Vent’anni al telefono e oggi ha un tumore. Tirelli: “Non trarre conclusioni da singolo caso”

Vent’anni al telefono e oggi ha un tumore. Tirelli: “Non trarre conclusioni da singolo caso”

Vent’anni al telefono e oggi ha un tumore. Tirelli: “Non trarre conclusioni da singolo caso”
Il caso in un uomo di 45 anni. Ci si torna a chiedere se l'uso del cellulare sia la causa del glioblastoma? La Procura ha aperto un fascicolo ma gli esperti invitano alla cautela: “I pareri scientifici sono contrastanti". Rimangono le precauzioni: usare il viva-voce, limitare l’uso per i bambini.

Si torna a parlare della possibile relazione tra l’uso del cellulare e l’insorgenza del tumore al cervello, il glioblastoma, una delle neoplasie che meno lascia scampo. La notizia ha già fatto il giro del web: un uomo, 45enne, ha trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita stando sette ore al giorno al cellulare, e oggi gli è stato diagnosticato un cancro al cervello. Il collegamento mentale si fa velocemente, tanto che il caso è stato segnalato alla Procura di Torino e il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo, per ora senza indagati, per accertare se ci sia relazione tra l’abitudine di usare il telefonino e la possibilità di sviluppare la malattia.
 
La preoccupazione non è affatto una novità, negli scorsi anni l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) aveva assunto posizioni contrastanti. Nel 2010 l’agenzia, che fa parte dell’Oms, aveva dichiarato che i cellulari si possano considerare potenzialmente cancerogeni. Appena un anno prima, la stessa agenzia aveva però divulgato la posizione opposta, ovvero che l’uso del telefono cellulare non risulta legato allo sviluppo di tumori cerebrali, visto che non si sono osservati incrementi di rischio in relazione alla durata dell’uso del cellulare, neppure tra gli utilizzatori a lungo termine (10 o più anni).
Fino ad oggi però comunità accademica e istituzioni non hanno voluto sbilanciarsi troppo, tanto che in un comunicato diffuso alla fine dello scorso anno dal Consiglio Superiore della Sanità si legge: “In linea con gli studi dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (Iarc) e in accordo con l’Istituto superiore di sanità il Css ha rilevato che non è stato finora dimostrato alcun rapporto di causalità tra l’esposizione a radio frequenze e le patologie tumorali. Le conoscenze scientifiche oggi non consentono di escludere l’esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare. Va quindi applicato, soprattutto per quanto riguarda i bambini, il principio di precauzione, che significa anche l’educazione ad un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità”.
 
Della stessa idea anche Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Tumori di Aviano. “Con riferimento al caso dell’autotrasportatore di Torino malato di tumore al cervello dopo l’uso prolungato del cellulare, su cui il procuratore di Torino ha aperto un fascicolo ipotizzando un’eventuale correlazione, va ricordato che non si possono trarre conclusioni su un singolo caso in quanto il glioblastoma, un tumore altamente maligno del cervello, si verifica anche in persone che non hanno usato mai o hanno usato poco il cellulare”, ha detto l’esperto. “Pertanto, non si possono trarre conclusioni da un singolo caso ma certamente bisogna tenere conto dei numerosi studi fatti negli ultimi dieci anni, non ultimo quello appena condotto in Danimarca sull’intera popolazione del paese in merito all’incidenza dei tumori e all’uso di cellulare, che ha escluso una correlazione in particolare per i tumori del cervello”.
Nel frattempo, la precauzione rimane quella già data dal Css: utilizzare il cellulare il meno possibile per lunghe conversazioni, e in tal caso usare l'auricolare o il viva-voce. Evitare di tenere il cellulare troppo vicino alla testa quando si dorme. Ma soprattutto limitare al massimo l’uso per i bambini. “Considerando che i telefonini sono presenti da solo 25 anni sul mercato e che non si può prevedere cosa succederà dopo 50 anni di esposizione – ha concluso Tirelli – è meglio attenersi alle regole consigliate dalla Iarc ed attuare una politica di precauzione, ovvero limitare l'uso del telefonino ai ragazzi e proibirlo ai bambini perché hanno strutture ossee e cervello in crescita, pertanto sono più sensibili. Sarebbe anche auspicabile per gli adulti l'uso dell'auricolare nell'attesa di ulteriori studi”. 
 
Laura Berardi

19 Marzo 2012

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