Antonio Costanzo. Farmaci biosimilari, libertà prescrittiva e personalizzazione della terapia
I biosimilari costituiscono un’opportunità per risparmiare, a patto che il risparmio realizzato sia successivamente reinvestito nella cura del paziente. Il paziente ha diritto di proseguire nella terapia con il biosimilare o, se questi il medico lo ritiene opportuno, di cambiarla.
L’introduzione dei biosimilari abbasserà il prezzo degli originator e allora la competizione fra le due categorie di farmaci non si giocherà più sul campo del prezzo, ma probabilmente in quello dei servizi correlati all’acquisto o meno del farmaco.
La personalizzazione delle terapie è l’autentico obiettivo che la medicina deve perseguire, soprattutto per quel che riguarda le grandi patologie. Questo già avviene in oncologia, dove alcuni gruppi di pazienti vengono sottoposti a screening per individuare i geni mutanti e personalizzare la terapia.
Nel campo della dermatologia, l’Università Sapienza e Tor Vergata di Roma hanno avviato uno studio su alcuni pazienti per individuare i markers predittivi di sensibilità a un farmaco biologico. Questo lavoro permetterà ai pazienti una maggiore fedeltà alla terapia. Ancora oggi i pazienti in cura con farmaci biologici presentano una percentuale di abbandono della terapia che si attesta intorno al 36%. L’abbandono avviene o perché il farmaco è diventato efficace, o perché il paziente non risponde più alla dose consigliata.
Sotto il profilo della sicurezza, ritengo che non dobbiamo temere nulla dall’immissione in commercio dei biosimilari. Si tratta di farmaci sicuri, prodotti in sicurezza e con un profilio di qualità elevato.
Quale esperienza in termini positivi ritiene sia da segnalare?
La personalizzazione della terapia è già un risparmio, perché permette di evitare il rischio di eventi e non comporta il periodo di induzione del farmaco, ovvero il periodo-di latenza di azione del farmaco. Si tratta di aspetti che fanno lievitare la spesa farmaceutica. Nell’esperienza che Sapienza e Tor Vergata stanno conducendo nell’ambito della dermatologia, la percentuale di abbandono della terapia è inferiore al 4%.
21 Marzo 2016
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