I “Rottamatori” alla prova sanità. Il Big Bang di Renzi sforna le sue proposte

I “Rottamatori” alla prova sanità. Il Big Bang di Renzi sforna le sue proposte

I “Rottamatori” alla prova sanità. Il Big Bang di Renzi sforna le sue proposte
Si è chiusa ieri la convention promossa dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. E sono già sul web le 100 proposte per il cambiamento del Paese emerse dal dibattito. Sulla sanità sei idee. Tra queste: la chiusura degli ospedali pericolosi e l'abolizione del ruolo del medico di base.

Si è chiusa ieri sera a Firenze la convention promossa dal sindaco di Firenze ed esponente in crescita del Pd Matteo Renzi.
Big Bang il nome dato all’appuntamento che ha visto alternarsi interventi di politici, esperti, personaggi dello spettacolo e comuni elettori o iscritti al Pd per testimoniare la voglia di un’Italia diversa sotto il segno di una nuova sinistra.
E sinistra per Renzi vuol dire prima di tutto innovare. A partire dai vertici di partiti e istituzioni per i quali ci vorrebbe – dice ormai da tempo Renzi – una vera e propria “rottamazione”.
Ma al Big Bang questa volta son venute fuori soprattutto proposte. Sintetizzate in 100 punti di riforme e innovazioni nei diversi campi di intervento della vita sociale, economica e istituzionale del Paese emerse durante i lavori e messe su internet “per essere – si legge nel sito della convention – discusse, rielaborate e anche riviste completamente da chiunque abbia voglia di contribuire”.
E tra i 100 punti c’è anche la sanità, con sei proposte dettagliate e specifiche che, a dire il vero, appaiono alquanto distanti da quelle elaborate dal Pd nell’assemblea nazionale del partito lo scorso febbraio. Intendiamoci, non si tratta di ricette alternative al modello di sanità pubblica difeso da Bersani ma certamente c’è un taglio più diretto su alcune questioni, come quella dei medici di base e degli ospedali da chiudere, che mettono ancora una volta in evidenza alcune sensibilità diverse dei renziani rispetto alle sedi ufficiali di discussione dei democratici.
 
Ecco i sei punti sulla sanità tratti dalle 100 proposte per un “wiki-pd”:

Costi standard, subito
Immediata introduzione di un patto di stabilità interno non derogabile sui parametri dei costi standard. Lo scopo è quello di uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali.

Il medico di base va completamente ridefinito
Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base. Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di medicina generale.
 
In ospedale solo quando serve veramente
Far lavorare in rete gli ospedali per le terapie d’urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati. Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.
 
Chiudere ospedali con meno di 100 letti e quelli senza anestesia e rianimazione
Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia e rianimazione aperto 24 ore su 24. Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.
 
Diagnosi e terapie con percorsi “regionali”
Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale. Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetti ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie.
 
Stop alle esternalizzazioni facili e costose
Esternalizzare, ma non pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera esternalizzata dell’infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. Inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo strutturare e controllare l’iter formativo individuale.
 

31 Ottobre 2011

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