Cassazione. Anche i detenuti del 41 bis potranno uscire dal carcere se affetti da grave infermità psichica

Cassazione. Anche i detenuti del 41 bis potranno uscire dal carcere se affetti da grave infermità psichica

Cassazione. Anche i detenuti del 41 bis potranno uscire dal carcere se affetti da grave infermità psichica
La Cassazione richiama la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito la possibilità di curarsi al di fuori del carcere per i detenuti con grave infermità psichica sopravvenuta, anche se la pena supera i 4 anni. Cozza: “Per attuazione auspicabile condivisione delle scelte tra magistrati e Dipartimenti di salute mentale”

Anche al detenuto sottoposto al regime differenziato di cui all'art. 41bis dell'Ordinamento Penitenziario, nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta, deve poter essere applicato l'istituto della detenzione domiciliare umanitaria o in deroga.
 
E' quanto previsto dalla sentenza del 5 luglio 2019 n. 29488 della Corte Suprema di Cassazione sezione prima penale, per una persona ristretta dal 2008 con fine pena nel 2033.
 
La Cassazione, in particolare, richiama a sostegno della sua decisione, la recente sentenza della Corte Costituzionale 99/2019 che ha stabilito la possibilità di curarsi al di fuori del carcere per i detenuti con grave infermità psichica sopravvenuta, anche se la pena supera i 4 anni.
 
Il Giudice dovrà valutare caso per caso le modalità più adeguate della detenzione, che non è da individuarsi necessariamente nell'abitazione, ma anche, ad esempio, in un luogo pubblico di assistenza o accoglienza.
 
Dovrà comunque prendere in considerazione sia la tutela della salute sia le esigenze di sicurezza collettiva.
 
"Si tratta di una decisione" – sottolinea a QS Massimo Cozza, psichiatra, direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2 – "conseguente all'attuazione del giusto principio del diritto alla salute non solo fisica ma anche psichica delle persone ristrette negli Istituti penitenziari."
 
"I percorsi attuativi" – ha aggiunto – "dovrebbero essere condivisi dalla Magistratura con i Dipartimenti di Salute Mentale, tenendo sempre presente che la responsabilità della psichiatria è di attuare i possibili trattamenti terapeutici riabilitativi a fronte di diagnosi appropriate. La stessa sentenza della Corte Costituzionale richiamata dalla Cassazione ha infatti sancito in virtù delle riforme legislative, “un cambiamento di paradigma culturale e scientifico nel trattamento della salute mentale, che può riassumersi nel passaggio dalla mera custodia alla terapia”.

15 Settembre 2019

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