Medicina estetica. Ordine medici di Bologna risponde a Report: “Offesa nostra immagine. Fatti presentati in modo pregiudiziale”

Medicina estetica. Ordine medici di Bologna risponde a Report: “Offesa nostra immagine. Fatti presentati in modo pregiudiziale”

Medicina estetica. Ordine medici di Bologna risponde a Report: “Offesa nostra immagine. Fatti presentati in modo pregiudiziale”
Il presidente Pizza scrive alla nostra redazione "non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio". Al centro della polemica le mancate sanzioni a un medico dopo un intervento di estetica per il quale è stato condannato in primo grado per lesioni colpose.

Al centro della puntata di ieri di Report su Rai3 la medicina estetica. Con forti polemiche anche contro l’Ordine dei medici in tema di sanzioni agli iscritti al punto che la conduttrice Milena Gabbanelli ha affermato: “Che cosa ci sta a fare se chi fa cose vietate, sapendolo, poi sempre là resta?” (Leggi il resoconto della trasmissione).
 
Il riferimento è al caso di un medico bolognese condannato, con sentenza di primo grado, a 14 mesi per lesioni colpose dopo un intervento andato male di medicina estetica, che però non è stato sanzionato dall'Ordine. Su questo è stato intervistato anche il presidente Giancarlo Pizza che, in questa lettera inviata oggi alla nostra redazione, critica però fortemente la gestione della trasmissione e il messaggio che ne è venuto fuori. 
 
Gentile direttore,
si meraviglierà se mi rivolgo a lei per esternare il mio disappunto rispetto allo specifico contenuto della trasmissione  di Report di ieri domenica 1° novembre riguardante l'Ordine che mi onoro di presiedere e la sua spacciata inazione rispetto al perseguimento di assunti illeciti disciplinari.
 
Naturalmente le scrivo non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio.
 
L'estrapolare due brevissimi stralci dal corpo di una lunga intervista illustrativa, carte alla mano, della problematica oggetto di trasmissione, è tecnica giornalistica atta a rendere sicuramente funzionale ed organico qualsiasi dichiarazione alle pur apprezzabili generali finalità di denuncia dell'inchiesta, a patto di non stravolgerne il senso ed imputare all'Ordine modi di agire protezionistici che gli sono del tutto estranei.
 
Se ci si rivolge non tanto ad un Ordine professionale, ma anche ad un Giudice oltre un certo termine, stabilito per legge a pena di prescrizione, non avrà né otterrà alcuna sentenza favorevole, sia penale che civile.
 
Così succede anche per il Giudice disciplinare, soggetto anch'egli alle disposizioni di legge ed alle conseguenti relative responsabilità, ma non certo alle particolari esigenze di un format televisivo.
 
Se peraltro una qualunque persona, risulti civilmente condannato sulla base del criterio di giudizio del "più probabile che non" rispetto alla prova del nesso causale tra condotta  ed evento prodottosi, ciò non significa che quello stesso criterio probabilistico valga in sede disciplinare, come non vale in penale: in assenza di certezza della prova di colpevolezza al di fuori di ogni dubbio non si procede a condanne disciplinari.
 
La Giornalista è stata compiutamente informata di tutto ciò durante l’intervista avvenuta in due tempi dell’intera vicenda, ma ha preferito  stralciare ed enfatizzare solo ciò che risultava  isolatamente funzionale alla propria pregiudiziale interpretazione dei fatti.
Questo Ordine, allorquando è stato posto in condizione di avere prove certe di elementi impattanti sul Codice Deontologico si è sempre immediatamente attivato come, ad esempio, nel caso delle numerose sospensioni all’Albo sino a 6 mesi per quei medici coinvolti nella vicenda, definita a suo tempo “Ricettopoli”, senza peraltro dover necessariamente attendere, per i risvolti deontologici, la definizione dei procedimenti pendenti davanti alla Magistratura ordinaria.
 
Mi auguro che lei vorrà ospitare questa lettera al fine di rendere “giustizia”, nei limiti del possibile, all’immagine di questo Ordine che è sempre stato impegnato nella ricerca di verità concrete e per i propri fini istituzionali.
 
Giancarlo Pizza
Presidente Omceo Bologna

02 Novembre 2015

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