Ocse chiede che sia data più voce ai pazienti: “Abbiamo bisogno di sapere cosa pensano per misurare la qualità dell’assistenza sanitaria”

Ocse chiede che sia data più voce ai pazienti: “Abbiamo bisogno di sapere cosa pensano per misurare la qualità dell’assistenza sanitaria”

Ocse chiede che sia data più voce ai pazienti: “Abbiamo bisogno di sapere cosa pensano per misurare la qualità dell’assistenza sanitaria”
Mentre gli altri settori si sono reinventati intorno al consumatore, nella sanità esiste un vero e proprio gap tra le persone, che hanno un piede nel futuro, e i servizi che sono bloccati nel passato. A Parigi l’Organizzazione internazionale affronterà la questione in un focus di due giorni. “Solo quando misuriamo i risultati riportati da pazienti emergono le differenze nei risultati delle cure”. Ecco le raccomandazioni per gli Stati.

“I tassi di guarigione e di sopravvivenza danno solo un parziale quadro delle prestazioni dei sistemi sanitari.  È solo quando misuriamo i risultati riportati da pazienti stessi – come la qualità della vita – che emergono importanti differenze nei risultati delle cure”. A ribadire la necessità di un empowerment del paziente e una maggiore capacità dei sistemi di recepire le sue istanza, è l’Ocse che oggi e domani sarà impegnata a Parigi in una due giorni (vedi programma) che ha avrà al centro del tavolo temi come: lo sfruttamento della tecnologia digitale e dei dati per creare sistemi proattivi  e centrati sulle persone; Il superamento di sfide tecniche, istituzionali e culturali; La cura per le persone con bisogni complessi; L'importanza di misurare ciò che conta per la gente e per i pazienti, e il ruolo della collaborazione internazionale e intersettoriale.

“Le società ed i loro sistemi sanitari si trovano ad affrontare sfide profonde – ricorda l’Ocse – . Le esigenze e le aspettative della gente stanno cambiando e la tecnologia digitale sta aprendo nuove possibilità, promettendo di interrompere i processi esistenti e le modalità – nonché i principi e le credenze”.

Ma l’Organizzazione internazionale per la cooperazione dello sviluppo economico rimarca come “mentre gli altri settori si sono reinventati intorno al consumatore, nella sanità esiste un vero e proprio gap – tra le persone che hanno un piede nel futuro e i servizi che sono bloccati nel passato. In un mondo di crescente complessità, così come di opportunità, i nostri sistemi sanitari semplicemente devono organizzarsi attorno alle esigenze degli utenti. Un approccio centrato sulla persona promette di aumentare la qualità, ridurre gli sprechi e – cosa più importante – migliorare la nostra salute e il nostro benessere”.

L’obiettivo è proprio quello di redigere dei veri e propri riferimenti internazionali che non siano riferiti alla struttura ma al paziente stesso: per esempio su come si è svolto il processo di cura (se il trattamento è stato adeguatamente spiegato, se ha ridotto il dolore, o se si sono sentiti coinvolti nelle decisioni).
Oggi infatti c’è solo un indicatore (tarato su 19 paesi, Italia assente) costruito in tal senso e riguarda la percentuale di persone che utilizzano cure ambulatoriali che hanno avuto la possibilità di porre domande o sollevare preoccupazioni.

In media l’85% delle persone ha dichiarato di aver avuto la possibilità di esporre questioni e dubbi. In Belgio si arriva oltre il 97% mentre in coda c’è il Giappone con il 69%. (vedi Booklet)

16 Gennaio 2017

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