Sicurezza e autonomia professionale. L’Omceo Bari a fianco dei sindacati nella mobilitazione del 10 novembre

Sicurezza e autonomia professionale. L’Omceo Bari a fianco dei sindacati nella mobilitazione del 10 novembre

Sicurezza e autonomia professionale. L’Omceo Bari a fianco dei sindacati nella mobilitazione del 10 novembre
Nella provincia di Bari tutti i medici di guardia medica, in gran parte donne, denunciano di aver subito uno o più episodi di violenza. “È indegno di un paese civile che i medici per svolgere la propria attività di assistenza e cura a favore dei cittadini debbano pagarsi il personale che garantisca la loro sicurezza nella totale indifferenza delle Istituzioni”, afferma il presidente Omceo Filippo Anelli annunciando l’adesione dell’Ordine alla mobilitazione indetta a Bari dai sindacati medici.

La quasi totalità delle donne medico che prestano servizio di notte nelle sedi di guardia in Provincia di Bari si sentono insicure e tutte quelle che si trovano a lavorare da sole si fanno accompagnare da un parente o pagano addirittura un servizio di vigilanza privata perché vegli sulla loro sicurezza. Tutte coloro che svolgono la loro attività nella continuità assistenziale (guardia medica) confessano di aver subito uno o più episodi di violenza, spesso verbale e talora fisica, in molti casi non denunciati per sfiducia nelle istituzioni. È il quadro che emerge dalle voci delle donne medico raccolte dall’Osservatorio sulla sicurezza istituito dall’Ordine dei medici di Bari.

Una situazione a cui si cerca di far fronte con qualche forma di autoorganizzazione. “Amici, padri, madri, zii, amici si mobilitano e si organizzano spontaneamente per rendere un po’ più sicuro il posto di lavoro dei ‘medici della notte’, in gran parte donne, che lavorano isolate, in sedi esposte, prive dei requisiti di sicurezza. Le accompagnano nelle visite domiciliari anche in quartieri ‘difficili’ della città e le rassicurano con la loro presenza”, racconta l’Omceo di Bari.

Tra questi anche tante mamme, come l’anziana di 76 anni che per non lasciare sola la figlia ha deciso di starle accanto nelle notti di guardia. La minoranza di donne medico più fortunate, che lavorano in sedi di guardia con uno o più colleghi, si fanno comunque accompagnare durante le visite domiciliari dai medici di sesso maschile se presenti o da persone di fiducia.

Le dottoresse interpellate dall’Ordine raccontano dei problemi e delle difficoltà familiari, di come debbano spesso affidare i figli ai nonni o ai parenti, di come talora siano costrette a rinunciare ai turni di lavoro. E descrivono le loro tattiche di sopravvivenza quotidiana per far fronte all’ansia e alla paura in un contesto lavorativo che non garantisce alcun livello di sicurezza: c’è chi, quando esce in visita domiciliare, dà il numero di telefono alla guardia giurata (quando c’è) chiedendo la cortesia di chiamare per verificare che vada tutto bene, chi dà a parenti e amici l’indirizzo del paziente presso cui si reca, chi tiene sempre d’occhio le vie di fuga e ha l’accortezza di essere sempre più vicina alla porta rispetto al paziente che sta visitando. Tutte sono in constante contatto, tramite il telefonino, con parenti e amici reclutati per intervenire in caso di necessità.

Tutte le donne medico raccontano di sedi situate in strade isolate o in luoghi dove è difficile che qualcuno possa intervenire in caso di aggressione e dell’inesistenza di sistemi di sicurezza efficaci: telecamere montate ma non funzionanti, pulsanti “rossi” per la richiesta di intervento urgente delle forze dell’ordine mai effettivamente messi in funzione e collegati a Carabinieri e Polizia, videocitofoni non attivi, infissi per nulla efficaci ad evitare intrusioni. “In strutture come Valenzano una serie di cancellate più che tenere fuori gli eventuali intrusi sembrano progettate per impedire la fuga in caso di pericolo, mentre a Santo Spirito da 5 mesi le luci esterne sono spente e il cancello automatico è aperto. Decoro e pulizia sono requisiti oramai neanche più richiesti, a fronte delle gravi carenze in tema di sicurezza”, riferisce l’Omceo di Bari. Che evidenzia: “In questo contesto, fanno crescere la paura e il senso di insicurezza anche i molestatori seriali apparentemente ‘inoffensivi’, come il paziente che da anni si presenta a fine turno nelle diverse sedi di guardia medica della provincia di Bari lamentando dolori alla zona inguinale, per importunare donne medico in servizio da sole”.

“È indegno di un paese civile, qual è il nostro Paese, che i medici per svolgere la propria attività di assistenza e cura a favore dei cittadini debbano pagarsi il personale che garantisca la loro sicurezza nella totale indifferenza delle Istituzioni a cui compete per legge la tutela dei lavoratori” è il monito lanciato dal Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari Filippo Anelli. Che denuncia: “Dopo l’ultima grave aggressione ai danni di una giovane dottoressa nel comune di Statte nel tarantino, a marzo scorso, molti sono stati gli impegni assunti e le dichiarazioni di solidarietà rilasciate a favore dei medici. Ad oggi, però, nessuna determinazione è stata assunta ed i “medici della notte” continuano ad operare senza che la sicurezza sul lavoro sia garantita”. Lo scorso marzo l'Omceo di Bari aveva anche lanciato una campagna di comunicazione contro il fenomeno delle aggressioni ai medici.

Ed ora, anche per denunciare le gravissime carenze in tema di sicurezza e sollecitare il governo regionale a fornire con urgenza risposte adeguate, nel rispetto di quanto previsto dalla Legge, Venerdì 10 Novembre dalle ore 13 alle ore 17 l’intera classe medica, convocata da tutti i sindacati del mondo della dipendenza e dei convenzionati, scenderà in strada – in via Capruzzi davanti alla sede del Consiglio regionale della Puglia.

26 Ottobre 2017

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