Fontanelli (Pd): “La Maggioranza sta spingendo un testo non condiviso”
Onorevole Fontanelli, il Partito democratico di cui lei è il responsabile sanità ha parlato di strana accelerazione in commissione dopo una pausa durata diversi mesi. Può spiegare meglio?
Mi sembra importante sottolineare l’evidente forzatura da parte della maggioranza su questa materia. Questa improvvisa accelerazione senza un’adeguata discussione, senza un serio approfondimento, nel tentativo di riproporre un testo che neanche un anno fa era stato rinviato dall’Aula in commissione a parer nostro è del tutto ingiustificata. Un’operazione che certamente non agevola il confronto tra maggioranza e opposizione.
Crediamo che dietro il tentativo di risolvere o migliorare il governo clinico ci sia, da parte della maggioranza, l’obiettivo di rimettere in discussione l’attuale normativa sull’intramoenia per tornare di fatto ad una completa liberalizzazione delle attività professionali.
Qual è la sua opinione sul ddl?
In questa proposta gli elementi importanti sono tre. Il primo naturalmente è il governo clinico e la sua disciplina, poi c’è l’età, e infine la libera professione. Il governo clinico così com’è incide pochissimo sulla realtà delle cose e in più rischia di aprire un conflitto con le Regioni. Aver riproposto il testo senza un confronto con le Regioni, infatti non porterà quel cambiamento che tutti vorremmo. Viceversa, se si fosse aperto il confronto forse avremmo norme anche più stringenti dal punto di vista della distribuzione della responsabilità nell’ambito del governo clinico.
Per quanto riguarda l’innalzamento dell’età, ci aveva già pensato la legge 183/2010 “collegato lavoro” ad estendere a 70 anni l’età di pensione per i medici che non raggiungono i 40 anni di contributi effettivi. Quindi, da questo punto di vista cambia poco. Infine il terzo punto, la libera professione, che secondo noi del partito democratico rappresenta il vero obiettivo della maggioranza, anche se lo negano, cioè la liberalizzazione della professione.
Come valuta il fatto che il nuovo testo unico cerca di mettere in evidenza i criteri di meritocrazia e trasparenza nelle nomine?
Crediamo che si debba e si possa intervenire per rendere ancora più stringente, chiaro e trasparente il percorso delle nomine. I principi individuati nella legge ci sembrano fin troppo deboli quello che conta per noi, considerato che la materia è di competenza delle regioni, è che si lavori con le regioni. Crediamo che il meccanismo più giusto sia quello che costringa chi fa le nomine a motivare la scelta presentando i curricula e le caratteristiche professionali dei prescelti accompagnando quella scelta con gli obiettivi chiari da raggiungere e successivamente un meccanismo che verifichi gli obiettivi. Tutto questo oggi non c’è.
È però richiesta l’esperienza maturata in ambito sanitario.
Si ma è generica e anche qui si può stringere di più. Su questo piano vorremmo si fosse più rigorosi ovviamente per essere rigorosi occorre lavorare d’intesa con le regioni perchè altrimenti noi possiamo scrivere quello che vogliamo ma il rischio di entrare in conflitto è forte e in sanità oggi l’unica cosa di cui non abbiamo bisogno sono i conflitti. Abbiamo semmai bisogno di governabilità più chiara, trasparente e netta. Siamo per criteri più rigorosi per la selezione dei direttori generali e per i primari ma avremmo delle perplessità a sostenere albi professionali che non servono e che difficilmente rappresentano la promozione del merito.
Fin qui il giudizio è in gran parte negativo, non salva proprio nulla di questo ddl?
Riteniamo giuste le indicazioni per introdurre il meccanismo di corresponsabilizzazione in modo che non sia il Direttore generale a fare il bello e il cattivo tempo attraverso il coinvolgimento anche della struttura medica.
Stefano Simoni
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04 Aprile 2011
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