Interventi d’avanguardia? Li facciamo anche a Napoli ma nessuno ne parla e la gente emigra

Interventi d’avanguardia? Li facciamo anche a Napoli ma nessuno ne parla e la gente emigra

Interventi d’avanguardia? Li facciamo anche a Napoli ma nessuno ne parla e la gente emigra

Gentile Direttore,
nelle settimane scorse una notizia diramata alle agenzie e diffusa a mezzo stampa e web, rimbalzata in tutta Italia grazie ai social media e da lì ripresa anche da prestigiosi organi d'informazione, parlava con grande enfasi nei titoli dell'effettuazione di una termoablazione di un tumore epatico (e più precisamente di una lesione metastatica) portata a termine dai medici dell'ospedale di Chioggia.
 
I media, verosimilmente influenzati dal tono trionfalistico della comunicazione impiegato dai medici veneti, hanno lasciato intendere che si sia trattato di una novità assoluta: addirittura in alcuni articoli si è parlato di un intervento "che potrebbe rivoluzionare, probabilmente, la lotta ai tumori", grazie ad "una nuova tecnologia che sta iniziando a svilupparsi anche in Italia basata sull'impiego di un ago incandescente in grado di sciogliere una massa tumorale" e, per l’eccezionalità dell'occasione l’Asl 14 del Veneto ha aperto le porte della sala operatoria anche ai giornalisti per documentare il primo caso di questo tipo: "Oggi si segna una svolta nel nostro ospedale" hanno affermato i medici che hanno realizzato la procedura.
 
Come potrà immaginare, sugli specialisti del Pascale e delle altre strutture oncologiche campane, e credo di altre regioni italiane, si è scatenata una tempesta di richieste da parte di pazienti e familiari, addirittura quegli stessi a cui era stata effettuata anni fa una termoablazione e che hanno erroneamente pensato che si trattasse di un nuovo approccio terapeutico.

Ai 'navigatori del web’ , tuttavia, sarebbe bastata una ricerca appena più approfondita per scoprire che anche al Pascale si effettuano trattamenti a microonde dal 2005 ed a radiofrequenza addirittura dal 1997 e che la distruzione dei tessuti tumorali viene prodotta sì da un aumento della temperatura alla punta dell'ago-antenna, per mezzo della trasmissione di energia prodotta da un generatore di corrente. Ma l'ago non diventa incandescente perché è sufficiente una temperatura di poco superiore ai 60° (per non superare i 100° l’ago-antenna è collegata ad una pompa che serve per raffreddarlo).
 
Dopo aver raggiunto il tumore sotto guida radiografica, attraverso i tessuti superficiali (cute e sottocute), si ottiene dunque la distruzione dei tessuti tumorali non tanto “squagliandoli” come è stato scritto, ma piuttosto con una sua coagulazione relativamente lenta: il tutto per un trattamento che può durare dai 2 ai 10 minuti a seconda delle dimensioni del tumore.

Certamente, la termoablazione a microonde è un trattamento che, seppur non nuovissimo, rappresenta un'arma moderna ed efficace per il trattamento di alcune ben selezionate lesioni tumorali: ma è corretto affermare che, assieme al panel delle altre terapie loco-regionali rappresenta solo una parte delle terapie integrate che possono essere impiegate in sinergia per il trattamento delle neoplasie primitive o secondarie del fegato e non solo. Ovviamente, noi radiologi interventisti napoletani siamo ben felici che i colleghi dell'ospedale di Chioggia abbiano iniziato a praticare la termoablazione a microonde e speriamo di poter collaborare con loro, ma un annuncio fatto in questo modo rischia di aggiungere una nuova meta a quelle già classiche per i “viaggi della speranza” e di questo la sanità campana non ha davvero bisogno.

All’Istituto Pascale di Napoli la termoablazione rappresenta una delle metodiche più consolidate che esistono da tempo e che il nuovo management si è impegnato a valorizzare e con esse le professionalità che se ne occupano per affermare il ruolo centrale dell’Istituto nella rete oncologica campana e nazionale e per realizzare pienamente la mission affidata dal governo regionale a servizio dei cittadini. Sarà opportuno, però, un impegno maggiore in tutta Italia e per evitare che la diffusione di notizie non precise possano alimentare attese e speranze ingiustificate causa di una delusione anche peggiore. Per questo risultato ci vorrà la buona volontà sia dei medici sia dei giornalisti.

Dott. Francesco Fiore
Direttore dell'UOC di Radiologia interventistica del Pascale di 
Napoli 

02 Dicembre 2016

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