tagli imposti dalla troika,  la mortalità infantile è cresciuta del 43% mentre  i nati sotto peso sono aumentati del 19% e quelli nati morti del 20%: lo stesso dicasi per la mortalità degli anziani fragili e dei tossicodipendenti sterminati dall’HIV per la mancanza di siringhe monouso.
 
La nostra situazione non è quella greca,  ma le ricette proposte dai gelidi tecnocrati dell’Europa dei mercati, contro i quali è però giusto dirlo  si è schierato Renzi,  non sono dissimili,  e il gioco al massacro potrebbe cominciare anche da noi se la ripresa non porterà carburante all’economia.
 
Non voglio fare facili e inutili allarmismi,  ma  bisogna vigilare con tutte le forze affinché la riduzione delle tasse, sacrosanta anche per noi super tartassati dipendenti pubblici, non avvenga a scapito del sistema di protezione universale. Lottiamo con decisione contro sprechi e ruberie nella sanità ma utilizziamo quanto recuperato solo ed esclusivamente per un vero rilancio del nostro SSN.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

27 Febbraio 2014

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