Il disorientamento come segno di decadimento cognitivo: il deficit di memoria spaziale è ora associato all’invecchiamento patologico

Il disorientamento come segno di decadimento cognitivo: il deficit di memoria spaziale è ora associato all’invecchiamento patologico

Il disorientamento come segno di decadimento cognitivo: il deficit di memoria spaziale è ora associato all’invecchiamento patologico
Lo studio, coordinato dai Dipartimenti di Psicologia e di Neuroscienze umane della Sapienza e pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease, ha coinvolto 19 individui sani e 19 pazienti con diagnosi di Mild Cognitive Impairment (MCI). I risultati “suggeriscono che la memoria di posizioni all’interno dello spazio navigazionale possa essere un marker neuropsicologico utile per la diagnosi precoce dell’invecchiamento patologico”.

Un nuovo studio coordinato dai Dipartimenti di Psicologia e di Neuroscienze umane della Sapienza ha indagato, mediante test di navigazione spaziale, quali processi cognitivi legati alla capacità di orientarsi nell’ambiente sono precocemente coinvolti nell’invecchiamento patologico e in alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease. A darne notizia, un comunicato dell'Università della Sapienza di Roma.
 
"La difficoltà nella navigazione spaziale – spiega la nota -, cioè la capacità di orientarsi nell’ambiente, rappresenta spesso il primo sintomo dell'invecchiamento patologico e di alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer".
 
"Il team di ricerca coordinato da Cecilia Guariglia del Dipartimento di Psicologia e Carlo de Lena del Dipartimento di Neuroscienze umane – prosegue la nota – ha condotto uno studio trasversale, confrontando l’invecchiamento normale e patologico, con l’intento di indagare i processi neuropsicologici coinvolti nel decadimento cognitivo. Lo studio, realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Neuropsicologia dei disturbi visuo-spaziali e della navigazione della IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, ha coinvolto 19 individui sani e 19 pazienti con diagnosi di Mild Cognitive Impairment (MCI)".
 
"Per MCI si intende un 'decadimento cognitivo lieve' ovvero una condizione clinica caratterizzata da una difficoltà in uno o più domini cognitivi (quali ad esempio memoria, attenzione o linguaggio) in individui con conservata autonomia funzionale. Nello specifico caso studio – specifica la nota – 3 dei pazienti con diagnosi MCI mostravano solamente un deficit di memoria (Mild Cognitive Impairment singolo dominio, MCIsd) e 16 un deficit di memoria associato a deficit in altri domini cognitivi (Mild Cognitive Impairment multi dominio, MCImd)".
 
"Tutti i partecipanti hanno completato test di memoria di posizioni all’interno dello spazio peripersonale e navigazionale – spiega la nota -, rispettivamente lo spazio attorno al corpo raggiungibile con le mani e quello che a cui si arriva con il movimento, e test di navigazione nell’ambiente reale, in cui è stato chiesto loro di apprendere e rievocare un percorso e di riconoscere i punti di riferimento incontrati lungo il percorso tra distrattori".
 
“I risultati mostrano – sostiene Cecilia Guariglia – che gli MCI hanno prestazioni inferiori nell’apprendimento di posizioni nello spazio navigazionale; inoltre questi pazienti mostrano prestazioni deficitarie nell’apprendimento di percorsi nell’ambiente reale, sebbene il riconoscimento dei punti di riferimento sia ancora intatto”.
 
"I ricercatori hanno poi analizzato il caso singolo dei pazienti MCIsd (quelli che mostravano solamente un deficit di memoria) e hanno individuato, in 2 casi su 3, una dissociazione tra l’apprendimento di posizioni nello spazio peripersonale e in quello navigazionale: i pazienti dimostrano difficoltà nell’apprendimento di posizioni nello spazio navigazionale – prosegue la nota -, mentre si comportano in modo simile agli individui sani nello spazio peripersonale. Questa dissociazione tra le due categorie di apprendimento spaziale non era mai stata dimostrata nel caso dell’invecchiamento patologico".
 
“Lo studio – conclude Carlo de Lena – suggerisce quindi che la memoria di posizioni all’interno dello spazio navigazionale possa essere un marker neuropsicologico utile per la diagnosi precoce dell’invecchiamento patologico e per la pronta attivazione di trattamenti farmacologici”. 

02 Aprile 2019

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