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Camerae Sanitatis. Intervista a Luciano Ciocchetti (FdI): “Più risorse, sanità territoriale, nuova Ecm e prevenzione: così si cambia il Ssn”
Dalla riorganizzazione della sanità territoriale alle Case di comunità, passando per professioni sanitarie, farmaceutica e riforma dell’Ecm. Il vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera traccia il bilancio della legislatura e rilancia sulla prevenzione: “Serve una rete territoriale forte”. Al centro anche la nuova legge contro il melanoma
“Abbiamo cambiato verso”. Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, nel Policy Conversation di Camerae Sanitatis rivendica il rafforzamento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale e il percorso avviato su sanità territoriale, professioni sanitarie, farmaceutica e prevenzione.
A tre anni e mezzo dall’inizio della legislatura, mette al centro l’attuazione del DM77, la costruzione delle Case di comunità, la riforma dell’Ecm e la sostenibilità futura del sistema sanitario, con un focus particolare sulla prevenzione e sulla nuova legge contro il melanoma.
“Abbiamo cambiato rotta” Secondo Ciocchetti, il primo dato politico da rivendicare è il cambio di direzione sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale. “Si è cambiato verso”, spiega, ricordando come “dopo tanti anni di definanziamento” il Fondo sanitario sia passato dai 122 miliardi dell’epoca Conte ai 125 miliardi del governo Draghi fino ai 143 miliardi previsti nel 2026. Un incremento, sottolinea, che ha consentito non solo il rinnovo dei contratti di lavoro fermi da anni, ma anche maggiori trasferimenti alle Regioni e l’avvio di un processo di riforma e riorganizzazione del sistema.
Il nodo della sanità territoriale e le Case di comunità
Al centro della strategia del governo c’è l’attuazione del DM77 e la costruzione della nuova rete territoriale. Una risposta che, nelle intenzioni, nasce anche dalla lezione lasciata dalla pandemia. “L’esperienza del Covid è stata molto rappresentativa”, osserva Ciocchetti, indicando nella carenza di collegamento tra ospedale e territorio una delle principali fragilità emerse durante l’emergenza.
Da qui il lavoro per mettere a terra gli investimenti del Pnrr e arrivare entro metà anno – o comunque entro agosto – alla realizzazione delle 1.038 Case di comunità previste. Accanto a queste, gli Ospedali di comunità dovrebbero contribuire a creare un sistema capace di “filtrare” la domanda di assistenza evitando il ricorso improprio ai pronto soccorso.
In questo quadro il ruolo della medicina generale resta decisivo. “Non dobbiamo fare guerra a nessuno”, chiarisce Ciocchetti, spiegando che l’obiettivo è costruire una soluzione condivisa con i medici di famiglia. La prospettiva delineata è quella di mantenere il rapporto diretto con il paziente attraverso gli studi professionali, ma al tempo stesso integrare i medici nelle nuove strutture territoriali insieme agli specialisti ambulatoriali, ai professionisti sanitari e al personale assunto ad hoc.
Su questo fronte, ricorda l’Onorevole, il Ministero della Salute ha programmato 600 milioni di euro per assumere medici e personale sanitario destinato specificamente alle Case di comunità. “Per noi la riorganizzazione passa per una forte presenza del Servizio sanitario nazionale sul territorio”, ribadisce.
Professioni sanitarie, attrattività del Ssne riforma Ecm
Tra i dossier parlamentari più rilevanti Ciocchetti cita la legge delega sulle professioni sanitarie, attualmente all’esame delle Camere insieme a quelle sulla farmaceutica e sulla riorganizzazione del territorio. L’obiettivo dichiarato è rendere nuovamente attrattivo il Servizio sanitario nazionale in una fase in cui, per diverse specializzazioni e professioni del comparto, cresce il fenomeno della fuga verso il privato o verso l’estero.
Il rinnovo contrattuale, secondo il deputato di Fratelli d’Italia, rappresenta solo una parte della risposta. Serve infatti intervenire anche sulle condizioni di lavoro e sull’organizzazione professionale. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la revisione del sistema Ecm.
“Dobbiamo superare il sistema attuale dell’ECM perché si è dimostrato che non funziona”, afferma Ciocchetti. La critica riguarda soprattutto una formazione percepita troppo spesso come “convegnistica” e poco realmente utile all’aggiornamento professionale continuo.
La riforma dovrebbe arrivare attraverso un decreto legislativo dedicato che punterà a riorganizzare completamente la formazione continua di medici e professionisti sanitari. Un ruolo centrale verrebbe affidato agli Ordini professionali, chiamati a gestire percorsi più strutturati e coerenti con l’evoluzione scientifica e tecnologica.
“Ogni giorno cambia qualcosa”, osserva Ciocchetti riferendosi all’impatto di ricerca, innovazione e nuove tecnologie sulla pratica clinica. Per questo, spiega, servirà una formazione “più forte” e soprattutto integrata con il lavoro quotidiano dei professionisti, superando la logica degli eventi episodici.
L’altra direttrice della riforma riguarda il superamento dell’eccessiva iperspecializzazione. “Abbiamo avuto troppo poco lavoro insieme”, sottolinea, indicando come molte patologie richiedano ormai risposte multiprofessionali e integrate. Una visione che si collega direttamente anche alla nuova organizzazione territoriale prevista dal DM77.
Farmaceutica, principi attivi e tensioni geopolitiche
Ampio spazio anche ai temi della farmaceutica e della sicurezza degli approvvigionamenti, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle ripercussioni sulle catene globali.
Ciocchetti rivendica la solidità del comparto italiano, definendo l’industria farmaceutica nazionale una delle più importanti d’Europa e ricordando che circa l’80% dei farmaci prodotti in Italia viene esportato. Ma il nodo strategico resta quello della dipendenza asiatica per i principi attivi.
“Questa è l’unica vera difficoltà che abbiamo”, ammette, spiegando che guerre, crisi internazionali e blocchi delle rotte commerciali possono mettere a rischio la continuità delle forniture. Per questo uno degli obiettivi della delega farmaceutica è incentivare il ritorno in Europa della produzione di principi attivi.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono anche le nuove politiche statunitensi sul settore farmaceutico e il rapporto tra prezzi dei farmaci e investimenti in ricerca. Una situazione che, secondo Ciocchetti, potrebbe avere ricadute sia sulle imprese americane presenti in Europa sia sulle aziende europee esportatrici verso gli Stati Uniti.
La risposta, insiste, deve necessariamente essere europea. Anche perché l’Italia è “protagonista” del settore e ha interesse diretto a preservare sia la capacità produttiva sia la disponibilità di farmaci per i cittadini. Proprio per questo il Ministero della Salute ha attivato, insieme ad Aifa, un tavolo di crisi permanente per monitorare quotidianamente eventuali criticità sugli approvvigionamenti.
Prevenzione e melanoma: “Serve una cultura della diagnosi precoce”
Ma è soprattutto sul terreno della prevenzione che Ciocchetti rivendica una battaglia politica e culturale. “Se vogliamo rendere sostenibile il Servizio sanitario nazionale dobbiamo investire di più in prevenzione”, afferma, ricordando che oggi circa l’80% della spesa sanitaria è assorbita dalle cronicità e dall’assistenza alla popolazione anziana. Da qui la richiesta di portare almeno al 10% la quota del Fondo sanitario destinata alla prevenzione e la proposta avanzata dal Ministero della Salute all’Europa di considerare queste spese come investimenti, fuori dal perimetro del debito, insieme ai farmaci innovativi.
Dentro questa strategia si colloca la legge sulla prevenzione del melanoma, tema su cui Ciocchetti si è speso personalmente anche grazie al lavoro delle associazioni nate attorno a storie di pazienti deceduti per una diagnosi tardiva. Il provvedimento, già approvato in prima lettura dalla Camera e successivamente modificato dal Senato, è stato infine votato ieri all’unanimità in sede legislativa dalla Commissione Affari sociali della Camera: “Sarà ora pubblicata in Gazzetta Ufficiale e diventerà finalmente legge dello Stato”.
“Il melanoma viene ancora sottovalutato, ma è un tumore che può portare anche al decesso”, avverte. Dopo tre anni di organizzazione del Melanoma Day, con Associazioni e società scientifiche, l’iniziativa si è trasformata in una legge che istituisce la Giornata nazionale della prevenzione del melanoma nel primo sabato di maggio.
L’obiettivo, però, non è solo simbolico, ricorda il vicepresidente. La norma punta, infatti, a costruire una rete capillare di screening gratuiti e attività di prevenzione diffuse sul territorio, vicino ai luoghi di vita delle persone e non concentrate esclusivamente negli ospedali. Inoltre, la legge, insiste sulla diffusione della cultura della prevenzione, con particolare attenzione ai comportamenti a rischio: esposizione indiscriminata al sole, lavoro all’aperto senza protezioni adeguate, utilizzo scorretto dei lettini solari e familiarità genetica.
Un ruolo fondamentale sarà affidato ancora una volta alla medicina di prossimità. “Il medico di medicina generale deve essere in grado di capire se una lesione è a rischio melanoma”, conclude Ciocchetti, sottolineando ancora una volta la necessità di rafforzare la formazione dei professionisti di primo contatto, anche nelle future Case di comunità.
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