Stress e malattie cardiache. Imaging del cervello spiega perché sono collegate

Stress e malattie cardiache. Imaging del cervello spiega perché sono collegate

Stress e malattie cardiache. Imaging del cervello spiega perché sono collegate
Immagini raccolte con PET e TC dimostrano che lo stress attiva la amigdala, che a sua volta provocherebbe infiammazione delle arterie, esponendo chi ne soffre a un maggior rischio di eventi cardiovascolari. Lo studio sarà presentato il 4 aprile all’American College of Cardiology.

(Reuters Health) – Lo stress psicosociale, aumentando l’attività dell’amigdala – la regione del cervello che controlla lo stress e che è associata con l’infiammazione delle arterie – aumenterebbe il rischio di eventi cardiovascolari. Lo dimostra uno studio coordinato da Ahmed Tawakol del Massachusetts General Hospital, che verrà presentato a Chicago il 4 aprile nel corso dell’incontro annuale dell’American College of Cardiology.
 
“Il nostro studio dimostra, per la prima volta, la relazione tra attivazione del tessuto neuronale, almeno quello associato con paura e stress, ed eventi cardiovascolari. – ha dichiarato Tawakol – C’è bisogno di maggiori informazioni per conoscere però il meccanismo che porta dallo stress all’aumento del rischio cardiovascolare, considerato che lo stress è un potenziale fattore di rischio per questi eventi”.
 
Lo studio
I ricercatori hanno esaminato, con la tomografia ad emissioni di protoni (PET) e con la tomografia computerizzata (TC) le immagini provenienti da 293 adulti, con un’età media di 55 anni e di cui il 42% uomini, senza malattie cardiovascolari note, che si erano precedentemente sottoposti a esame tomografico tra il 2005 e il 2008 per un cancro, e risultati poi negativi alla malattia.

Durante un follow-up medio di 3,8 anni, 22 partecipanti hanno sofferto di 38 eventi cardiovascolari. Dopo aver aggiustato i dati per età, sesso e altri fattori di rischio, è stato rilevato un aumento di 14 volte del rischio di avere eventi cardiovascolari per ogni unità in più di attività dell’amigdala. “Durante lo studio, circa il 35% delle persone con una aumentata attività della amigdala aveva sofferto di un evento cardiovascolare, contro il 5% tra chi aveva invece una bassa attività della stessa zona cerebrale”, ha sottolineato Tawakol.

Un altro dato interessante è stato quello relativo alla relazione tra il tempo che intercorreva per l’evento cardiovascolare e l’attività della amigdala. “Individui con un evento cardiovascolare registrato entro un anno dall’esame avevano la più alta attività dell’amigdala, quelli con eventi più tardivi avevano valori intermedi dell’attività dell’amigdala, mentre chi non ha sofferto eventi cardiovascolari, aveva i più bassi valori di attività della zona cerebrale”, ha spiegato il ricercatore americano. “È possibile – ha concluso Tawakol – che gli eventi stressanti portino all’attivazione della amigdala, la quale, a sua volta, determina l’attivazione del midollo e il rilascio di monociti che causano l’infiammazione delle arterie”.

Secondo l’esperto, comunque, c’è bisogno di ulteriori studi futuri per capire se interrompendo questo meccanismo si riesca a ridurre gli eventi cardiovascolari associati a stress.
 
Fonte: presentazione American College of Cardiology

Megan Brooks

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Megan Brooks

31 Marzo 2016

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