Toscana. Luci e ombre dell’assistenza farmaceutica

Toscana. Luci e ombre dell’assistenza farmaceutica

Toscana. Luci e ombre dell’assistenza farmaceutica
È stato chiuso un accordo positivo sulla distribuzione per conto, ma all’orizzonte appaiono altre iniziative di segno diametralmente opposto, come la consegna di farmaci direttamente ai pazienti, che vanno a vanificare il ruolo del farmacista sul territorio, interrompendo il rapporto tra il cittadino e la sua farmacia di fiducia. La Consulta regionale degli Ordini scrive all’assessore Scaramuccia.

Luci e ombre nel quadro dell’assistenza farmaceutica nella Regione Toscana. Se da una parte si è in vista dell’applicazione del nuovo Accordo per la distribuzione per conto e per l’assistenza integrativa, dall’altra si assiste a iniziative che, se applicate, prevedrebbero per una fascia non trascurabile dei cittadini un’assistenza farmaceutica  “senza farmacia”. Eppure, lo stesso assessore per il Diritto alla salute, Daniela Scaramuccia, nel presentare l’Accordo per la distribuzione per conto aveva sottolineato il ruolo della farmacia nella rete assistenziale territoriale: “La farmacia rappresenta un luogo importante nella vita di una comunità – ha affermato Scaramuccia –  anche nei piccoli paesi costituisce un punto di riferimento per le persone, gli anziani soprattutto. È un luogo che dobbiamo considerare come un punto di contatto strategico fra cittadini e bisogni di salute. È a partire da queste premesse che si è raggiunto, pur in un momento di difficoltà, l’importante accordo firmato oggi”.
Un ruolo importante, confermato dalla decisione di  varare un programma di sviluppo delle potenzialità della carta sanitaria in termini di servizi ai cittadini proprio attraverso le farmacie. “È evidente che siamo di fronte a iniziative contraddittorie” spiega Andrea Giacomelli, presidente della Consulta regionale degli Ordini dei farmacisti, che all’assessore ha inviato una lettera “chiedendo un incontro per dibattere e condividere il pericolo della perdita del contatto paziente-farmacista. È logico che in questa fase si debbano rispettare gli equilibri di bilancio, siamo pronti a collaborare ma mantenendo il rapporto farmacista paziente nel comune interesse di garantire ai cittadini il miglior livello possibile di assistenza farmaceutica”.
Nel dettaglio, le iniziative che hanno suscitato la preoccupazione della Consulta toscana degli Ordini sono tre. La prima è il nuovo Accordo quadro per la medicina generale dell’Asl di Firenze che, al punto 2a, prevede che l’Azienda consegni direttamente i farmaci prescritti  a un certo numero di pazienti, individuati di concerto con il medico curante che in cambio si vedrebbe attribuire solo il 50% della spesa per questi assistiti.
Il secondo provvedimento è la Delibera regionale 358 (16/05/2011) nella quale, al punto 3, si stabilisce che “le aziende sanitarie della Toscana potenziano la distribuzione diretta agli assistiti dei farmaci off-patent fino al raggiungimento di una quota percentuale non inferiore al 15% dei consumi fatti registrare in regime convenzionale nell’anno 2010”.
Infine vi è il capitolato speciale dell’Estav Centro (Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta), in cui si delinea “l’affidamento del servizio di consegna di farmaci e presidi a strutture aziendali e al domicilio di pazienti per l’azienda USL 4 di Prato”, servizio per il quale si ipotizzano 150 consegne domiciliari giornaliere bypassando completamente le farmacie territoriali e privando l’assistito della consulenza professionale del “proprio farmacista di fiducia”.
In questo modo si delinea uno scenario non dissimile da quello di alcuni piani assistenziali statunitensi che incentivano i pazienti a fare a meno delle farmacie e a rivolgersi all’acquisto per posta per ragioni di economicità, peraltro opinabili, ma praticamente vanificando la possibilità di attuare i programmi di adesione alla terapia e pharmaceutical care che vedono nel farmacista l’attore principale.
“Se venissero attuate queste forme di consegna domiciliare, che  andrebbero ad affiancare e potenziare quelle già attivate da alcune ASL” conclude Giacomelli “ non solo si avrebbero pesanti ripercussioni sul profilo occupazionale, ma si indebolirebbe un presidio organizzato e capillare quale è la farmacia, contraddicendo gli sforzi in essere per migliorare e  ampliare l’assistenza sul territorio, che ha già nel farmacista territoriale un operatore apprezzato dai cittadini e nella farmacia un riferimento certo, conosciuto e sempre accessibile. Un fatto che lo stesso assessore Scaramuccia ci riconosce”.
 
Maurizio Imperiali

01 Luglio 2011

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