Camici grigi.  Fismu chiede un tavolo “per risolvere imbuto formativo e precariato”

Camici grigi.  Fismu chiede un tavolo “per risolvere imbuto formativo e precariato”

Camici grigi.  Fismu chiede un tavolo “per risolvere imbuto formativo e precariato”
La richiesta ai ministri a Speranza e Fioramonti: “Dal nuovo governo, dai nuovi ministri ci aspettiamo discontinuità chiediamo un tavolo interministeriale urgente, affinché si vari una riforma strutturale, che risolva il problema definitivamente e impedisca la formazione di questo assurdo imbuto formativo, dando a tutti i medici in attesa di formazione la possibilità di completare il loro percorso professionale”

Il Coordinatore dei Precari della Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu, Dario Calì, che nel luglio scorso ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esponendo le ragioni e le difficoltà dei medici più giovani, relegati nel precariato, si rivolge oggi, ai nuovi ministri della Salute,Roberto Speranza, e dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, chiedendo un tavolo urgente interministeriale per affrontare un problema, che viene da lontano, e che si acuisce anno dopo anno e che colpisce già oltre diecimila medici. “Un numero destinato a crescere – denuncia Calì – perché sono diverse generazioni schiacciate dall’errata programmazione centrale, e regionale, sia dell’accesso alle scuole di specializzazione e di medicina generale, sia del fabbisogno dei camici bianchi, e, quindi, dal cosiddetto imbuto formativo. Serve una soluzione immediata”.
 
Dario Calì, medico giovane, precario, contesta chi parla in tono dispregiativo di “una sanatoria”, e critica quei, “sindacati, che soffiano sul fuoco del vecchio e cinico schema della guerra tra ‘poveri’”.
 
“È bene ricordare – spiega Calì – che per arrivare alla laurea migliaia di giovani sono già stati selezionati da un concorso a numero chiuso per la facoltà di medicina, hanno superato oltre 40 esami del corso di studi, elaborato la tesi finale e sostenuto l’esame di abilitazione. Questi medici meritano e hanno, quindi, il diritto di completare tutti il loro percorso formativo. Ma fino ad ora non è stato così, ed è gravissimo”. 
 
“Ma al danno si aggiunge anche la beffa – continua – perché la laurea in medicina è l’unico titolo che non garantisce la possibilità di accedere ai concorsi pubblici e di lavorare anche in convenzione col Ssn, ma una volta nel limbo, non si è più camici bianchi, ma già grigi, infatti le Aziende sanitaria si avvalgono di questi medici per tappare i buchi delle enormi carenze di personale: con incarichi semestrali e con assunzioni a partita iva. In tutti i settori, pronto soccorso, medicina generale, guardie mediche…”.
 
“Dal nuovo governo, dai nuovi ministri ci aspettiamo discontinuità – propone Dario Calì – chiediamo un tavolo interministeriale urgente, affinché si vari una riforma strutturale, che risolva il problema definitivamente e impedisca la formazione di questo assurdo imbuto formativo, dando a tutti i medici in attesa di formazione la possibilità di completare il loro percorso professionale. La normativa europea lo consente già con il riconoscimento di percorsi alternativi alla specializzazione universitaria, che in Italia sono, purtroppo, monopolio delle scuole di specializzazione. Stesso discorso per la formazione in medicina generale appannaggio degli ordini e dei sindacati. È  giusto che la formazione sul campo sia riconosciuta e che anche gli ospedali e il territorio siano luoghi adatti alla formazione specialistica, come già avviene in tutta Europa”.
 
“Infine – sottolinea – è evidente che non sono i camici grigi, i precari, i beneficiari di questo auspicato provvedimento, ma lo Stato stesso che non è stato capace di garantire la corretta e completa formazione di medici, perdendo così milioni di euro spesi per la preparazione di migliaia di professionisti”.
“Il nostro appello, già rivolto al presidente della Repubblica, come garante della Costituzione – conclude – è finalizzato a sanare una ingiustizia, una evidente e reiterata violazione di due diritti fondamentali, come quello allo studio e al lavoro”.

20 Settembre 2019

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