Economia sociale, il quarto pilastro del welfare costituzionale

Economia sociale, il quarto pilastro del welfare costituzionale

Economia sociale, il quarto pilastro del welfare costituzionale

Gentile direttore, il Consiglio dei ministri ha finalmente avviato, il 2 luglio scorso, il percorso di attuazione italiana del Piano nazionale per l'economia sociale, dando seguito – sia pure con alcuni anni di ritardo – all'Action Plan for the Social Economy 

Gentile direttore,
il Consiglio dei ministri ha finalmente avviato, il 2 luglio scorso, il percorso di attuazione italiana del Piano nazionale per l’economia sociale, dando seguito – sia pure con alcuni anni di ritardo – all’Action Plan for the Social Economy approvato dall’Unione europea nel 2021 e alla successiva Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 2023.

Non si tratta di un semplice documento programmatico destinato al Terzo settore. La sua portata è assai più ampia, perché introduce un nuovo modo di concepire le politiche sociosanitarie e, più in generale, il rapporto tra economia, welfare e Costituzione.

Da decenni il dibattito ruota attorno al diritto alla salute, ai LEA, ai LEPS, al federalismo fiscale, al regionalismo e all’organizzazione dei servizi sociosanitari. Oggi si aggiunge un tassello destinato a modificare l’intero quadro interpretativo: l’economia sociale viene riconosciuta quale infrastruttura della Repubblica, capace di concorrere alla concreta realizzazione dei diritti costituzionali. Non più, dunque, un settore marginale o meramente solidaristico, ma una componente strutturale dello sviluppo economico e del welfare.

Nella medesima direzione si collocano il Piano assistenziale e il Piano sociale, che spostano il baricentro dalla semplice erogazione delle prestazioni alla presa in carico della persona, valorizzando il ruolo della comunità, della sussidiarietà e della programmazione integrata.

Non siamo, pertanto, di fronte a una questione esclusivamente fiscale o organizzativa, né a una riforma limitata al Terzo settore. Il tema è eminentemente costituzionale.

Gli articoli 2, 3, secondo comma, 32, 38, 41 e, soprattutto, 118, quarto comma, della Costituzione sembrano finalmente dialogare all’interno di un unico paradigma, nel quale solidarietà, salute, assistenza, utilità sociale e sussidiarietà orizzontale concorrono alla costruzione di un diverso modello di welfare.

Da qui nasce una domanda destinata a segnare il dibattito dei prossimi anni: l’economia sociale rappresenta il quarto pilastro del welfare costituzionale, accanto allo Stato, al mercato e alle autonomie territoriali?

Se la risposta, come sembra, dovesse essere positiva, cambierebbe profondamente il modo di leggere il sistema sociosanitario.

Non più tre ambiti separati – sanità, assistenza e volontariato – ma un unico ecosistema nel quale istituzioni pubbliche, privato sociale, cooperazione, mutualità e cittadinanza attiva concorrono alla realizzazione del bene comune.

Il cambiamento culturale sarebbe notevole. Il welfare cesserebbe di essere soltanto redistribuzione di risorse per diventare anche produzione di capacità collettive. L’economia sociale non sostituirebbe lo Stato, né privatizzerebbe i diritti; contribuirebbe piuttosto a renderli effettivi, ampliando la capacità della Repubblica di garantire la tutela delle persone.

Da questa prospettiva emergono tre paradigmi interpretativi.

Il primo è quello dell’economia sociale come nuova infrastruttura costituzionale del welfare.

Il secondo è il passaggio dal Terzo settore all’economia sociale, intesa come possibile quarto pilastro della Repubblica.

Il terzo, forse il più innovativo, consiste nel considerare il bene comune non più soltanto un valore costituzionale, ma una vera categoria giuridica dell’organizzazione sociosanitaria.

È proprio quest’ultima prospettiva a rappresentare la novità più significativa del Piano. Esso non si limita a richiamare il bene comune come obiettivo dell’azione pubblica, ma tende a trasformarlo in un principio organizzativo dell’intero sistema.

Nel modello tradizionale lo Stato garantisce i diritti, il mercato produce ricchezza e il Terzo settore interviene dove gli altri non arrivano. Nel nuovo paradigma, invece, il bene comune diventa il risultato dell’azione coordinata di soggetti pubblici e privati accomunati dalla medesima finalità sociale. L’economia sociale cessa così di svolgere una funzione meramente integrativa o sostitutiva e diventa parte stabile dell’architettura del sistema economico e del welfare.

Questa evoluzione conduce a una conseguenza di particolare rilievo: la Repubblica non coincide più con il solo apparato pubblico.

Ing. Iole Fantozzi
Direttore generale del Dipartimento del Welfare della Regione Calabria

06 Luglio 2026

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