Forse il problema non è la riforma degli Ordini ma il Garante dell’Antitrust

Forse il problema non è la riforma degli Ordini ma il Garante dell’Antitrust

Forse il problema non è la riforma degli Ordini ma il Garante dell’Antitrust

Gentile Direttore,
ho avuto il piacere di leggere la relazione del Garante dell’antitrust, da voi pubblicata. Mi è sembrata pretestuosa la presa di posizione sulla legge Lorenzin e, in particolare, sulla modifica del sistema ordinistico. Senza dubbio si tratta di una legge non perfetta, con dei punti discutibili; tuttavia mi è sembrato privo di ogni fondamento, anzi forviante, annoverare gli aspetti innovativi introdotti dalla legge tra gli elementi di “netto arretramento − e in alcuni casi una vera e propria restaurazione” in termini di riduzione della concorrenzialità.
 
Francamente non comprendo il senso della presa di posizione. La legge serve a ridurre l’asimmetria informativa di cui sono vittime i cittadini, che prima della legge non avevano la possibilità di verificare le credenziali dei diversi professionisti e quindi erano vittime ignare degli abusivi. Pertanto quale concorrenza viene lesa? Quella dell’abuso? Non mi pare che questo rappresenti un difetto, anzi dovrebbe essere un pregio che il garante non ha assolutamente messo in evidenza.
 
Piuttosto il Garante sostiene che “… sotto il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del consumatore possono essere soddisfatte con la previsione di un apposito percorso formativo di livello universitario obbligatorio”. Mi sembra grave che il Garante proponga come misura alternativa da “prevedere” qualcosa che esiste da oltre vent’anni. Tutto questo vuol dire forse, (non trovo altra spiegazione e spero con tutto il cuore che ce ne sia un’altra) che il livello di conoscenza della normativa che regola la formazione delle professioni sanitarie, da parte del Garante, è ferma all’altro secolo. In caso contrario non avrebbe parlato di “previsione”, ma avrebbe detto “è sufficiente”..
 
Altro problema legato sempre a questa affermazione del Garante è il significato del messaggio dato. A titolo semplificativo, e’ come se egli stesse dicendo che per contrastare le contraffazioni prodotte in alcuni Paesi dell’Asia del “parmigiano reggiano” sia sufficiente fare una norma in cui si obblighi la produzione del “parmigiano reggiano” nell’area specifica del reggiano. Basterebbe, secondo Lei, questo per far scomparire magicamente le contraffazioni? Francamente, o io non ci arrivo oppure stiamo parlando di area fritta.
 
Inoltre non ho capito la critica all’istituto dell’equo compenso. Faccio fatica a pensare come vantaggio per l’utente, situazioni in cui professionisti sanitari erogano servizi impattanti sulla salute delle persone per pochi euro all’ora. E’ lampante che in tali condizioni la qualità delle cure non esista.
 
A mio avviso il Garante, avrebbe piuttosto dovuto pretendere che gli standard minimi fossero ridotti di un ulteriore 5 o 10%, in modo da invogliare la concorrenza senza uccidere la qualità. Quello sanitario deve rimanere un mercato protetto perché in gioco c’è la salute dei cittadini. Lo stesso sistema di accreditamento a contratto nel SSN si fonda su questo principio, e il Garante dovrebbe saperlo. Si tratta di una condizione di necessità per garantire le condizioni di base per la tutela della salute dei cittadini.
 
L’ultima critica, riguarda l’uso dei termini, perché “la forma è sostanza”. Chi ricopre un ruolo istituzionalmente importante, in nessun caso può usare un lessico personale, tipo “professioni sanitarie non mediche” (espressione in uso sempre nell’altro secolo ma oggi inappropriata) ma rifarsi alla termologia giuridica in vigore per classificare le professioni che esercitano attività sanitarie. Ancora una volta il Garante è venuto meno al suo ruolo.
 
Forse abbiamo un grosso problema nella persona del Garante.
 
Dott. Mag. Angelo Papa


Fisioterapista

17 Luglio 2018

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