L’osteopatia non è una specializzazione della fisioterapia

L’osteopatia non è una specializzazione della fisioterapia

L’osteopatia non è una specializzazione della fisioterapia

Gentile Direttore,
sono fisioterapista da 35 anni e osteopata da 25, dopo aver conseguito un diploma sulla base di 6 anni sia in Italia che in Francia, dove, questo Paese culturalmente così “arretrato,” riconosce la figura dell’osteopata. Non mi voglio dilungare nell’esposizione di articoli, leggi, OMS, e norme CEN, ma solamente fare delle considerazioni con onestà intellettuale.
 
Vorrei rispondere alla lettera del collega Barbero sulla inesistenza della figura dell’osteopata pur dichiarandosi presidente di un registro di “fisioterapisti-osteopati”, e già questa è una contraddizione.
 
Dire che l’osteopatia è una specializzazione della fisioterapia (e lo dico da fisioterapista) è un’assurdità totale, e può essere affermato solo da chi non ha le giuste competenze in osteopatia, o vuole difendere interessi di categoria a danno di altri.
 
L’osteopatia non può essere una specializzazione della fisioterapia semplicemente perché è un’altra professione, altrimenti, con questo discorso, anche la logopedia o l’ortottica o la podologia sono specializzazioni della stessa.
 
Nella vita bisogna fare delle scelte, e quando queste riguardano la salute delle persone occorre essere seri, onesti e preparati.
 
Io pur avendo un titolo universitario in fisioterapia ho scelto di fare l’osteopata a tempo pieno e non il fisioterapista che ogni tanto infila una tecnica osteopatica imparata in qualche master o corso biennale; perché diciamo la verità, sono proprio questi i praticoni dell’osteopatia che, abilitati da un titolo, non sanno bene quello che fanno.
 
Scagliarsi contro gli osteopati italiani che non hanno la laurea in fisioterapia e prospettando come una iattura l’eventuale sanatoria, in funzione di un riconoscimento della professione, non è intellettualmente onesto per due motivi.
 
Il primo è perché anche per i fisioterapisti è stata fatta una sanatoria con riconversione in lauree dei titoli pregressi, e io sono testimone di quella fatta nel 2005 presso l’università di Chieti dove eravamo in 1200 a circa 1000 euro di tasse cadauno, e gli esami per quiz venivano fatti collegialmente nel palazzetto dello sport, con “colleghi” che alla prova d’inglese avevano seri problemi con l’italiano (terza media?).
 
Il secondo è perché gli osteopati più bravi sono proprio quelli che non hanno una  laurea sanitaria pregressa, in quanto hanno affrontato questi studi senza sovrastrutture e seguendo solo la loro passione verso questa professione consapevoli del fatto che non è ancora riconosciuta.
 
Quindi ai miei colleghi osteopati “abusivi” va tutta la mia stima e sostegno, e in qualità di fisioterapista mi dissocio totalmente dalle posizioni del sig. Barbero e dell’Aifi in generale, che rappresentano a malapena i loro iscritti, e ai quali ricordo che la concorrenza non si vince con posizioni retrograde e lobbistiche, ma aumentando le proprie competenze e il proprio sapere
 
Stefano Pompili
Osteopata già fisioterapista

Stefano Pompili

09 Febbraio 2017

© Riproduzione riservata

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente
Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Gentile Direttore,c'è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale? Prevenire è meglio che curare, dice un noto aforisma di...

Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza
Pnrr e Adi, il paradosso della copertura senza cura. Un’occasione mancata per la cronicità e la non autosufficienza

Gentile Direttore, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) rappresentava uno dei pilastri strategici del PNRR per la riorganizzazione territoriale del Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo era chiaro: spostare il baricentro dell’assistenza verso il...

Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale
Quando il territorio diventa un confine: il caso della salute mentale

Gentile Direttore,In questo gran parlare di paziente al centro, di one health come presa in carico totale, si dimentica che c’è un ambito che ne è stato pioniere e ne...

Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita
Autismo, oltre il muro delle residenze: verso un nuovo modello di vita

Gentile Direttore,l’autismo in Italia si trova oggi a un bivio cruciale: da un lato la necessità di superare i modelli segreganti, dall’altro l’urgenza di dare risposte concrete a migliaia di...