Fp Cgil: “Su inappropriatezza Salute e Regioni studiano misure illusorie”  

Fp Cgil: “Su inappropriatezza Salute e Regioni studiano misure illusorie”  

Fp Cgil: “Su inappropriatezza Salute e Regioni studiano misure illusorie”  
Il riferimento dell’esponente sindacale è all’atteso decreto ministeriale che dovrebbe individuare le 180 prestazioni “inappropriate” come previsto dalla manovra di agosto, che, se prescritte senza valida giustificazione, farebbero scattare le sanzioni ai medici.

“Minacciare i medici e pensare di affrontare l'inappropriatezza con il controllo di 180 prestazioni, che dovrebbero essere individuate in un prossimo decreto del Ministero della Salute di concerto con le Regioni, è pura illusione”.
 
Ad affermarlo è il responsabile nazionale Fp Cgil Medici per la medicina convenzionata,Nicola Preiti, che aggiunge: “Alla fine sul banco degli imputati finiranno soprattutto i medici di medicina generale, se non si cambierà subito l'organizzazione del loro lavoro con una nuova e coraggiosa Convenzione. Ma di questo non vi è traccia. ”
 
Infatti, continua Preiti, “è al medico di famiglia che fa capo sostanzialmente tutta la prescrizione farmaceutica e buona parte della diagnostica territoriale (spesso per induzione): quasi l'80 % delle prescrizioni di RM sono eseguite da medici di famiglia e pediatri.
               
E purtroppo il medico di famiglia è vulnerabile per più ragioni alle pressioni esercitate dal paziente. Oltre alle minacce di denuncia, capita (semplicemente) che il paziente revochi il medico e lo cambi se questo non prescrive quanto preteso. Magari un esame consigliato dagli innumerevoli centri diagnostici convenzionati che hanno un diverso e ‘legittimo’ punto di vista sull'appropriatezza. E la revoca riduce direttamente il reddito del medico, visto che ancora è legato al numero di scelte che ha in carico e non alle sue attività”.
 
Inoltre, aggiunge Preiti, “il medico di famiglia ha poco tempo: un massimalista con 1500 assistiti (il 23% ne ha anche di più) ha aritmeticamente 1,6/min a paziente a settimana, e arriva anche a 90 accessi al giorno in ambulatorio. E aggiungiamo che buona parte di questo tempo teorico viene portato via dalle attività burocratiche sempre più gravose. Già con questi tempi visitare un paziente diventa una eccezione, mettersi a discutere,impossibile.
 
Tutto ciò – secondo Preiti – trascina inesorabilmente il medico verso una maggior prescrizione e lo costringe talvolta alla inappropriatezza. L'esercizio della “scienza e coscienza” richiede tempo e un terreno libero da condizionamenti “
 
Per questo, nell'ambito delle proposte per l'appropriatezza, Preiti osserva: “Riteniamo utile:
la riduzione del massimale di assistiti per medico a 1000 (senza penalizzazione economica per i medici, naturalmente). Questo innanzitutto restituirebbe tempo al medico, per fare il medico con innumerevoli effetti benefici per la sua professionalità e per il sistema; 
il superamento del meccanismo di scelta/revoca. Per togliere l'induzione ricattatoria all'inapropriatezza che il paziente può esercitare sul medico. Legando quindi il reddito del medico alle sue attività e non alle scelte che ha in carico;
la realizzazione di centri distrettuali aperti h24 (Case della salute, ecc), in grado di dare risposte di salute ai cittadini più prossime e più rapide rispetto al PS. Ciò decongestiona i PS ed evita che il cittadino entri nel circuito ospedaliero se non è necessario.
               
La via dell'appropriatezza – conclude Preiti – passa per riforme strutturali sostenute da scelte politiche coraggiose, con lo sguardo rivolto al futuro, che non si fermano sulla soglia dei privilegi di qualcuno”.

15 Settembre 2015

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