Osteopatia all’estero. Ecco come stanno realmente le cose

Osteopatia all’estero. Ecco come stanno realmente le cose

Osteopatia all’estero. Ecco come stanno realmente le cose

Gentile direttore,
una recente lettera di un fisiatra consigliava di dare uno sguardo all'estero prima di parlare di regolamentazione dell'osteopatia in Italia. A fronte dell'invito retorico, la professione al vaglio attuale della Camera dei Deputati veniva definita in termini pericolosamente "alternativi" e addirittura "sostitutivi" delle terapie sanitarie; gli osteopati accusati di voler fare i "superdoctors": una sorta di stregoni capaci di diagnosticare col solo ausilio delle mani lesioni di competenza diagnostica sanitaria;  la loro formazione accademica non chiaramente individuabile.
 
Raccolgo l'invito e rispondo con due notizie attualissime ed alcuni riferimenti a fonti terze:
1) Nasce martedì scorso il nuovo registro delle professioni sanitarie in Svizzera. Quasi all'unanimità il Consiglio Nazionale ha approvato la nuova legge che disciplina la formazione di infermieri, fisioterapisti, ostetriche, nutrizionisti, optometristi ed osteopati. Di queste professioni sanitarie solo l'osteopatia beneficerà del ciclo formativo magistrale (5/6 anni come in Francia, ndr). Il progetto ha come obiettivo il miglioramento della sicurezza dei pazienti, la definizione dei doveri professionali e delle misure disciplinari. Lo stesso Registro verrà realizzato sul modello delle professioni mediche già recensite, come i medici, gli odontoiatri, i farmacisti, i veterinari  e i chiropratici. (Fonte:"Assemblea Federale – Il Parlamento Svizzero").
 
2) Anche il Belgio, attraverso il Gruppo Socialista alla Camera, avanza mercoledì la proposta di ridefinire l'osteopatia come professione di primo contatto da esercitarsi senza prescrizione medica. Per i propositori "sempre un maggior numero di pazienti ricorrono all'osteopatia; è quindi essenziale fornire garanzie affinché essi dispongano rapidamente di cure qualitative, dispensate da professionisti adeguatamente regolamentati e formati (corsi universitari quinquennali, come descritto dalla Norma CEN -ndr). (Fonte: www.ps.lachambre.be). 
 
A completa smentita delle illazioni riportate nella lettera, vorrei ribadire che l'osteopatia non è medicina alternativa, bensì tradizionale (Fonte: Rapporti OMS); di conseguenza gli osteopati non sono maghi ma professionisti in grado di interpretare manualmente e culturalmente sintomi e referti  per comprendere le specifiche indicazioni di loro competenza ed interagire con le altre figure sanitarie; la loro formazione italiana è riconducibile in qualche caso a quella praticata all'estero; in un caso questa è persino autorizzata e quindi sotto controllo terzo.
 
Ne consegue che i modelli diagnostici di riferimento osteopatico non siano affatto "del tutto estranei ai principi della medicina", come altri hanno ipotizzato e sostenuto con tracotanza, ma ovunque possibile basati sugli stessi presupposti semeiologici e analitici delle indagini cliniche. Gli osteopati, a differenza da quanto sostenuto da una sola rappresentanza sanitaria, non reclamano alcuna "alterità", né vogliono sottrarsi dalle procedure idonee per il loro riconoscimento alla stregua dei Paesi più avanzati.
 
I loro ambiti di competenza, in relazione integrata con le altre modalità assistenziali nazionali, sono da vari anni oggetto di aggiornamento ECM proprio a beneficio degli stessi professionisti i cui rappresentanti oggi gridano allo scandalo! (Fonte: Agenzia Nazionale Sanità).
 
La nostra riconoscenza al legislatore che vorrà restituire adeguatamente agli osteopati la dignità ad oggi negata e sostenere i pazienti nel loro legittimo diritto alla libera scelta sanitaria. La speranza è che la regolamentazione nazionale sappia ispirarsi a questi requisiti che si fondano su migliori competenze e adeguati cicli pedagogici.
 
Michela Podestà
Osteopata D.O. Genova 

10 Giugno 2016

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