Il documento conclusivo della Conferenza nazionale sul Diabete
Un documento che fa richieste molto chiare, quello che emerge oggi dalla I Conferenza Nazionale sul Diabete che si è appena conclusa a Palazzo Giustiniani e che verrà presentato giovedì 10 novembre in Commissione Igiene e Sanità del Senato. L’idea che ne è alla base è che la strategia per trattare una pandemia di questo tipo, in costante crescita in Europa e in Italia, debba essere chiara, sostenuta a livello istituzionale e con un approccio strutturato e globale. E, come detto durante la conferenza, basato sulla centralità della persona.
Parola d’ordine del documento è infatti “empowerment”. Ovvero, come spiegato durante la conferenza da Marco Comaschi della Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute, “corresponsabilizzazione”. Il docente ha infatti commentato: “Non è più solo l’operatore sanitario che gestisce il paziente, ma lo stesso paziente che deve assumere correttamente la terapia”. Il problema del trattamento del diabete, infatti, è che la cura prevede un profondo cambiamento dello stile di vita del paziente. Anche perché, come più volte ripetuto durante la conferenza, la patologia va spesso di pari passo con una condizione di obesità lieve o severa, dunque la lotta all’una non può prescindere dalla lotta all’altra.
Per questo, secondo il documento, va anche migliorata la formazione delle persone con diabete all’autogestione e alla partecipazione al processo di cura, insieme alla comunicazione sui suoi diritti, sull’accesso all’assistenza sanitaria e sulle terapie innovative.
Da un punto di vista più istituzionale poi, le richieste sono altrettanto nette: il diabete deve essere inserito tra gli interventi prioritari del Ministero della Salute e delle Regioni, bisogna rendere più efficiente il quadro legislativo emanando linee guida per la legge 115/87 sulla prevenzione e la cura del diabete mellito, promuovere la formazione dei volontari.
E soprattutto, come ricordato durante la conferenza, rendere omogenea l’assistenza su tutto il territorio nazionale. Il Servizio sanitario nazionale, infatti, cambia molto da regione a regione, tanto che in alcune zone d’Italia – come alcune regioni del Meridione – la qualità della vita della persona con diabete è peggiore che altrove.
Per questo il documento propone un impegno coeso a livello nazionale e la nascita di una rete che renda più uniformi le attività dei singoli centri. Si legge nel documento: “Appare necessaria e non più rinviabile l’implementazione di un “network” tra i diversi erogatori di prestazioni sanitarie, trattandosi di una modalità organizzativa in grado di rispondere all’obiettivo prioritario di centrare l’assistenza sui bisogni complessi di salute della persona con diabete, allo scopo di promuovere la continuità assistenziale, di favorire l’integrazione fra gli operatori, di ridurre la variabilità clinica, di diffondere la medicina basata sulle prove e di utilizzare in modo congruo ed efficace le risorse erogate dal Servizio sanitario nazionale”.
L.B.
08 Novembre 2011
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