Autismo. Ricerca IdO: “Se c’è capacità di comprendere le intenzioni migliora la sintomatologia nei bambini”

Autismo. Ricerca IdO: “Se c’è capacità di comprendere le intenzioni migliora la sintomatologia nei bambini”

Autismo. Ricerca IdO: “Se c’è capacità di comprendere le intenzioni migliora la sintomatologia nei bambini”
L’istituto di Ortofonologia ha somministrato la prova dell'Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff, a 100 bambini autistici e a 50 minori non autistici, ma con ritardo di sviluppo e disabilità intellettive. A distanza di due anni e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia.

La valutazione della capacità di comprendere le intenzioni altrui in un bambino autistico, al momento della presa in carico, è il miglior predittore di un’evoluzione positiva della sintomatologia. Lo conferma una ricerca dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), che ha somministrato a 100 bambini autistici (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e a 50 minori non autistici, ma con ritardo di sviluppo e disabilità intellettive, la prova dell'Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff, adottata nel 2007 da Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell'età evolutiva e responsabile del servizio Terapie dell'IdO.

Dallo studio è emerso che il deficit di tale capacità è una caratteristica specifica dell'autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilità intellettiva, evidenzia la sua natura più socio-relazionale che cognitiva. Infatti, a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico.

Lo studio sarà presentato al XVI Convegno nazionale dell’IdO su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti dei bambini’, da domani nella Capitale.

Dalla prima valutazione, effettuata al momento della presa in carico, è risultato che i 68 bambini autistici hanno riportato punteggi più bassi nella capacità di riconoscere gli stati mentali, desideri ed emozioni in se stessi e negli altri, sia rispetto ai 32 bambini coinvolti nei disturbi dello spettro autistico, che ai 50 appartenenti al gruppo di controllo (entrambi caratterizzati da ritardo cognitivo).

Il Quoziente Intellettivo (QI) “aumenta significativamente in base alla presenza della capacità di comprensione delle intenzioni altrui, perché predice un potenziale intellettivo ingabbiato in una dimensione autistica. I 21 bambini che sono usciti dall’autismo – sottolineano dall'IdO – sono passati da un punteggio medio di QI pari a 60 ad uno di 84. Ovvero da una situazione di ritardo ad una di livello medio inferiore. Lavorare quindi sul corpo- aggiungono i clinici- abbassa le difese e consente al potenziale emotivo inespresso di emergere anche a livello cognitivo”.

E’ emerso inoltre che l’età ha un effetto significativo sulla capacità di comprendere le intenzioni solo nei bambini con autismo: i bambini della fascia 3-5 anni, con condizioni più severe di autismo, registra punteggi più bassi rispetto a quella dai 6 ai 13 anni. “È evidente che il bambino più grande abbia generalmente già raggiunto un adattamento emotivo relazionale che possa permettergli almeno una differenza di espressione di qualche competenza. Rimane però che la presenza di tale capacità nella valutazione iniziale risulti l’elemento determinante per definire una sua evoluzione. E in un’ottica di diagnosi precoce – affermano dall'IdO – ci aspettiamo che anche i bambini dai 6 ai 13 anni possano migliorare su tutti i piani con una terapia di mantenimento”.

15 Ottobre 2015

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