L’inferno dei viventi nella salute 3.0. L’Italia verso le mutue?

L’inferno dei viventi nella salute 3.0. L’Italia verso le mutue?

L’inferno dei viventi nella salute 3.0. L’Italia verso le mutue?
Perché, se un sistema basato sulle assicurazioni è più oneroso e discriminante dobbiamo adottarlo? La domanda può sembrare ingenua, ma è piuttosto provocatoria. Ferma restando la convenienza per le compagnie assicuratrici e per chi le possiede, sindacati compresi, perché i cittadini onesti (e qui si comprendono tutti senza distinzione: dai politici ai medici, dagli insegnanti ai bidelli, dagli artigiani agli studenti e così via) tacciono?

“L’inferno dei viventi”, titolava qualche giorno fa un quotidiano parlando della tragica situazione in Grecia,  lo prendo in prestito quel titolo per tornare a parlare di salute pubblica. Non dico sanità perché ciò che voglio sottolineare di quel lontano 1978 in cui nacque il Servizio Sanitario Nazionale è il ruolo del concetto di prevenzione, che ha permesso alle generazioni che si sono succedute di crescere in un progressivo stato di migliore salute e non di minore malattia. 
 
Qualora essa  fosse sopraggiunta, la persona sarebbe stata presa in carico, indipendentemente dal suo status, per l’intero percorso di cura, assistenza, riabilitazione.  L’equità era garantita dalla compartecipazione di ciascuno al mantenimento del sistema attraverso una contribuzione direttamente proporzionale al proprio reddito.  Chi guadagnava di più, pagava di più, non per se stesso, per una carta platino di una compagnia assicurativa, ma per tutti.
 
Quel progetto, sappiamo bene, ha conosciuto continui e sempre più incisivi attacchi che si riassumono in politiche miopi, tagli indiscriminati, corruzione, che hanno portato a un progressivo depauperamento del servizio che ha indebolito il sistema.  Sentire oggi il bisogno di ricordare parole come prevenzione, equità, diritto alla salute dà la misura della gravità del momento che stiamo vivendo, esasperato dai silenzi di quanti, troppi, potrebbero e dovrebbero intervenire.  
 
Perché, se gli indicatori di salute degli ultimi dieci anni dimostrano che il sistema sanitario in Italia è stato efficace e meno costoso che nella maggior parte dei Paesi occidentali ad alta industrializzazione, lo dobbiamo smantellare?
 
Perché, se un sistema basato sulle assicurazioni è più oneroso e discriminante dobbiamo adottarlo? La domanda può sembrare ingenua, ma è piuttosto provocatoria. Ferma restando la convenienza per le compagnie assicuratrici e per chi le possiede, sindacati compresi, perché i cittadini onesti (e qui si comprendono tutti senza distinzione: dai politici ai medici, dagli insegnanti ai bidelli, dagli artigiani agli studenti e così via) tacciono?
 
Perché riusciamo a trovare denaro per gli 80 euro, i 500 euro per gli insegnanti, i 500 euro per i diciottenni – oboli elettorali – e non per un piano di sostegno e sviluppo del sistema salute del nostro Paese?
 
Perché parliamo di futuro fino alla noia e in tema di salute torniamo al passato, come prevede la mozione che Renzi ha presentato a sostegno della sua candidatura alle primarie?
 
Ci aspettano le mutue. Ci aspetta la cura (per chi potrà) ma non la prevenzione. Ci aspetta un “universalismo” dei diritti al minimo.  Se il problema sono i soldi (ma non è vero perché un sistema sanitario è tanto sostenibile quanto si vuole che lo sia),  sarebbe interessante sapere perché nessuno si fa carico di portare avanti una battaglia affinché tutti si possa detrarre tutto e così – davvero –  ricondurre l’evasione fiscale dagli attuali livelli patologici a quelli fisiologici.
 
In merito, sarebbe interessante ascoltare le risposte  di Grillo e Salvini così come di quella parte di Pd che si fa un vanto di aver preso le distanze dalla politica renziana, da Confindustria e dalle lobby finanziarie.
 
Crediamo, in qualità di mercanti di parole, che per non cedere all’amarezza, contro il silenzio degli onesti bisogna levare l’ira dei giusti. Per dirla con Cavicchi, “lasciamo correre o scendiamo in piazza con i forconi”? Non è più il tempo di parlare. Di parole sulla deriva della tutela della salute ne abbiamo scritte, tutti, a fiumi.
 
Articoli, libri, convegni. Il punto a cui siamo giunti, senza bisogno di sfere di cristallo, ma con la semplice funzione del ragionamento – capacità, anche questa, in progressiva obsolescenza – era stata ampiamente prevista e doviziosamente illustrata. Gli ultimi buoi stanno uscendo dalla stalla. Che si fa? Almeno per difendere il diritto alla salute si riesce a mettere da parte ciascuno la propria bandiera e ad unirsi tutti in uno strenuo abbraccio del SSN perché sia chiaro alla politica che non molleremo la presa?
 
Daniela Francese
Giornalista e scrittrice

Daniela Francese

21 Marzo 2017

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