Lazio. Andrich (Cimo): “La sanità regionale è un disastro, da Zingaretti solo proclami”

Lazio. Andrich (Cimo): “La sanità regionale è un disastro, da Zingaretti solo proclami”

Lazio. Andrich (Cimo): “La sanità regionale è un disastro, da Zingaretti solo proclami”
Per Cimo Lazio il rientro economico, iniziato dai Governatori Marrazzo e Polverini non è mai stato completato: il traguardo di 160 milioni per il 2016 viene indicato come "pura fantasia", sottolineando come la Regione sia ancora commissariata. Altri problemi indicati sono la mancanza di posti-letto pubblici per acuti e per gli hospice

"Risanamento dei conti? Annunci trionfalistici di risparmi ed efficienze? E’ solo l’ennesima trovata del presidente Nicola Zingaretti per coprire il reale disastro della sanità pubblica del Lazio”. Così dichiara Renato Andrich, vicesegretario vicario Cimo Lazio, commentando le ultime dichiarazioni del Governatore sui numeri e i risultati di politica sanitaria regionale.

"Lo sbandierato rientro economico, iniziato da Marrazzo e Polverini non è mai stato completato: il traguardo di 160 milioni per il 2016 di cui si parla è pura fantasia – sottolineano da Cimo Lazio – infatti la Regione è ancora commissariata. E le tanto pubblicizzate Case della Salute, quando saranno messe in rete e rese effettivamente operative?”. Secondo il sindacato, altri problemi urgenti da affrontare e su cui la Regione non ha mai fatto nulla, sono "la mancanza di posti-letto pubblici per acuti e per post-acuzie, di posti letto di hospice, di posti letto per cure palliative, di Residenze sanitarie assistite razionalizzate, di assistenza domiciliare integrata minimamente efficiente e, non ultima, la incresciosa e annosa situazione dei pronto soccorso che necessita da troppo tempo di misure urgenti che incredibilmente non si assumono".

Il Cimo Lazio “respinge con forza – afferma Andrich – e giudica un’assurdità la minaccia di Zingaretti di vietare il diritto alla libera professione ai medici pubblici, attribuendo loro l'esistenza delle liste d’attesa. Queste dipendono da pessime organizzazioni dei servizi pubblici, dalle gravi carenze di organici di medici, infermieri e tecnici e dall’incredibile consistenza del precariato medico che opera nel Lazio che divide il triste e drammatico primato nazionale con la Regione Sicilia con circa 2000 medici precari. Punire i medici dipendenti pubblici, vietando loro la libera professione significherebbe negare solo il diritto ai cittadini di poter fruire delle prestazioni dei medici di cui si fidano, favorendo invece, ancora, la sanità privata".

“La Cimo – conclude Andrich – si chiede se Zingaretti intenda proseguire con questa linea fallimentare e si dichiara comunque sempre pronta a collaborare costruttivamente per migliorare la nostra sanità, che così continua solo ad andare sempre più allo sbando".


 


Lorenzo Proia

17 Novembre 2016

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