Federazione Diabete Giovanile chiede intervento Cantone per “prezzo di riferimento nazionale” per presidi autocontrollo glicemia

Federazione Diabete Giovanile chiede intervento Cantone per “prezzo di riferimento nazionale” per presidi autocontrollo glicemia

Federazione Diabete Giovanile chiede intervento Cantone per “prezzo di riferimento nazionale” per presidi autocontrollo glicemia
La finalità è quella di arrivare ad una omogenea distribuzione gratuita su tutto il territorio nazionale, con l’individuazione di prezzi unici di riferimento in relazione alla tipologia degli strumenti e degli ausìli tecnici esistenti sul mercato e sui servizi connessi.

La Federazione Diabete Giovanile ha richiesto all’Autorità Nazionale Anticorruzione che si adottino prezzi di riferimento per i presìdi per l’autocontrollo della glicemia affinché si giunga ad una omogenea distribuzione gratuita su tutto il territorio nazionale, con l’individuazione di prezzi unici di riferimento in relazione alla tipologia degli strumenti e degli ausìli tecnici esistenti sul mercato e sui servizi connessi. Rileviamo a proposito una distribuzione  non conforme alle esigenze e ai bisogni del paziente e del medico, con prezzi di riferimento diversificati tra regione e regione e tra le stesse Asl.
 
Tale richiesta – si legge in una nota -garantirebbe inoltre “appropriatezza terapeutica e risparmio per le casse dello Stato, che si aggira dall’attuale spesa, di oltre 400ml annui, ad un risparmio previsto intorno ai 120ml annui. Se il Servizio Sanitario vuole effettivamente risparmiare non può consentire che lo stesso dispositivo si paghi molto di più in una Regione o in Asl e molto meno in un’altra”.
 
“Si deve  rilevare – scrive ancora la Feerazione –  che la Legge n.115 del 1987 non struttura il Servizio Sanitario Nazionale ai malati di diabete come una fornitura di presidi diagnostici preventivamente acquistati delle Aziende sanitarie locali, ma come un servizio, anche domiciliare, di assistenza, il quale lascia ferma la libertà di scegliere il presìdio diagnostico più adeguato alle caratteristiche di ciascun malato e all’esito di una “alleanza terapeutica” con il medico curante”.
 
La Federazione ricorda poi che l’art. 3 della legge n.115 del 1987 stabilisce che: “Al fine di migliorare le modalità di diagnosi e cura le Regioni, tramite le Unità Sanitarie Locali, provvedono a fornire gratuitamente ai cittadini diabetici, oltre ai presìdi diagnostici e terapeutici di cui al decreto del Ministro della Sanità dell’8 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1982, n.46, anche altri eventuali presìdi sanitari ritenuti idonei, allorquando vi sia una specifica prescrizione e sia garantito il diretto controllo dei Servizi di Diabetologia”.
 
“Non si possono peraltro ignorare i profili psicologici – conclude la nota – che, soprattutto da parte dei bambini e delle persone anziane, si ricollegano alla familiarità con un determinato dispositivo diagnostico e all’esigenza di non vedersene imporre un altro sconosciuto, affrontando così un disagio quotidiano che si ripercuote inevitabilmente sulle abitudini di vita e sui comportamenti personali; ciò vale a maggior ragione se il malato di diabete è consapevole che ciò è accaduto non solo senza il suo consenso, ma addirittura al di fuori di qualsiasi valutazione terapeutica da parte del medico curante”.

10 Aprile 2016

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