Il dramma della sanità calabrese e la reazione che non c’è

Il dramma della sanità calabrese e la reazione che non c’è

Il dramma della sanità calabrese e la reazione che non c’è
Sono in tanti a leggere gli accaduti ma in pochi a reagire, forse perché ignari dei pericoli sottintesi che, di qui a poco, rischiano di tradursi in veri e propri drammi. Drammi per le persone lasciate senza assistenza, danni irreparabili al ceto dei fornitori, danni patiti dagli erogatori privati convenzionati e accreditato/contrattualizzati, danni infine alla generazione del Pil regionale.

Gli effetti nefasti del decreto Grillo, convertito nella legge 60/2019, perseverano e mettono sempre più in ginocchio la Calabria. Anzi accelerano e intensificano la produzione dei danni alla collettività, andando persino ad intaccare e mettere in pericolo l'esistenza degli operatori economici interagenti con il sistema sanitario.
 
Una Calabria a brandelli
Dopo il dissesto dichiarato dell'Asp di Reggio Calabria – infangata nel marzo 2019 da un intervenuto scioglimento per infiltrazione e di condizionamento mafioso ex art. 143 Tuel, così come accaduto nel corrente mese anche per l'Asp di Catanzaro –  è verosimilmente prossima la formalizzazione di quello dell'Asp di Cosenza. Una delle aziende sanitarie più grandi del Paese che assiste oltre 700 mila persone distribuite in 150 Comuni, la maggiore parte dei quali abbandonati a loro stessi da una assenza totale di assistenza territoriale.
 
Quanto alle altre due Asp (Crotone e Vibo Valentia) sono in tanti a ritenerle di qui a poco destinatarie dei medesimi provvedimenti di dissesto, da perfezionare a mente dell'art. 5 della legge 60/2019. Quei provvedimenti presi improvvidamente in prestito dal testo unico degli enti locali che hanno suscitato non poche perplessità sulla legittimità del ricorso a siffatto istituto, per mera estensione dello stesso ad aziende sanitarie, in quanto tali dotate di autonomia imprenditoriale, dei cui esiti di bilancio risponde la Regione di riferimento con proprie risorse.
 
I gravi pericoli
Al riguardo, sono in tanti a leggere gli accaduti ma in pochi a reagire, forse perché ignari dei pericoli sottintesi che, di qui a poco, rischiano di tradursi in veri e propri drammi. Drammi per le persone lasciate senza assistenza, danni irreparabili al ceto dei fornitori, danni patiti dagli erogatori privati convenzionati e accreditato/contrattualizzati, danni infine alla generazione del Pil regionale. Conseguentemente, danni ingenti al sistema assistenziale territoriale che rischia di essere spogliato di quelle certezze salutari assicurate dai presidi fissi che convivono da tempi immemorabili con le famiglie disseminate nelle periferie.
 
Le conseguenze inevitabili
E già, perché le conseguenze della dichiarazione di dissesto saranno gravi e pericolose per l'assistenza sanitaria, già ai minimi termini in Calabria anche per gli effetti distorsivi del decreto Grillo. Ivi si rischia, invero, di rendere inattive le forniture industriali dei farmaci a dispensazione per conto (DPC) ), ovverosia di quelle specialità medicinali, spesso salvavita, acquistate direttamente dalle Asp e distribuite attraverso le farmacie presenti sul territorio.
 
Ciò a causa del congelamento della debitoria pregressa con differimenti dei pagamenti oltre misura e condizionati alla accensione dei relativi mutui, il cui ammortamento rimarrà a carico dell'economia aziendale futura, salvo trattative a saldo e stralcio tendenti a concretizzare sensibili risparmi. Non solo. Il dissesto andrà a provocare effetti deflagranti nei rapporti in essere con le strutture convenzionate, per esempio le farmacie, e quelle accreditate/contrattualizzate, del tipo i laboratori di analisi chimico-cliniche, i gabinetti di diagnostica per immagini e le case di cura private nonché per le strutture di ricovero operanti nel settore socio-sanitario e socio-assistenziale. Ciò in quanto, il congelamento dei loro crediti pregressi alla dichiarazione del dissesto metteranno in crisi la loro esistenza aziendale con ricorso al credito bancario, non sempre possibile, produttivo di interessi e spese non facilmente sopportabili dai margini aziendali progressivamente ridotti.
 
Un rischio ulteriore e un impegno improbo
A tutto questo aggiungasi, oltre ai danni – diretti e indotti – determinati dal «decreto Grillo», la debolezza del bilancio regionale, gravato da crediti inesigibili per diverse centinaia di milioni di euro, che comporterà non poche difficoltà nel garantire persino la puntuale onorabilità degli stipendi del personale dipendente. Un problema del quale di certo il Magistrato contabile terrà conto in sede di esame della relativa parifica.
 
Un problema serio cui dovrà offrire soluzione il prossimo Governatore.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

23 Settembre 2019

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