Scoperto un terzo gene che causa il morbo di Parkinson

Scoperto un terzo gene che causa il morbo di Parkinson

Scoperto un terzo gene che causa il morbo di Parkinson
Importante scoperta dei ricercatori della Northwestern University che hanno individuato in una famiglia un gene mutato in grado di causare il morbo di Parkinson. Sale così a tre il numero di geni sicuramente correlati in maniera causale alla malattia. Quello appena scoperto, influenza una proteina situata nelle vescicole sinaptiche che contengono dopamina. Importanti le ricadute sulla diagnosi e su una possibile nuova generazione di terapie.

Le mutazioni del gene TMEM230 possono causare il Parkinson. E’ la scoperta fatta dai ricercatori della Northwestern University di Chicago, pubblicata sul Nature Genetics. E con questo sono i tre i geni ‘malati’ sicuramente collegati allo sviluppo di questo disturbo del movimento.
Il gene appena individuato codifica per una proteina implicata nel ‘packaging’ della dopamina, un neurotrasmettitore, all’interno delle vescicole sinaitiche dei neuroni. E il marchio di fabbrica del Parkinson è proprio la perdita dei neuroni che producono dopamina.
Si tratta di una scoperta importante che aiuta a chiarire come si sviluppa quella malattia e magari ispirerà nuovi trattamenti anti-Parkinson.
 
“Alcune ricerche condotte in passato – afferma il professor Teepu Siddique della Northwestern University Feinberg School of Medicine – hanno associato il Parkinson ad alcuni fattori ambientali, ma le uniche cause sicuramente individuate ad oggi sono quelle genetiche. E sono molti i geni che sono stati chiamati in causa per l’eziologia di questa condizione, senza però arrivare ad una validazione. Noi abbiamo invece dimostrato che le mutazioni di questo gene portano alla malattia e lo abbiamo provato sia sul piano clinico che patologico”.


Si stima al momento che i casi di Parkinson ad eziologia genetica siano circa il 15% del totale e il TMEM230 è il terzo gene individuato come causa della malattia, dopo i geni SNCA and LRRK2. Altri geni inoltre sono stati in passato associati a caratteri di parkinsonismo, cioè a disturbi neurologici caratterizzati da sintomi motori.
 
Lo studio che ha portato a questa importante scoperta è partito nel 1996, quando i ricercatori della Northwestern hanno cominciato a studiare di 15 persone di una famiglia canadese che presentavano i sintomi tipici del Parkinson. Sui campioni di sangue forniti dal dottor Ali Rajput dell’Università di Saskatchewan. I ricercatori americani hanno effettuato un’analisi genome-wide (GWAS) su 65 membri di questa famiglia, compresi 13 affetti dalla malattia, nella speranza di trovare un filo conduttore genetico, cioè una mutazione comune a tutti loro, in grado di spiegare questa elevata prevalenza.
 
Una ricerca lenta e certosina che alla fine si è focalizzata su una piccola regione del cromosoma 20 contenente 141 geni noti. Applicando la tecnologia detta di sequenziamento degli esoni, gli autori hanno confrontato le variazioni del DNA (un po’ come nei giochi ‘trova la differenza’) tra un membro sano di questa famiglia e 4 affetti dalla malattia. E alla fine il TMEM230 è stato individuato come il gene nel quale era contenuta la mutazione causale della malattia.
 
Il TMEM230 codifica una proteina che attraversa la membrana delle vescicole sinaitiche, delle sacchettine all’interno dei neuroni che contengono i neurotrasmettitori, prima del loro rilascio nelle sinapsi.
 
Gli attuali trattamenti sintomatici per il morbo di Parkinson, aumentano la quantità di dopamina rilasciata dalle vescicole sinaptiche verso cellule che si proiettano a varie parti del cervello, controllando l’attività motoria, l’umore e una serie di altre funzioni colpite da questa malattia. Questa proteina ‘malata’ potrebbe essere coinvolta nel movimento di queste vescicole.
 
E sarebbero proprio i difetti del traffico vescicolare, secondo gli autori, imeccanismi chiave alla base del morbo di Parkinson, non solo nei soggetti colpiti da questa nuova mutazione, ma nella maggior parte dei casi di questa malattia. Tutti i tre geni individuati come causali per la malattia sono concentrati nelle vescicole sinaptiche. Questo suggerisce che normalizzare il traffico delle vescicole sinaptiche potrebbe rappresentare una strategia per futuri sviluppi terapeutici.
 
I ricercatori americani hanno trovato mutazioni a carico del gene TMEM230 anche in casi di Parkinson ricorrenti all’interno di altre famiglie del nord America e addirittura in altre cinesi. “Questo particolare gene del Parkinson – commenta Siddique – non è presente soltanto in una popolazione nord-americana ma nei pazienti di tutto il mondo e in contesti molto diversi dal punto di vista etnico e ambientale. Si tratta cioè di una mutazione forte”.
I pazienti con queste mutazioni mostrano sia i trattati caratteristici della malattia (tremori, movimenti rallentati e rigidità), sia evidenze di patologia cerebrale (perdita dei neuroni dopaminergici, accumuli anomali di proteine all’interno dei neuroni sopravvissuti).
La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

06 Giugno 2016

© Riproduzione riservata

Tumore del pancreas metastatico. Ema dà il via libera al daraxonrasib. Il farmaco che raddoppia la sopravvivenza
Tumore del pancreas metastatico. Ema dà il via libera al daraxonrasib. Il farmaco che raddoppia la sopravvivenza

Una nuova speranza terapeutica per i pazienti con tumore del pancreas metastatico, una delle neoplasie più difficili da trattare e caratterizzata da una prognosi particolarmente sfavorevole. Il Comitato per i...

Il CdA AIFA approva la rimborsabilità per un nuovo farmaco orfano, 6 estensioni di indicazione anche in ambito pediatrico e 3 equivalenti
Il CdA AIFA approva la rimborsabilità per un nuovo farmaco orfano, 6 estensioni di indicazione anche in ambito pediatrico e 3 equivalenti

Il Consiglio di Amministrazione dell’AIFA ha dato il via libera alla rimborsabilità di diverse opzioni terapeutiche, tra cui un farmaco orfano per patologie rare, sei nuove indicazioni terapeutiche con particolare...

Ipotiroidismo. Indagine Ame: l’84% dei mmg segue le linee guida, ma il 16% sceglie farmaci alternativi potenzialmente rischiosi
Ipotiroidismo. Indagine Ame: l’84% dei mmg segue le linee guida, ma il 16% sceglie farmaci alternativi potenzialmente rischiosi

Medici di famiglia ed endocrinologi sostanzialmente concordi nella gestione dell'ipotiroidismo, ma rimane un margine di miglioramento nella scelta del trattamento farmacologico iniziale. È quanto emerge dall'indagine THESIS, condotta dall'Associazione Medici...

Obesità. Il 43% degli adulti e il 29% dei bambini italiani è in eccesso ponderale, SIO: “Ora cure diventino accessibili”
Obesità. Il 43% degli adulti e il 29% dei bambini italiani è in eccesso ponderale, SIO: “Ora cure diventino accessibili”

Il 43% degli adulti italiani è in eccesso ponderale, di cui il 32% in sovrappeso e oltre il 10% convive con obesità di diverso grado. Con l’aumento dell’età il fenomeno...