Acufene. Fastidio ridotto con apparecchio personalizzato

Acufene. Fastidio ridotto con apparecchio personalizzato

Acufene. Fastidio ridotto con apparecchio personalizzato
Un apparecchio posizionato sull’orecchio durante il sonno è in grado di ridurre i disturbi legati all’acufene. E questo perché il dispositivo “allena” il cervello a non considerare il rumore fastidioso e continuo. Lo studio è stato pubblicato dall’American Journal of Audiology

(Reuters Health) – Un dispositivo da posizionare direttamente nell’orecchio durante il sonno, che riproduce fedelmente il ronzio tipico dell’acufene, allena il cervello a ignorare i suoni che infastidiscono chi soffre di questo disturbo. L’apparecchio, inoltre, sarebbe più efficace dei dispositivi da comodino. L’evidenza emerga da uno studio pubblicato dall’American Journal of Audiology e coordinato da Sarah Theodoroff, dell’Oregon Health and Science University.

Lo studio
Theodoroff e colleghi hanno preso in considerazione 60 pazienti con acufene dividendoli in tre gruppi. Ciascun gruppo doveva dormire con uno dei tre dispositivi per la terapia dell’acufene: un apparecchio personalizzato che riproduce suoni simili a quelli uditi dal paziente, un dispositivo – sempre da installare nell’orecchio – che consente ai pazienti di selezionare un suono preimpostato, oppure una macchina da posizionare sul comodino. Dopo tre mesi di trattamento, tutti e tre i gruppi di pazienti hanno riferito di essere meno disturbati dal ronzio nelle orecchie. Tuttavia, le persone che usavano il dispositivo personalizzato avrebbero percepito un maggior beneficio dalla terapia rispetto a coloro che usavano gli altri apparecchi.

“Con l’ascolto dello stesso suono mentre si dorme – ha sottolineato Theodoroff – il cervello imparerà a ignorare l’acufene”. Attraverso un software, le persone affette da acufene riescono a identificare il suono più vicino a quello che sentono e grazie all’apparecchio possono regolare il volume in base al volume degli acufeni.

I commenti
Un limite dello studio, in realtà, è rappresentato dall’assenza del gruppo di controllo. Inoltre, non sono stati confrontati altri interventi, come la terapia cognitivo-comportamentale o altri apparecchi acustici. Infine, non ci sarebbe un modo oggettivo per verificare che il volume dell’acufene si sia ridotto con la terapia, ecco perché i ricercatori si sarebbero concentrati sulle reazioni agli acufeni. “La cosa migliore per chi soffre di questi ronzii è vedere uno specialista”, sottolinea Jennifer Derebery, della Los Angeles David Geffen School of Medicine della California University.

Fonte: American Journal of Audiology

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Lisa Rapaport

22 Gennaio 2018

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