Osteopatia. A chi interessa lasciare le cose come stanno?

Osteopatia. A chi interessa lasciare le cose come stanno?

Osteopatia. A chi interessa lasciare le cose come stanno?

Gentile Direttore,
non ritenendo necessario né corretto riferirmi in questa sede alle numerose evidenze scientifiche a sostegno del ruolo terapeutico e interdisciplinare degli osteopati, vorrei tuttavia citare un'altra competenza del professionista sanitario tanto importante quanto quella scientifica: la deontologia.
 
E' stupefacente riscontrare la campagna denigratoria che alcuni rappresentanti di associazioni di fisioterapisti stanno conducendo sistematicamente contro gli osteopati. Non vi è alcun rispetto deontologico nelle accuse di "captatio benevolentiae" e nella negazione dei risultati di indagini statistiche né, tanto meno, nelle interpretazioni tendenziose circa i risultati di ricerche internazionali sull'utilità delle cure osteopatiche.
 
Chi si occupa seriamente di ricerca scientifica conosce molto bene quanto valga il detto "chi è senza peccato scagli la prima pietra" e difficilmente egli si permette di intavolare dispute sulle evidenze professionali altrui. Sappiamo anche che un rudimento della scientificità preveda che i controlli di efficacia debbano comportare un'assoluta terzietà per non essere viziati da pregiudizio o interesse alcuno.
 
Non credo che si possa dire altrettanto circa gli estensori delle recenti accuse non giustificabili, per quanto paludate da autorevolezza non pertinente perché affine ad altra attività rispetto quella contestata. Ovvero, se è possibile discutere nel merito, non ritengo sia ammissibile esulare da un rigoroso metodo di correttezza interprofessionale.
 
Nei miei recenti studi in medicina osteopatica ho appreso che per valutare i risultati del nostro lavoro sui pazienti occorra prima di tutto umiltà. Dote questa che consenta di riconoscere l'errore e constatare l'effettivo riscontro terapeutico mediante oggettività di indagine anziché semplice verifica di soddisfazione del paziente. Ho appreso, cioè, a non dare per scontato alcuna operatività nel controllare sempre l'efficacia delle mie prestazioni a breve e lungo termine. Tanto nella pratica clinica quotidiana, quanto nelle attività di ricerca finalizzata alle pubblicazioni. 
 
Ho imparato anche il rispetto per le altre figure sanitarie e per i colleghi, riconoscendo i limiti della mia attività e la necessità del lavoro in team a beneficio del paziente. Esigenza quest'ultima confermata anche dal Ministero della Salute nel riferimento ai corsi ECM di aggiornamento sanitario. Conservo immutato questo rispetto, per quanto non riesca a comprendere come alcuni fisioterapisti che puntino a perfezionare il proprio riconoscimento mediante Albo professionale possano ignorare i più elementari principi deontologici, arrivando ad accusare i senatori di illegittimità e a sostenere il vuoto normativo per l'osteopatia nel tentativo di reclamare per sé tale competenza.
 
Al riguardo, mi risulta che una recente sentenza abbia confermato che i fisioterapisti non possano effettuare diagnosi. Come possono quindi costoro giudicare le evidenze sanitarie di altre professioni? Inoltre, vista tale condizione, mi chiedo se le loro ambizioni di appropriarsi dell'osteopatia non nasconda in realtà l'esigenza di sfruttare questa attività deregolamentata per svolgere surrettiziamente funzioni che altrimenti il loro profilo professionale non consentirebbe.
 
Questo spiegherebbe l'irruenza della loro battaglia contro l'iter legislativo in essere. Ovviamente si tratta di un'ipotesi, non certo di una "verità scientifica"; sempre ammesso che ve ne siano di granitiche e immutabili nel tempo.
 
Appare invece evidente e contrapposta la richiesta di regolamentazione che viene dagli osteopati, proprio per incoraggiare la ricerca istituzionale di ulteriori evidenze e, soprattutto, per tutelare i cittadini. Senza pretesa di dare lezioni ai professori dell'AIFI, è anche questa, secondo me, manifestazione di deontologia professionale oltre che di buon senso sanitario da riferirisi a scienze non esatte bensì "umane" come le nostre.
 
Roberto Ronchetti
Osteopata D.O. B.Sc in Osteopathy, Como 

Roberto Ronchetti

06 Marzo 2017

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